Una nuova strategia di combattimento in vista di un possibile conflitto a fuoco in alta quota, apparentemente ispirata a quella attuata dalle forze armate statunitensi. Gli ultimi movimenti effettuati da Pechino nei pressi dello stretto di Taiwan, e al largo del Mar Cinese Meridionale, lasciano presupporre che la Cina starebbe oliando una nuova tattica militare, pronta a ogni ipotetica evenienza. Gli analisti hanno osservato sempre più spesso la maggiore presenza di velivoli di preallarme e adibiti alla guerra elettronica, schierati in tandem con uno o più cacciabombardieri.

In particolare, le recenti sortite dell’aeronautica dell’Esercito Popolare di Liberazione al largo della provincia ribelle sembrano attribuire un ruolo chiave al cacciabombardiere J-16, supportato da altri aerei di preallarme. Scendendo nel dettaglio, ha sottolineato il South China Morning Post citando vari analisti, è andata in scena una combinazione tra la presenza del sistema di allerta e controllo aereo KJ-500 (Awacs) e diverse generazioni di caccia da combattimento, in concomitanza con il suddetto J-16 multiruolo.

Mentre gli Stati Uniti muovono le proprie pedine via mare – emblematico il molteplice e recente passaggio via mare di navi americane dal caldissimo stretto di Taiwan – la Cina sembra voler rispondere attingendo alle capacità combinate della sua aeronautica.

Combo aerea

Abbiamo parlato di “combo“, e il motivo dell’utilizzo di un simile termine è semplice. La Cina sta impiegando aerei “minori”, e spesso di seconda generazione, accanto ad aerei da guerra più moderni. La lista dei velivoli impiegati è risulta comunque piuttosto lunga, visto che comprende gli aerei antisommergibile Y-8, i caccia J-11, J-10 e J-7, oltre ai bombardieri H-6. A detta di Lu Li-shih, un ex insegnante dell’Accademia navale taiwanese a Kaohsiung, l’esercito cinese starebbe attuando una nuova tattica di funzionalità cooperativa e di coinvolgimento, capace di condividere le informazioni raccolte tra piattaforme di combattimento tra loro diverse, ognuna delle quali dotata di un ruolo altrettanto differente in caso di scontro.

Per cercare di capire meglio in che cosa consiste questa tattica, è utile fare un esempio. I KJ-500 potrebbero tranquillamente localizzare i bersagli ostili, per poi condividere i dati con i J-16, così da consentire a questi ultimi di colpire i nemici. Le incursioni effettuate dai KJ-500, dai J-15 e altri aerei intorno a Taiwan, lasciano presupporre che la Cina abbia in Taipei il suo obiettivo chiave. Eppure, se affinata a dovere, una strategia simile rischia di mettere a nudo la tecnica difensiva varata da Washington nella regione indo-pacifica. Ecco perché gli Stati Uniti dovrebbero spingere al massimo per migliorare le capacità di guerra digitale dei taiwanesi e le operazioni sullo spettro elettromagnetico.

Accerchiamento e raccolta dati

A ben vedere, il J-16 è un mezzo progettato appositamente per consentire alla Cina di sferrare un assalto a Taiwan. Pechino potrebbe tuttavia utilizzare questi velivoli in combinazione con altri mezzi, tra cui il caccia stealth J-20 e il jet da combattimento leggero J-10C. Al di là di sigle e nomi, la strategia di Pechino potrebbe essere riassunta in due step quasi complementari: da una parte la raccolta dati, utile per capire quali bersagli colpire e in che modo lanciare gli attacchi; dall’altra l’assalto vero e proprio, guidato dalla precedente raccolta informativa.

Per affinare meglio una strategia del genere, la Cina avrebbe perfino trasformato migliaia di caccia di seconda generazione dismessi, compresi i J-7, in veicoli aerei senza equipaggio (UAV). Per quale motivo? Mappare al meglio i bersagli da colpire per stroncare sul nascere la resistenza da parte di Taipei. Anche se al momento un conflitto a fuoco in nome di Taiwan non conviene a nessuno, Cina in primis, Pechino sta dimostrando un notevole miglioramento militare. Tanto nei mezzi quanto nelle strategie.