Guerra /

Un primo passo importante verso la fine del conflitto nel Donbass ha avuto luogo, ieri, nel villaggio di Zolote. Questo centro urbano si trova nell’oblast di Donetsk, lungo la linea del fronte che separa l’esercito di Kiev ed i ribelli separatisti ed entrambi gli schieramenti hanno iniziato a ritirarsi dalle proprie posizioni lungo la linea di contatto in loco. Questo sviluppo va ad inserirsi nell’implementazione dell’accordo, raggiunto all’inizio di ottobre da Kiev, Mosca ed i ribelli, che dovrebbe portare allo svolgimento di elezioni locali libere a Donetsk e Lugansk ed alla loro reintegrazione nell’Ucraina. Il ritiro delle truppe governative non è stato facilitato dai veterani di guerra ucraini, che si sono scontrati con la polizia nazionale nel tentativo di impedire l’arretramento dell’esercito.

Colloqui decisivi

Il ritiro reciproco da Zolote dovrà essere seguito, nei prossimi giorni, dal ripiegamento dal villaggio di Petrivske e qualora tutto vada secondo i piani potranno avere luogo, nel mese di novembre, i colloqui diretti tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, mediati da Francia e Germania, per cercare di trovare un’intesa permanente che riporti la pace nell’Ucraina orientale. I ripiegamenti, l’implementazione del cessate il fuoco e lo svolgimento delle consultazioni sono e saranno monitorati dagli ispettori dell’Osce, che dovranno vigilare sul rispetto dei parametri concordati tra le parti.

Malgrado gli sviluppi positivi, che sembrano indicare come la fine delle ostilità possa essere vicina, il lungo percorso verso la pace sembra destinato ad incontrare diversi ostacoli, non sempre di facile soluzione. I partiti nazionalisti ucraini ed i settori più radicali della popolazione del Paese sono fortemente ostili ad una conclusione negoziata della guerra, che ha provocato in cinque anni la morte di oltre tredicimila persone e danni materiali gravissimi e cercheranno in ogni modo di ostacolare gli sforzi della presidenza in tal senso. Bisognerà poi vedere se le milizie separatiste, pur pressate da Mosca, accetteranno in futuro di smobilitare e di cessare di esistere come forza combattente, rinunciando così alla propria base di influenza, costruita nel corso di cinque anni di guerra.

Le prospettive

Volodymyr Zelensky sembra voler rispettare l’intenzione espressa, in campagna elettorale, di pacificare il Donbass, consentendo in questo modo al Paese di voltare pagina dopo cinque anni instabilità, scontri e sofferenze. Il suo predecessore Petro Poroshenko, invece, aveva assunto un approccio più aggressivo nei confronti di Mosca e dei separatisti non riuscendo però a sbloccare la situazione e favorendo invece lo sviluppo di un clima di tensione nella nazione ed un netto peggioramento delle relazioni con la Federazione Russa. Qualora Zelensky, ex attore e neofita della politica, riesca nelle sue intenzioni potrà probabilmente godere di un grande credito elettorale anche negli anni a venire. Appare probabile che anche il Cremlino possa essersi convinto della necessità di una risoluzione negoziata del conflitto, anche perché i separatisti non hanno le capacità militari per sconfiggere l’esercito ucraino e la nascita di entità statali negli oblast di Donetsk e Lugansk, prive del riconoscimento della comunità internazionale, potrebbe causare qualche imbarazzo, nel lungo termine, alla Federazione russa. Mosca potrebbe ambire, in futuro, a ricucire i rapporti con Kiev per potenziare la propria influenza strategica in Ucraina, una nazione chiave nello spazio post-sovietico. Nato ed Unione europea dovranno essere particolarmente abili a seguire tutti gli sviluppi processo di pace e la normalizzazione che seguirà per cercare di mantenere l’Ucraina nella propria orbita e per conservare le proprie posizioni a Kiev.