Se c’è qualcuno che esce vincitore da questo G7 quella è lei, la padrona di casa Giorgia Meloni. Ne è uscita rafforzata come leader internazionale, definitivamente prima inter pares. Ha portato i Grandi Sette nella Giamaica d’Italia, ha invitato per la prima volta un Papa, ha stretto le mani di un cospicuo numero di leader outreach per carezzare un po’ di resto del Mondo, due Brics compresi. Ma soprattutto ha accolto sei anatre zoppe da una posizione di forza: quella di chi ha trionfato alla europee, a differenza dei frenemies Scholz e Macron.
Oggi la premier saluta il summit pugliese ringraziando l'”ottimo gioco di squadra“, sciorinando i nomi dei suoi ospiti…Rishi, Emmanuel, Joe, Fumio, ecc. ecc. sottolineando come l’Italia abbia dimostrato ancora una volta di essere all’altezza di organizzare eventi di questa portata. C’è un’espressione che ricorre ossessivamente in questa conferenza stampa finale: “su impulso italiano” marcando la volontà di farne un grande expo per il governo italiano.
Nel ripercorrere le tematiche vergate nella dichiarazione congiunta di ieri, Meloni ha sottolineato e difeso soprattutto l’accordo e l’impegno compatto per difendere il sistema internazionale di regole basato sul diritto. Fermo appoggio, dunque, all’amico Volodymyr Zelensky. La parola d’ordine è, dunque, continuare a sostenere l’Ucraina. Ribadito, ovviamente, il grande risultato sugli asset russi, che,tuttavia, non è esattamente un successo italiano.
Riguardo al Medio Oriente, che non ha avuto lo stesso spazio dell’Ucraina, nonostante le contingenze lo richiedessero, Meloni ha ribadito la volontà dei Sette di voler scongiurare un’escalation a Gaza, rimarcando l’idea di cercare una soluzione duratura alla crisi attraversi la soluzione a due Stati. Su questo punto, null’altro viene detto sul come raggiungere la soluzione a due Stati, che comunque rappresenta un passo avanti soprattutto per le destre europee arroccate sull’idea del mero diritto di Israele alla propria sicurezza. Meloni, incalzata dai giornalisti per via della poca critica indirizzata a Israele, ha teso a ribadire come sia stata Hamas ad attaccare i civili nonché la determinazione del G7 a garantire il diritto alla sicurezza di Israele.
Nel continuo ribadire il successo del vertice, nella seconda parte della conferenza stampa Meloni ha usato quasi ossessivamente l’espressione l’espressione di cui sopra: “su impulso italiano“. Lo fa, guarda caso, a proposito del rapporto con il continente africano, stressando l’innovazione promossa dal Piano Mattei. “Questo G7 per la prima volta nella sua storia ha parlato di governi dei flussi migratori, nella dichiarazione viene ribadito l’impegno comune per garantire il primo diritto: quello a non dover emigrare. Abbiamo preso degli impegni anche sulla lotta ai trafficanti di essi umani e abbiamo convenuto fosse necessario costruire una coalizione globale contro i trafficanti mettendo a sistema gli sforzi per contrastare questa piaga“. Da questa frase in poi della conferenza stampa in solitaria, la premier ha sciorinato un’agenda pressoché di governo. A suo dire, un nuovo modello di sviluppo e cooperazione sarebbe nato grazie al varo del Piano Mattei e del suo accoglimento nel G7.
Ampio spazio, ovviamente, al governo dei flussi migratori, un impegno (si spera) comune per affrontare le cause profonde della migrazione per garantire il “diritto a non dover emigrare” (?). Accanto a ciò, la lotta ai trafficanti di esseri umani, attraverso una coalizione contro la tratta, attività più redditizia a livello globale, che ha superato il traffico delle armi e eguagliato quello alla droga. “Follow the money“, tuona Meloni, sfoggiando l’asso nella manica di Falcone e Borsellino, citando appunto il metodo sdoganato dai due magistrati, ovvero quello di seguire sempre i flussi di denaro per arrivare a fatti, cose e persone.
L’ossessione mediterranea è l’altro punto forte della chiusura di Meloni: il mare nostrum, mare di mezzo tra Atlantico e Indopacifico, può dare all’Italia centralità e occasioni per essere snodo. Indubbio il fatto che nei disegni G7iani, a questo proposito, ci sia la Libia, vecchio sogno di quarta sponda italiana. Il summit tuttavia omette il disastro compiuto stringendo accordi con uno Stato allo sbando, nelle mani di soldati e banditaglia varia, pur di tener fuori dall’Europa migranti e richiedenti asilo attraverso la famigerata guardia costiera libica. Un sistema che l’Italia ha foraggiato, rendendosi complice dei respingimenti, condannando i migranti rintracciati in mare alle torture nei centri di detenzione. E la Libia è solo uno dei tanti esempi di cattiva gestione dei flussi da parte europea.

