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“Gli Stati Uniti sono una nazione marittima. La nostra sicurezza e prosperità dipendono dai mari. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno costruito, guidato e promosso un sistema internazionale basato su regole attraverso impegni condivisi con i nostri alleati e partner. Lo schieramento di forze avanzato della Marina degli Stati Uniti, del Corpo dei Marines e della Guardia Costiera, note collettivamente come Servizio Navale, hanno garantito la sicurezza di questo sistema. L’accesso libero e aperto agli oceani del mondo ha favorito un’era straordinaria di ricchezza e pace per molte nazioni. Quel sistema è ora a rischio”.

Esordisce così il rapporto pubblicato mercoledì 16 dicembre a firma del capo delle operazioni navali e dei comandanti del Corpo dei Marines e della Guardia Costiera che modifica la strategia marittima dei tre servizi navali. “Advantage at Sea; Prevailing with Integrated All-Domain Naval Power” è il primo nel suo genere sin dal 2015 e stabilisce cosa devono fare per essere pronti ad affrontare la Cina, non in un ipotetico scenario futuro, ma nella competizione quotidiana che si svolge ora sui mari.

Il documento rileva che i tre servizi navali devono lavorare insieme per prepararsi a una guerra di alto livello con la Cina, ma, altrettanto importante, hanno bisogno di una strategia e di strumenti adeguati per contrastare la concorrenza quotidiana, a volte chiamata “zona grigia di operazioni” che la Pechino sta attualmente conducendo. Il documento accusa la Cina di attaccare le reti informatiche civili e militari, di schierare navi militari ausiliarie camuffate da navi civili di militarizzare le isole contese nel Mar Cinese Meridionale, di sviluppare capacità di guerra strategica, spaziale, informatica, elettronica e psicologica nonché di fare pressioni economiche sui piccoli Paesi per costruire basi logistiche all’estero e stabilire infrastrutture in località marittime strategiche. Tutte attività che sono in corso da anni ma che Guardia Costiera, Marines e U.S. Navy non sono state in grado di contrastare efficacemente.

Viene quindi esaminato l’intero spettro del contrasto, situazioni di crisi e conflitto, messi in atto dalla Cina e si cerca di trovare delle soluzioni di dettaglio su come i tre servizi possono svolgere un ruolo in ciascun ambito e quali nuovi strumenti (e dottrine) avranno bisogno per avere successo. L’attenzione viene puntata su Cina e Russia, le due minacce più significative, ma viene data priorità alla concorrenza con Pechino a causa della sua crescente forza economica e militare, accompagnata da una crescente aggressività e dalla dimostrata intenzione di dominare le sue acque regionali e riplasmare l’ordine internazionale a suo favore. Si legge che fino a quando la Cina non sceglie di agire come uno soggetto responsabile piuttosto che fare ricorso alla sua forza per promuovere i suoi interessi autoritari, essa rappresenta la minaccia principale per gli Stati Uniti, per i loro alleati e per tutte le nazioni che supportano un sistema libero e aperto.

Viene affermato che Pechino, in particolare, con la sua politica, mira a colpire il cuore del potere marittimo statunitense cercando di corrodere la governance marittima internazionale, di negare l’accesso ai tradizionali hub logistici, di inibire il principio della libertà dei mari, di controllare il passaggio attraverso gli stretti marittimi chiave (choke points), e di scoraggiare l’impegno statunitense nelle controversie regionali per fare in modo di escludere gli Stati Uniti dalla posizione di partner preferito dei Paesi di tutto il mondo.

Un’altra problematica evidenziata dal documento è la crescita esponenziale della capacità navale militare cinese, che, a differenza di quella statunitense, ha ancora un ambito di impiego regionale localizzato nel Pacifico Occidentale, mentre la U.S. Navy, che in questo momento storico si ritrova numericamente (ma non qualitativamente) in svantaggio, ha una proiezione globale, essendo chiamata a difendere gli interessi di Washington ovunque nel mondo.

