Un robot cingolato, in gergo militare un Ugv – unmanned ground vehicle – in grado di avanzare sui terreni più accidentati e di lanciare i temutissimi missili anticarro Javelin grazie ad un lanciatore azionabile in remoto. È questo il frutto di una stretta collaborazione tra i team americani di Raytheon e Lockheed Martin, e la migliore tecnologia di Norvegia ed Estonia.

Il “Titan“, un drone terrestre elaborato da Qinetiq North America e dalla società estone Milrem Robotics, ha recentemente sparato con successo missile Javelin usando un lanciatore remoto Kongsberg, e dimostrandosi un’efficace e letale arma anticarro per il futuro degli eserciti della Nato, che potrebbe essere ben impiegata per respingere le temutissime “invasioni terrestri” che secondo gli analisti più catastrofici potrebbero lambire i Paesi dell’est Europa – estremamente preoccupati da Mosca. Questo nuovo genere di armi robotiche pilotatei in remoto, ma considerate comunque dei veri e propri “robot” a gli ordini degli eserciti, potrebbero rivelarsi determinanti sui campi di battaglia, specialmente per la loro qualità di tenere al sicuro gli equipaggi dei mezzi corazzati, che per quanto “obsoleti”, sono comunque contemplati nei piani strategici di un’operazione militare convenzionale pianificata su vasta scala.

La dimostrazione del Titan si è recentemente tenuta presso il Redstone Arsenal Test Center in Alabama, come ha riportato il sito specializzato Defense News; e a quanto pare la combo costituita dal piccolo robot cingolato capace di montare e azionare a distanza un lanciatore per Fgm-148 “Javelin” – missili “anti-tank killer” fire and forget, con un potere di penetrazione che gli permette di attraversare la corazzatura di un tank o di un mezzo blindato posizionato a oltre due chilometri di distanza dal lanciatore con cariche Heat (high-explosive anti tank), raggiungendo il bersaglio direttamente o in “picchiata” – ha palesato la sua efficacia. Ovviamente questo sistema d’arma non è autonomo, ma come tutti i droni di nuova generazione e dotato di una serie di sensori che ne ottimizzano l’uso e la guida in remoto; mentre la capacità letale è affidata alla guida “intelligente” del ben rodato missile Javelin. All’operatore dunque non resta che individuare l’obiettivo e premere virtualmente il grilletto.

Secondo gli analisti, gli Stati Uniti e insieme a loro gli alleati dell’Europa continentale sono sempre sul chi vive riguardo la potenza terrestre russa e le sue capacità effettive su un eventuale campo di battaglia europeo. La Russia, che può contare su un gran numero di mezzi corazzati, ha tra l’altro sviluppato in concomitanza sistemi d’arma similari al Titan, che però il più delle volte montano mitragliatrici pesanti e lancia granate. Tali mezzi sono stati già testati in conflitti a fuoco reali nel teatro siriano.

Gli specialisti di Mosca hanno sviluppato nel 2018 il robot-tank Uran-9, un veicolo multiuso cingolato a pilotaggio remoto progettato per fornire ricognizione e supporto al fuoco per missioni di antiterrorismo e ricognizione in ambienti urbani, dunque impiegabile anche nei conflitti contemporanei – che spesso si consumano in villaggi e quartieri urbani. L’Uran è stato pensato per essere equipaggiato con una grande varietà di armi, ma fondamentalmente destinato ad affiancare le squadre di fanteria dispiegate sul campo onde evitare, o limitare, perdite nelle fasi più complesse dell’avanzata. Lungo 5,12 metri, largo 2,53 metri e pesa a vuoto di circa 10mila chilogrammi – il Titan misura due metri per due metri e pesa poco meno – è dotato di una torretta telecomandata per il montaggio di diverse armi e missili di medio e basso calibro, in base alle esigenze della missione può montare quattro lanciatori per missili guidati anticarro di 9M120-1 Ataka – due per lato – e missili 9M120-1. La sua torretta incorpora anche un cannone automatico stabilizzato da 30 mm 2A72 per la difesa contro bersagli aerei terrestri e a bassa quota e una  mitragliatrice coassiale Kalashnikov Pkt / Pktm da 7,62 mm.

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