Un accordo segreto per assicurarsi un’altra importante fetta del sud est asiatico e un controllo pressoché totale del Mar Cinese Meridionale. Alla fine è arrivata la conferma della fumata bianca tra Cina e Cambogia per l’utilizzo da parte di Pechino della base navale di Ream, sul Golfo della Thailandia. L’intesa garantisce al governo cinese l’accesso esclusivo a una parte del sito, quanto basta per estendere l’influenza del Dragone in un’area caldissima per la rivendicazione dei confini tra i Paesi limitrofi. A confermare quanto avevamo già preannunciato c’ha pensato il Wall Street Journal, che in un lungo articolo cita funzionari statunitensi a conoscenza della situazione.

Un avamposto strategico

Prima di analizzare gli effetti geopolitici dell’accordo è utile spiegare i piani militari della Cina. Pechino ha spiegato a più riprese di non essere intenzionata ad aprire basi in giro per il mondo; l’unica roccaforte cinese è situata nel Gibuti. Quella che sorgerà in Cambogia, più che base militare vera e propria, potrebbe essere definita come un hub strategico che consentirà al governo cinese di stringere i muscoli in una zona, il Mar Cinese Meridionale, conteso da Vietnam e Filippine.

I dettagli dell’accordo

La Cina potrà presto contare sul suo primo avamposto navale nel sud est asiatico; tanto è bastato a spaventare gli Stati Uniti, convinti che una forte presenza militare cinese in Cambogia provocherebbe lo stravolgimento degli equilibri in un’area di per sé ad alto rischio. Non è ancora stato reso noto il contenuto dell’accordo, anche se sono uscite le prime indiscrezioni; l’esercito cinese userà per i prossimi 30 anni una sezione di 62 acri della base di Ream, con un rinnovo automatico ogni 10. Pechino potrà inoltre ormeggiare in loco navi da guerra, custodire armi e far alloggiare personale militare.

Un’altra “perla” per la collana cinese

La mossa della Cina è intelligente e potrebbe rivelarsi decisiva per i piani economici e politici di Pechino per almeno tre motivi. Prima di tutto il Dragone potrà contenere i tafferugli che saltuariamente esplodono nel Mar Cinese Meridionale; con le navi da guerra cinesi a pochi passi, difficilmente Filippine e Vietnam faranno mosse azzardate. Da un punto di vista geopolitico, l’avamposto cambogiano è una delle perle che andranno a comporre la “collana di perle” con cui la Cina intende strozzare l’India, principale rivale in Asia Centrale e nel sud est asiatico; con questa strategia Pechino intende ottenere una serie di porti o basi con cui circondare gli avversari regionali fino a soffocarli senza sparare una missile.

Lo Stretto di Malacca e il canale di Kra

Arriviamo poi all’ultimo punto, quello più importante. Il modo più veloce che una nave commerciale cinese ha per entrare nell’Oceano Indiano è attraversare lo Stretto di Malacca, un piccolo varco marittimo incastrato tra Malesia e Indonesia. Da qui entrano in Cina anche le petroliere colme di idrocarburi e gran parte del commercio via mare. Pechino ha impiegato diversi anni per trovare una soluzione al cosiddetto “Dilemma di Malacca”, ovvero individuare una strada alternativa per evitare di dipendere da un percorso carico di tensioni con i paesi limitrofi (i soliti Vietnam e Filippine, a cui si aggiungono Malesia e Brunei). Certo, la Cina ha investito molti denari in Pakistan per creare un corridoio con lo sbocco nel porto di Gwadar, ma questo piano B implicherebbe una via terrestre e non marittima. E così una base cinese nel Golfo di Thailandia accelererebbe i lavori per la costruzione in Thailandia del canale di Kra, una connessione artificiale tra il Mar Cinese Meridionale e il Mare delle Andamane. La Cina potrebbe utilizzare proprio il canale di Kra per eludere lo Stretto di Malacca ed estendere la propria influenza su tutto l’Oceano Indiano.

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