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Lo scorso 28 settembre il Ministero della Difesa cinese ha comunicato che il nuovo caccia pesante, il J-20, con caratteristiche “stealth” è ufficialmente entrato in servizio.

Il velivolo rappresenta la risposta cinese alle specifiche di un caccia pesante a bassa tracciabilità radar in grado di fare da contraltare ai velivoli pariclasse di quinta generazione attualmente in servizio o in procinto di esserlo: il Lockheed Martin-Boeing F-22 “Raptor” ed il Sukhoi Su-57 (altrimenti noto come Pak Fa o T-50).

Il primo volo di questo nuovo caccia, che nelle linee generali ricorda vagamente l’YF-23 concorrente della gara per il programma americano ATF degli anni ’90, è avvenuto nel 2011 ed a oggi sono stati costruiti in totale 17 esemplari – 2 simulacri per test statici, 2 dimostratori, 6 prototipi (numerati 2011, 2012, 2013, 2015, 2016 e 2017) e 7 esemplari di LRIP (Low Rate Initial Production) – ad opera della Chegdu Aircraft Industry Group che produce anche il J-10, caccia multiruolo dall’ala a delta e piani anteriori canard molto simile all’Eurofighter “Typhoon”.
A quanto pare i due caccia LRIP che attualmente sono entrati in servizio sarebbero ancora motorizzati con il turbogetto Salyut AL-31FNS3/117S (o con la copia cinese WS-10B, lo stesso presente sui caccia autoctoni J-10) che sono sprovvisti di spinta vettoriale come invece previsto dalla specifica del nuovo velivolo, ma si prevede che prossimamente verrà installato il propulsore cinese Xian WS-15, dotato di spinta vettoriale e capacità di “supercruise” (volo supersonico senza utilizzo di postbruciatore). Però risulta che il nuovo motore attualmente in sviluppo avanzato (avrebbe completato i test a terra nel 2016) abbia sofferto di diversi problemi di affidabilità riguardanti, in particolare, la scarsa potenza erogata dovuta a non precisati difetti nel materiale che compone le ventole delle turbine.

Sembra inoltre che questi primi esemplari siano diventati operativi nel ruolo di “aggressors” (in Cina indicato come “Blue Force”) presso il FTTC (Flight Test Center) di Dingxin dove sono stati costruiti 12 nuovi hangar sin dal 2015.

Il J-20 diventa così il primo velivolo di quinta generazione non americano a diventare operativo, il terzo in assoluto dopo F-22 ed F-35, e batte sul tempo il russo Su-57 alle prese con annosi problemi di motore che continuano a ritardarne l’entrata in servizio: nonostante il primo volo dell’ultima creazione del bureau Sukhoi sia avvenuto prima di quello del J-20 – nel 2010 – il programma aveva perso “slancio” e si era arenato in una serie di problematiche motoristiche e di avionica. Si prevede quindi, come annunciato dallo stesso Yuri Slyusar presidente della UAC (il consorzio di Stato russo a cui fa capo la Sukhoi insieme a Mig e Mil), che i primi lotti del velivolo saranno consegnati alla VKS (Vozdushno-Kosmichenskiye Sily) nel 2018 per arrivare alla piena capacità operativa l’anno successivo e raggiungere i 55 esemplari nel 2020.

I 3 velivoli benché appartengano alla medesima generazione presentano delle differenze dottrinali di progettazione evidenti: mentre, ad esempio, il fattore “stealth” è molto più marcato nel F-22 (così come nel F-35 che però non è paragonabile per compiti e requisiti), nei suoi omologhi russo e soprattutto cinese diventa meno vincolante ai fini dell’operatività della macchina.

Occorre qui aprire una rapida parentesi per capire meglio come nasce un velivolo simile.

Un caccia stealth deve soddisfare certi requisiti di “invisibilità” pur mantenendo il più possibile inalterate le altre prestazioni di un velivolo (autonomia, manovrabilità, velocità, persistenza in combattimento) che sono fondamentali perché una macchina sia efficace. Quindi bisogna che le stesse forme “stealth” esterne non penalizzino le altre fondamentali prestazioni di un caccia. Gli stessi rivestimenti radar assorbenti (RAM), che hanno un peso, devono pertanto essere applicati con criterio là ove opportuno, come ad esempio all’interno di prese e condotti d’aria. Se queste caratteristiche stealth sono portate all’estremo, potrebbero quindi diventare limitanti e necessitare una revisione delle specifiche del velivolo: più peso o forme poco aerodinamiche significa più consumo di carburante e meno potenza, quindi occorrono motori e serbatoi più performanti (motivo per cui la tecnologia stealth è più adattabile ad un caccia pesante piuttosto che ad un caccia multiruolo piccolo come l’F-35).

Risulta quindi che i cinesi in particolare abbiano pensato ad una “via di mezzo” –  il J-20 ha una RCS (Radar Cross Section) molto bassa solo nella parte frontale – anche in considerazione che la stessa tecnologia “invisibile” ha una enorme limitazione data dall’evoluzione dei radar: un caccia sarà “invisibile” ad un radar suo contemporaneo ma lo sarà difficilmente ad un radar di nuova generazione nato per individuarlo e seguirlo.
Pertanto la scelta cinese, ma anche russa, di non puntare molto sul fattore stealth potrebbe avere una certa validità se si fossero sviluppate le altre prestazioni del velivolo che abbiamo elencato prima, ma questo lo sapremo solamente una volta che saranno entrati pienamente in servizio.

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