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Una sindrome misteriosa, che provoca un forte dolore e un’intensa pressione sul viso, con un suono insopportabile che penetra nei timpani, capace di causare – in alcuni casi – danni cognitivi permanenti. No, non siamo in un romanzo o in thriller di Ken Follett, ma nella realtà. L’amministrazione Biden è intenzionata a fare chiarezza sulle origini della cosiddetta “sindrome dell’Avana” che avrebbe colpito più di 130 funzionari diplomatici statunitensi in tutto il mondo, in particolare Cuba, Russia e Cina. Il primo caso, ricorda The Spectator in un lungo approfondimento, viene diagnosticato alla fine del 2016, quando un funzionario dell’ambasciata degli Stati Uniti a Cuba si sveglia improvvisamente nel cuore della notte colpito dai sintomi sopra descritti. Successivamente, come acclara un rapporto della National Academy of Science, si scoprirà che il funzionario deve fare i conti con “sintomi di disfunzione vestibolare e cognitiva” permanenti.

Dopo che il numero di casi di sindrome dell’Avana è salito a 25 a Cuba, gli Stati Uniti hanno evacuato la maggior parte del personale dell’ambasciata nel settembre 2017. Ma episodi analoghi si sono registrati in altri luoghi. A cinque anni di distanza, i casi sono saliti a più di 130, e alcuni sono stati diagnosticati nel cuore del potere della superpotenza Usa, Washington, DC. A causa dell’emergenza pandemica la notizia è passata un po’ inosservata ma lo scorso novembre, un funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale che passeggiava nell’Ellipse Park, appena a sud della Casa Bianca, ha accusato gli sintomi. Non era il Covid-19: era la misteriosa sindrome dell’Avana. Poche settimane dopo e un altro membro dello staff, uscendo dalla Casa Bianca, si è improvvisamente ammalato gravemente, necessitando di un ricovero immediato.

 Joe Biden corre ai ripari e raduna gli esperti

Situazione non più sostenibile tant’è che la Casa Bianca ha da poco annunciato l’intenzione, attraverso le agenzie governative, di fare chiarezza sulla vicenda. Nello specifico l’amministrazione Biden, come riporta McClatchy, ha formato due gruppi di esperti per studiare la misteriosa sindrome che ha colpito il personale statunitense e capirne l’origine. Una fonte che ha familiarità con la vicenda ha affermato che le due task force includeranno esperti sia interni che esterni al governo e che il loro obiettivo è quello di determinare le cause e come curare rapidamente il personale colpito dalla sindrome. Non sarà facile: come spiega Paolo Mauri su InsideOver, gli ostacoli per risolvere il mistero della “Sindrome dell’Avana” esistono ancora. La risposta del presidente alla stampa che nega di essere a conoscenza di una possibile seconda serie di “attacchi”, questa volta su suolo americano, è indice di come, sebbene vengano ammesse le attività di indagine, si cerchi di non gettare troppa luce sulla questione. Il motivo, in realtà, è abbastanza intuibile: stante la non appurata origine di questi malesseri che sono stati ormai identificati come “attacchi”, non si vuole reclamizzare troppo quella che è una palese difficoltà degli organi di sicurezza nazionale nell’individuarne gli autori.

Qualche base da cui partire c’è. Il dottor David Relman, un microbiologo della Stanford University, ha presieduto un comitato della National Academy of Sciences che ha prodotto un interessante rapporto in merito dell’Avana, consegnato all’amministrazione Trump. Secondo il comitato di esperti, i sintomi sono coerenti con gli effetti di una prolungata esposizione alla “radiofrequenza pulsata (Rf)”, che in maniera ponderata e circostanziata si usa in campo medico per trattare il dolore alla schiena, il dolore cervicale, l’artrosi e il dolore proveniente dalle articolazioni in genere.

