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Una nuova testimonianza getta luce sull’infelice interruzione dei negoziati di pace tra Russia e Ucraina nella primavera del 2022, quando una tregua sembrava ormai a portata di mano. Jean-Daniel Ruch, allora ambasciatore svizzero in Turchia, ha confermato che Stati Uniti e Regno Unito, con un ruolo centrale del governo conservatore di Boris Johnson, avrebbero sabotato i colloqui di Istanbul, motivati dall’intento di “indebolire la Russia”.

Secondo Ruch, e come già riportato da fonti diplomatiche, a marzo 2022, a sei settimane dall’inizio della guerra, le parti erano vicine a un accordo. L’Ucraina era pronta a rinunciare a unirsi alla NATO, mantenendo la sua neutralità in cambio della conservazione della maggior parte del suo territorio, eccezion fatta per la Crimea. I negoziati erano sostenuti dal Primo Ministro israeliano Naftali Bennett e dal Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

Ma, come dichiarato dall’ex ambasciatore, “gli americani con i loro alleati britannici hanno tolto la spina ai negoziati”, ritenendo che fosse “troppo presto per concludere la guerra”. La decisione, definita “profondamente immorale” da Ruch, ha avuto conseguenze devastanti: “Era chiaro che la continuazione del conflitto avrebbe portato a un’escalation con un numero di morti che sarebbe salito almeno a decine, se non centinaia di migliaia”.

Le testimonianze che confermano il ruolo di Usa e Regno Unito

Il 9 aprile 2022, Boris Johnson si recò a Kiev in visita non programmata. Secondo diverse fonti, l’allora Primo Ministro britannico avrebbe esortato il Presidente Zelensky a non accettare compromessi con Mosca. La visita è stata vista come un intervento diretto per bloccare qualsiasi possibilità di accordo, rafforzando la linea dura contro la Russia. Nel recente passato, altri esperti e diplomatici hanno confermato il ruolo centrale di “BoJo” nell’interruzione dei colloqui tra Russia e Ucraina. Tra questi vi sono Michael von der Schulenburg, l’ex Segretario Generale Aggiunto delle Nazioni Unite, il quale ha ribadito che un accordo era imminente e che il fallimento dei colloqui è stato orchestrato per ragioni geopolitiche oltre a Hajo Funke, professore emerito di scienze politiche alla Freie Universität di Berlino, che ha dettagliato come la pressione occidentale abbia giocato un ruolo cruciale nell’interruzione delle trattative. A confermare questa tesi anche Harald Kujat, ex comandante delle Forze Armate Tedesche e della NATO, ha sottolineato che l’abbandono dei negoziati ha rappresentato un disastro per la sicurezza europea e un tradimento verso l’Ucraina.

C’è inoltre la testimonianza dell’ambasciatore Oleksandr Chalyi, che durante un evento pubblico a Ginevra, in Svizzera, ha ricordato quanto Kiev e Mosca fossero “vicini” a porre fine “alla nostra guerra con una soluzione pacifica”. Putin, ha sottolineato, “ha cercato di fare tutto il possibile per concludere un accordo con l’Ucraina” e “voleva davvero raggiungere una soluzione pacifica”. E a Istanbul le due parti “sono riuscite a trovare un vero compromesso”

Come ha raccontato Davyd Arakhamiia, uno dei principali consiglieri del leader ucraino, “dopo il nostro ritorno da Istanbul, Boris Johnson visitò Kiev e ci disse che non avremmo dovuto firmare nulla con i russi e continuare a combattere”. Durante la sua visita in Ucraina, Johnson affermò: “Putin è un criminale di guerra, va messo sotto pressione”, e tre giorni dopo che l’allora premier britannico lasciò Kiev, Putin dichiarò pubblicamente che i colloqui con l’Ucraina erano improvvisamente finiti “in un vicolo cieco”. Qualcosa era evidentemente accaduto, come peraltro confermato anche da fonti governative.

Le parole dell’ex ministro israeliano

Come se non bastasse anche l’ex Primo Ministro israeliano Naftali Bennett ha rivelato, in un’intervista pubblicata sul suo canale YouTube, che gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali hanno “bloccato” i suoi tentativi di mediazione tra Russia e Ucraina nelle prime fasi del conflitto. Il 5 marzo 2022, Bennett si recò in Russia per incontrare il Presidente Vladimir Putin. Nell’intervista ha descritto gli sforzi di mediazione che ha condotto tra Putin e il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sottolineando come tali iniziative fossero coordinate con Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito. Secondo Bennett, entrambe le parti avevano accettato concessioni significative. Da parte russa, fu eliminata la richiesta di “denazificazione” come condizione per un cessate il fuoco, definita da Bennett come la rimozione di Zelensky dal potere. Durante l’incontro a Mosca, Putin avrebbe inoltre garantito a Bennett che non avrebbe tentato di assassinare Zelensky.

Il mancato accordo

Il 29 marzo 2022, durante un incontro a Istanbul, Ucraina e Russia sembrarono vicine a un accordo di pace, culminato in un comunicato congiunto. La bozza dell’accordo, visionata da Foreign Affairs, prevedeva un’Ucraina “neutrale e non nucleare”, impegnata a rinunciare ad alleanze militari e alla presenza di basi o truppe straniere sul suo territorio.

Tra i garanti della sicurezza ucraina erano inclusi i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (compresa la Russia), insieme a Canada, Germania, Israele, Italia, Polonia e Turchia. I garanti avrebbero fornito assistenza in caso di attacco contro l’Ucraina, includendo misure come l’imposizione di una no-fly zone e interventi diretti sul terreno. L’accordo prevedeva anche il sostegno diplomatico all’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. Tuttavia, nonostante questi progressi, l’intesa non si concretizzò. Oggi, grazie all’ennesima testimonianza, sappiamo il perché.

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