La geopolitica della corsa allo spazio
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Il Pentagono ha silenziosamente aumentato i poteri del Cyber Command – la divisione militare creata per la guerra cibernetica – con l’obiettivo di consentirgli un approccio più aggressivo e permettergli di condurre operazioni di carattere offensivo: opzione che denota una nuova strategia di Washington.

“Il dominio cyber definirà il prossimo secolo di guerra” ha asserito la portavoce del Pentagono Dana W. White, e questo rende un cambio di passo necessario. Secondo quanto riportato dal New York Times, questo cambio di strategia potrebbe provocare una escalation nello scontro con altre potenze rivali attive nel campo di battaglia cibernetico; dove divisioni speciali simili all’omologo statunitense, e gruppi di hacker mercenari assoldati all’occorrenza, si scontrano in segreto da almeno un decennio.

Fino ad oggi il Cyber Command svolgeva un ruolo prevalentemente difensivo, incentrato sul contrastare gli attacchi lanciati dalle cyber divisioni avversarie che tentavano di forzare i terminali governativi per violarne le reti. Le uniche occasioni nelle quali si erano riscontrare operazioni di carattere offensivo, si sono registrate contro la componente “social” dell’Isis: oscurandone i canali divulgativi attivi nel reclutare, promuovere, radicalizzare e istruire possibili futuri terroristi. Nei mesi scorsi però, il Pentagono ha “elevato lo status del Cyber Command” rendendolo un comando unificato di combattimento, e portandolo ad essere una delle dieci strutture militari autorizzate a condurre missioni all’estero. Questo avrebbe aperto, secondo quando riportato da fonti riservate consultate dal New York Times, ad cyber attacchi quotidiani lanciati nei confronti di reti straniere: con l’obiettivo di eliminare preventivamente possibili minacce cybernetiche e disabilitare “cyberweap” ( armi cibernetiche n.d.r) prima che possano essere impiegate contro gli Stati Uniti e i suoi alleati.  Questa strategia offensiva/preventiva potrebbe innescare il rischio di una escalation se si pensa agli avversari che hanno mosso importanti passi del teatro della guerra cibernetica:  Russia, Cina e Corea del Nord. A queste potenze sono state additare diverse operazioni di guerra cibernetica negli ultimi anni, quali il furto di criptovalute, infiltrazione e divulgazioni di fake news, e lancio di malware per infettare stabilimenti industriali e terminali contenenti informazioni sensibili o addirittura classificate.

“Non è chiaro con quanta cura l’amministrazione abbia valutato i vari rischi coinvolti se il piano è stato attuato in operazioni classificate.” ha riportato la testata statunitense entrata in contatto con le fonti dell’Intelligente; e non si può ipotizzare lo scenario che la nuova strategia incentrata su attività di “short of war costanti e dirompenti” condotte nelle reti informatiche rivali potrebbe portare. 

Il Cyber Command Usa

Fondato nel 2009, l’U.S. Cyber ​​Command degli Stati Uniti è sempre stato alle dipendenze dell’U.S. Strategic Command Comando strategico degli Stati Uniti. Con 19.000 uomini all’attivo, tra personale militare e civile, è suddiviso in diverse brigate e ha il suo Headquartiers presso Fort Belvoir in Virginia: dove opera il 1st Information Operations Command. Prima dell’unificazione il Dipartimento della Difesa divulgò l’informazione secondo la quale il Comando dell’Indo-pacifico, il Comando europeo, il Comando spaziale e il Comando congiunto delle operazioni speciali possedevano 133 “team di cyber-missione” già combattenti. 

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