L’assertività cinese proprio in quel settore dell’Oceano Pacifico è stata la causa del cambiamento radicale della dottrina di impiego del Corpo dei Marines, che, recentemente e per volontà del suo nuovo comandante, ha abbandonato le caratteristiche di forza armata “pesante”, per recuperare la sua vocazione expeditionary concentrata sulla guerra anfibia, che era stata “dimenticata” in un ventennio di conflitti asimmetrici e missioni di peace keeping e enforcing determinate dalla necessità di contrastare il terrorismo di matrice islamica.

A complicare ulteriormente il quadro operativo viene detto che “nella competizione strategica, le interazioni tra le nostre forze e quelle dei nostri concorrenti possono avvenire a diversi livelli di intensità, in luoghi diversi e in più domini contemporaneamente”. Si cerca quindi di affrontare queste problematiche – competizione quotidiana, crisi e conflitti – attraverso cinque linee principali di impegno.

  • Promuovere la sicurezza e la governance marittima globali in collaborazione con alleati, partner, altre agenzie statunitensi e gruppi multinazionali per mantenere un ambiente marittimo libero e aperto e per sostenere le norme alla base della nostra sicurezza e prosperità condivise.
  • Rafforzare alleanze e partnership mantenendo ed espandendo la rete di alleati agendo di concerto con nazioni che condividono la stessa visione degli Stati Uniti. Viene in particolare sottolineato che alleati e partner devono essere pronti e disposti a fornire le proprie capacità alle operazioni.
  • Affrontare ed evidenziare comportamenti maligni. Sostanzialmente mettere “con le spalle al muro” la Cina (e gli altri avversari) riconducendola ad attenersi agli stessi standard a cui si attengono gli altri. Esplicitare certi comportamenti maligni adduce all’avversario costi in termine di reputazione e ne diminuisce l’efficacia della propaganda.
  • Espandere le capacità di raccolta informazioni e il vantaggio decisionale. La superiorità nel coordinare, distribuire e manovrare le forze va mantenuta per agire più rapidamente ed efficacemente rispetto all’avversario.
  • Dispiegare e sostenere forze da combattimento credibili. Il dispiegamento avanzato di forze credibili permette di massimizzare gli sforzi. Tale metodo serve per scoraggiare i potenziali avversari dai tentativi di escalation di un possibile conflitto. Qualora l’avversario, o gli avversari, dovessero scegliere di cimentarsi in una guerra aperta, le forze navali congiunte sconfiggerebbero quelle avversarie con ripercussioni globali facendo leva sui nostri concetti operativi in tempo di guerra.

Gli Stati Uniti hanno già iniziato a cambiare la loro postura navale, e infatti nei progetti del Pentagono c’è proprio quello di rafforzare l’U.S. Navy aumentando il numero di unità parallelamente al cambio dottrinale dei Marines già espresso. Per prepararsi a un conflitto totale, la strategia è in gran parte legata ai piani di costruzioni navali su cui la Marina ha lavorato negli ultimi anni. La nuova U.S. Navy dovrà essere in grado di effettuare operazioni marittime distribuite su vasti scacchieri, utilizzando un gran numero di navi di piccole dimensioni, alcune anche senza equipaggio, affiancate da portaerei, forse alcune delle quali di tipo leggero, navi anfibie e cacciatorpediniere armati di armi a lungo raggio. Ma le tre branche del servizio navale ovviamente non opereranno da sole nel contrasto alla Cina, le operazioni di combattimento verranno supportate e sostenute dall’U.S. Air Force che, insieme all’aviazione imbarcata della Marina e dei Marines, dovrà garantire il dominio dei cieli con quanto ne consegue in termini bellici.

Il documento fa notare anche che, per far fronte alla necessità di razionalizzare i fondi necessari per realizzare questa visione che richiede nuovi sforzi logistici e cantieristici, il Servizio Navale deve dare la priorità alla strategia di sea denial e sea control rispetto ad altre missioni; deve quindi concentrarsi su piattaforme che possono passare rapidamente dal confronto quotidiano al conflitto generalizzato, se necessario, inoltre viene affermato che bisogna garantire che i tre servizi continuino ad avere caratteristiche di interoperabilità ed essere in stretto collegamento tra loro.

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