L’avanzata dei Talebani continua inarrestabile in Afghanistan, mentre le truppe Nato anticipano il ritiro e annunciano di voler lasciare il Paese entro il 31 agosto per “ragioni di sicurezza”. Come ampiamente previsto, l’esercito governativo non è riuscito a contrastare i talebani una volta perso il sostegno aereo degli Stati Uniti e molti soldati sono stati costretti a rifugiarsi oltre confine per sfuggire ai combattenti coranici. Ad oggi, i talebani controllano almeno 200 dei 421 distretti che compongono l’Afghanistan, ma altri cento attualmente contesi con l’esercito di Kabul potrebbero presto cadere nelle loro mani. Nei giorni scorsi i talebani sono anche entrati a Kandahar, storica roccaforte nel sud del Paese, e hanno preso il controllo del confine con Tajikistan, Uzbekistan ed Iran, mettendo così le mani anche sui proventi dei dazi doganali.

In un simile scenario la caduta del governo di Kabul in un tempo relativamente breve sembra sempre più inevitabile, con tutti i problemi in termini di sicurezza che ciò comporta anche per il personale straniero e per le missioni diplomatiche ed umanitarie. Su questi aspetti si concentrano le trattative in corso da settimane tra Stati Uniti e Turchia per la gestione dell’aeroporto di Kabul, principale scalo afghano la cui operatività risulta indispensabile per mantenere una presenza diplomatica nel Paese una volta completato il ritiro delle truppe. Senza garanzie circa la sicurezza dell’aeroporto, sarebbe impossibile per gli Usa o altri Stati terzi inviare il proprio personale in Afghanistan e le stesse Ong che operano nel Paese avrebbero difficoltà nel continuare le loro missioni.

Le mire della Turchia

Sull’accordo tra Stati Uniti e Turchia però si sa ancora poco. Secondo Middle East Eye, gli Usa si sarebbero impegnati ad offrire supporto militare e di intelligence alle truppe turche, mentre la Nato dovrebbe coprire i costi dell’operazione. La Turchia a sua volta ha la facoltà di coinvolgere altri Paesi nella protezione dell’aeroporto e non ha acconsentito a condurre operazioni al di fuori dello scalo. I soldati turchi saranno quindi presenti in Afghanistan solo per garantire la sicurezza e l’operatività dell’aeroporto. D’altronde Ankara è sempre stata ben attenta al ruolo che le sue forze avrebbero ricoperto nel Paese e ha permesso ai suoi soldati di occuparsi solo di missioni di addestramento e protezione, evitando così di inimicarsi i talebani.

Una scelta che ha consentito alla Turchia di restare fuori dal mirino degli insorti e di tessere alleanze su più fronti così da avere un solido capitale relazionale da spendere nel futuro. Ankara infatti può contare su buoni rapporti con il governo di Kabul, con i talebani, ma anche con le tribù capeggiate dall’ex capo di stato Hamid Karzai e da Abdullah Abdullah, capo del Consiglio nazionale per la riconciliazione, nonché con l’ex vicepresidente Rashid Dostum, capo della fazione uzbeka di origine turchica.

Ma se gli Usa e Kabul sembrano disposti ad affidare la sicurezza dell’aeroporto alla Turchia, lo stesso non si può dire per i talebani, secondo i quali tutte le truppe straniere dovranno lasciare il Paese entro settembre. Soldati turchi compresi. Ankara però non sembra preoccuparsi delle minacce dei talebani e spera di raggiungere al più presto un compromesso con gli insorti per continuare ad avere così una presenza rilevante nel Paese. Per Erdogan, l’Afghanistan fa parte dello spazio di influenza turco e il rischio di instabilità che il ritiro degli Usa dal Paese porta con sé è un’occasione utile per affermare il proprio peso nella regione e all’interno della Nato. Grazie alla gestione dell’aeroporto, Ankara può consolidare la sua posizione all’interno dell’Alleanza atlantica e presentarsi agli Usa come un alleato fondamentale nella gestione del dossier afghano, ricucendo in parte i suoi rapporti con Washington.

L’Ungheria resta a Kabul

Nella gestione dell’aeroporto di Kabul dovrebbe essere coinvolta anche l’Ungheria. Al momento Budapest ha solo otto militari dispiegati nel Paese, ma è pronta ad aumentare la propria presenza in Afghanistan al fianco della Turchia e del Pakistan. Obiettivo del presidente Viktor Orban è sfruttare il dossier afghano per uscire dall’isolamento a cui gli altri Stati membri dell’Ue lo hanno costretto cercando la sponda della Nato e degli Stati Uniti. Non potendo riconciliarsi con gli altri Paesi Ue a causa delle sue politiche interne, l’Ungheria ha quindi puntato sul rafforzamento delle relazioni con Washington, sfruttando a proprio favore i timori americani. Gli Usa infatti hanno bisogno di affidare la gestione dell’aeroporto di Kabul a un alleato Nato, ma non hanno completa fiducia nella Turchia. L’Ungheria quindi potrebbe essere gli occhi e le orecchie degli Usa sul terreno e riferire le mosse turche agli Stati Uniti, dimostrandosi così un partner utile per Washington.

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