La Nato lancia un programma per acquisire congiuntamente una nuova flotta di aerei per la sorveglianza marittima e anche Polonia e Canada saranno della partita. Annunciato a Bruxelles lo scorso giugno, si è iniziato a parlare più apertamente del Multinational Maritime Multi Mission Aircraft Capabilities, programma lanciato da Francia, Germania, Grecia, Italia, Spagna e Turchia che si prefige di ovviare al problema diffuso in tutte le forze aeree membre dell’obsolescenza dei pattugliatori marittimi in servizio.
I cosiddetti MMA – Multimission Maritime Aircraft – sono velivoli fondamentali per le missioni di pattugliamento marittimo (e ISR), per la lotta antisommergibile (ASW) – che interessa sempre di più la NATO impegnata nel monitoraggio e la ricerca nelle aree del mare del Nord e il Mediterraneo dove si registra la continua e sempre più sgradita presenza di sottomarini russi – e le missioni SAR (Searce and Rescue) che la crisi migratoria ha reso sempre più frequenti e necessarie. “Questo sforzo congiunto riconosce il fatto che la maggior parte delle flotte aeree di pattuglie marittime degli alleati raggiungerà la fine della propria vita operativa tra il 2025 e il 2035” – ha detto il vice segretario generale della NATO Rose Gottemoeller davanti all’Alleanza Atlantica; sottolineato che “l’obiettivo non è solo un nuovo design da scegliere su un tavolo da disegno: ma il bisogno di una nuova generazione di aerei che nell’aria soddisfino quella che è una missione sempre più importante”.
Il programma, che è ancora nelle primissime fasi, sta cercando di definire i requisiti comuni di partner così diversi come Turchia e il Canada, per soddisfare entro la fine di quest’anno ogni membro e proseguire nella ricerca di un velivolo di nuova generazione ad hoc per tutte le sfide che il futuro prospetta all’Alleanza.
I velivoli presi in considerazioni sono principalmente il Boeing P-8 Poseidon, MPA già in linea nelle aeronautiche di tre membri della NATO: Stati Uniti, Regno Unito e Norvegia. Il P-8, che abbiamo recentemente visto impegnato della disperata ricerca del sottomarino scomparso ARA San Juan, è un bireattore derivato dall’aereo civile 737 dotato di sensori MAD- magnetic anomaly detector – armabile con siluri, missili antinave e bombe di profondità e integrato per essere piattaforma di controllo per operazione congiunte con i nuovi droniMQ-4C Tritonche verranno impiegati per missioni di pattugliamento marittimo. L‘Italia già da tempo indica il Poseidon come possibile successore della propria flotta di Br 1150 Atlantic al posto degli ATR 72 MP poi entrati in servizio nel 2017. I lavori di ampliamento condotti dagli USA della nella base di Keflavik in Islanda, per consentire ai P-8 di monitorare l’Atlantico per l’attività dei sottomarini russi – nuova priorità della NATO – sarebbe da considerarsi un incentivo che ne faciliterebbe la manutenzione.
Per parte sua l’europea l’Airbus è pronta a proporre la sua opzione di pattugliatore marittimo, il derivato dalla famiglia 320 A319 MPA,che potrebbe interessare le nazioni che nutrono interesse nel localizzare lavoro e manodopera su continente. L’A319 è dotato di un pacchetto di sensori per la ASW e provvisto di piloti sub-alari per trasportare armamenti. Tra i maggiori detrattori dell’opzione offerta da Boeing ci sarebbe il Canada, coinvolto in una contesa che vede come protagonista il colosso dell’aviazione canadese Bombardier. Questa diatriba lascerebbe secondo molti analisti una chance allo Swordfish prodotto da SAAB. Basato su un corpo di Bombardier Global 6000, l’MMA proposta dall’azienda svedese (che cerca di entrare nel mercato della difesa con i suoi nuovi progetti) può ospitare fino a sei siluri leggeri per operazioni anti-sottommergibile su piloni sub-alari compatibili con gli armamenti di dotazione NATO. Integrabile con radar multi-modalità AESA 360 °, sensore MAD e sensori HD EO / IR (sistema elettro-ottico / infrarosso) con laser integrato, secondo la dirigenza della divisione aera di SAAB, sarebbe in grado di “localizzare, tracciare e classificare tutti i tipi di sottomarini “. Anche se è presto per dirlo, tutto lascia pensare che la decisione, una volta analizzate le specifiche, passerà dal militare al commerciale, lasciando spazio al tavolo delle decisioni ai costi e alle possibilità di lavoro, dato che la commessa per i pattugliatori di quelli che potrebbero arrivare ad essere dieci paesi NATO non sarà affare di poco conto.



