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“La Repubblica popolare democratica di Corea ha riconosciuto la Repubblica popolare di Donetsk”. La notizia è stata data dal servizio stampa di Denis Pushilin, capo dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (Dpr). Uscendo dal “burocratese”, significa che la Corea del Nord ha riconosciuto la repubblica separatista di Donetsk.

Quasi immediata la reazione dell’Ucraina, che nel condannare la decisione di Pyongyang ha anche fornito un importante aggiornamento. Kiev non solo ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con i nordcoreani, ma ha anche spiegato che la decisione è arrivata a causa del riconoscimento da parte della Corea del Nord “dell’indipendenza” dei territori del Donbass. Dunque, non solo Donetsk ma anche Lugansk.

Secondo il comunicato del ministero degli Esteri ucraino, diffuso dal portavoce Oleg Nikolenko, il dipartimento di politica estera di Kiev ha condannato la decisione della Repubblica popolare democratica di Corea di riconoscere l’indipendenza dei territori temporaneamente occupati dalla Federazione Russa nelle regioni ucraine di Donetsk e Luhansk. In particolare, il ministero ha considerato questa decisione come un tentativo di Pyongyang di minare la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina, una grave violazione della Costituzione dell’Ucraina, della Carta delle Nazioni Unite e delle norme e principi fondamentali del diritto internazionale.



La mossa di Pyongyang

Questi fatti nudi e crudi. Ma che cosa si nasconde dietro alla decisione della Corea del Nord? Per quale motivo Pyongyang, un Paese situato a oltre 9mila chilometri da Kiev, ha riconosciuto le due repubbliche del Donbass? Intanto la decisione presa da Kim Jong Un non è unica nel suo genere ma quasi, visto che anche la Siria di Bashar Al Assad ha effettuato lo stesso identico passo. Corea del Nord e Siria, insomma, sono gli unici Stati ad aver fatto una simile mossa.

I media nordcoreani hanno scritto che il ministro degli Esteri della Corea del Nord, Choe Sou Hui, ha informato le regioni separatiste che Pyongyang avrebbe riconosciuto “l’indipendenza della Repubblica popolare di Donetsk e della Repubblica popolare di Lugansk” ed ha espresso il desiderio di sviluppare relazioni con entrambe.

Antony Rinna, un esperto di relazioni tra Russia e Corea del Nord, ha spiegato al sito NK News che il percorso imboccato da Pyongyang è un’ulteriore prova che conferma come la Corea del Nord non abbia alcuna intenzione di attenersi alle norme internazionali, “almeno quelle definite dall’Occidente e ampiamente riconosciute in tutto il mondo”. C’è un’altra ragione che dovrebbe essere evidenziata. Il fatto che la Corea del Nord abbia riconosciuto soltanto queste due particolari repubbliche, Donetsk e Lugansk, e non altri stati auto-dichiarati sostenuti dalla Russia, come l’Ossezia del Sud o la Transnistria, sottintende che Pyongyang stia cercando di utilizzare la questione ucraina come leva per rafforzare i legami con la Russia.

Un nuovo “asse del male”?

La Corea del Nord ha quindi scelto di prendersi un rischio calcolato. Ricordiamo, infatti, che Pyongyang è già sanzionata dall’Occidente, e non è da escludere un ulteriore peggioramento nelle relazioni diplomatiche tra il Paese asiatico e il blocco occidentale. In cambio, tuttavia, i nordcoreani potrebbero sperare di ricevere alcuni vantaggi dalla Russia come ringraziamento per il riconoscimento di Donetsk e Lugansk. Mosca potrebbe, ad esempio, essere meno rigorosa nell’imporre sanzioni internazionali alla Corea del Nord.

In ogni caso, Pyongyang ha risposto “presente”, così come la Siria. C’è già chi, riferendosi ad una vecchia espressione utilizzata da George W. Bush nel 2002 per definire tre acerrimi nemici degli Stati Uniti, ha riesumato il contetto di “asse del male“, modificandone i protagonisti. Non più Corea del Nord, Iran e Iraq, ma Corea del Nord, Russia e Siria.

Certo è che, tornando alla rottura tra Pyongyang e Kiev, la fine delle relazioni diplomatiche con l’Ucraina potrebbe in realtà avere una ripercussione sui nordcoreani. La compagnia aerea statale del Paese, infatti, gestisce vari Antonov-148, un aereo di linea di fabbricazione ucraina. D’ora in avanti, ottenere parti originali per riparare i velivoli potrebbe diventare più difficile. Ma anche questo fa parte del rischio calcolato di Pyongyang.

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