La guerra civile dello Yemen ha raggiunto una nuova fase di conflitto, spostando l’interesse sulle questioni legate alla valuta del Paese. I separatisti Houthi, sostenuti da Teheran, hanno infatti messo al bando il nuovo conio di valuta del Paese, sostenendo che si tratti di una misura volta a scongiurare una pesante inflazione che colpirebbe lo Stato della penisola arabica. Al loro posto, secondo le volontà delle forze sciite separatiste, andrebbero utilizzate esclusivamente le banconote di vecchio conio, disincentivando così la tiratura di nuove banconote. La posizione contraria alla svalutazione del riyal è stata espressa anche dal responsabile per le operazioni bancarie estere della banca centrale yemenita di San’a, Sami al-Siyaghi.

Il governo riconosciuto dalle autorità internazionali ha però ribadito la necessità per il Paese di passare ai nuovi tagli monetari, in parte per adattare le banconote all’inflazione e in parte perché la cartamoneta circolante attualmente risulta assai logora. Tuttavia, le posizioni delle due più importanti fazioni coinvolte nello scontro civile sono distanti e non sembra che un punto di contatto possa essere raggiunto prossimamente.

Secondo i cittadini del Paese, la nuova diatriba legata alle valute sarà causa di ulteriori problemi, oltre a creare il caos. Il problema principale, che è già diventato evidente nei giorni successivi all’annuncio del bando, è la differenza del valore di cambio tra le due valute parallele. Le vecchie banconote sono diventate infatti più forti, sia per la loro crescente scarsezza sia perché utilizzate in entrambi i territori, e detengono attualmente un tasso di cambio migliore nei confronti del dollaro (564 a 1 contro 642 a 1, stando alle rilevazioni).

Gli stessi commerci interni al Paese non sono stati esenti da un accresciuto numero di problemi, essendo costretti a cambiare la valuta più volte per portare a termine le trattazioni. Mentre infatti ad Aden (capitale del governo ufficiale) sono accettate entrambe le valute, a San’a è al momento valido esclusivamente il vecchio conio e l’approvvigionamento delle due valute non è esente da costi di cambio.

Nello Stato dello Yemen attualmente sono operative due banche centrali, rispettivamente degli Houthi e del governo riconosciuto, che hanno adottato due politiche monetarie agli antipodi. Mentre la banca di Aden ha infatti immesso nuovi valori sul mercato utilizzando la nuova cartamoneta, quella di San’a ha cercato di limitare l’impatto di un accresciuto numero di contante in circolazione, scegliendo di conseguenza di mantenere attive esclusivamente le vecchie banconote.

La posizione contraria alla svalutazione del riyal tenuta da San’a è da interpretarsi anche nella logica della guerra civile che sta attraversando il Paese. Una minore competitività (oltre a quella già persa negli ultimi anni) peggiora le possibilità di rifornirsi all’estero dei beni di prima necessità e, soprattutto, degli armamenti. Nonostante l’Iran supporti la fazione separatista degli Houthi, l’acquisto delle armi da Teheran è subordinato comunque al pagamento di denaro, per quanto di favore sia il prezzo pattuito. Un peggiore tasso di cambio rende di conseguenza più costoso acquisire merci dall’estero, particolare ben conosciuto dal governo di unità nazionale, che negli ultimi mesi ha spinto la nuova valuta anche per questo fine. Con il popolo dello Yemen che, ancora una volta, si trova i mezzo ad un conglitto che rischia di peggiorare ulteriormente la carestia che sta mettendo in ginocchio il Paese.