Gli strani sintomi e la possibile spiegazione scientifica

“Gli aspetti clinici più distintivi delle malattie – si legge nella relazione – erano la natura delle caratteristiche iniziali della patologia: l’insorgenza improvvisa di un suono forte percepito, una sensazione di intensa pressione o vibrazione nella testa e dolore all’orecchio o più diffuso alla testa”. E ancora: “La maggior parte degli individui ha riferito che il suono o queste altre sensazioni sembravano provenire da una particolare direzione e venivano percepiti solo quando l’individuo si trovava in un luogo fisico specifico. Alcuni hanno anche riferito di un’insorgenza improvvisa perdita dell’udito, vertigini, andatura instabile e disturbi visivi. Da un punto di vista neurologico, questa è una combinazione di caratteristiche distintive, acute”. Inoltre, “molti dei sintomi cronici e non specifici sono anche coerenti con effetti collaterali della radiofrequenza pulsata (rf), come vertigini, mal di testa, affaticamento, nausea, ansia, deficit cognitivi e perdita di memoria. L’eterogeneità clinica del paziente potrebbe essere dovuta alla variabilità delle condizioni di dosaggio dell’esposizione”.

Chi c’è dietro gli attacchi?

Diplomatici statunitensi di stanza all’estero, ufficiali della Cia e funzionari del Consiglio di sicurezza nazionale hanno riferito di aver avvertito un’improvvisa pressione sonora o calore, vertigini, nausea e dolore alla testa o al collo che i medici del governo non sono stati in grado di diagnosticare. All’inizio di quest’anno, 21 funzionari statunitensi con la sindrome hanno scritto una lettera al Dipartimento di Stato spiegando che erano state negate le cure mediche adeguate e che le loro prove erano state accantonate. La causa di tutto questo? Secondo i funzionari Usa questi strani incidenti sono stati probabilmente causati da attacchi mirati condotti da una potenza straniera, utilizzando una qualche forma di energia diretta. Ma le agenzie di intelligence non sono state in grado di identificare una causa o una fonte con certezza, almeno per il momento. Da parte della scienza, per il momento, permane un certo sceticcismo. “Per danneggiare qualcuno dall’esterno di una stanza, un’arma sonica dovrebbe emettere un suono superiore a 130 decibel”, ha spiegato a Vanity Fair nel 2019 Manuel Jorge Villar Kuscevic, uno specialista cubano. Un suono paragonabile a “quattro motori a reazione sulla strada fuori da una casa”, ha osservato, sottolineando che esso danneggerebbe molte più persone rispetto ai bersagli previsti.

Il mistero rimane

Nell’ottobre 2017, l’Associated Press ha pubblicato una registrazione del rumore che si ipotizzava fosse parte dell’attacco, ma gli scienziati hanno identificato il suono come il richiamo di un accoppiamento di un grillo locale. Cheryl Rofer, una chimica che ha lavorato al Los Alamos National Laboratory per più di tre decenni, ha scartato la possibilità che la sindrome possa essere causata deliberatamente da un’arma, come riporta lo Spectator. “Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie e nessuna prova è stata offerta a sostegno dell’esistenza di quest’arma misteriosa”, ha scritto l’esperta di recente su Foreign Policy. “Se un raggio di microonde diretto colpisce il cervello delle persone, ci aspetteremmo di vedere effetti visibili sulla pelle e sulla carne. Niente di tutto ciò ha accompagnato la sindrome dell’Avana”.

Sarebbe tuttavia sbagliato scartare frettolosamente l’ipotesi di un attacco. Come già sottolineato da InsideOver, infatti, nulla vieta di pensare che un sistema a microonde possa esserci dietro la “Sindrome dell’Avana”: basta solamente rimodulare la frequenza e la potenza del raggio per evitare effetti sulla pelle umana e provocare, invece, altri tipi di malessere. Il problema è capire chi – qualora quest’ipotesi fosse dimostrata – chi c’è dietro questo tipo di attacchi.

“Colpito dalla sindrome dopo un viaggio a Mosca”

Le testimonianze si moltiplicano. Uno dei diplomatici colpiti dalla sindrome dell’Avana si chiama Marc Polymeropoulos. Una volta alla settimana è costretto a recarsi al Centro medico militare nazionale Walter Reed per l’arteterapia e l’agopuntura. Gli interventi mirano ad affrontare lo stesso problema: Polymeropoulos ha da anni un persistente mal di testa, che può far risalire a un fatidico viaggio a Mosca nel dicembre 2017. “Sono stati tre anni che ho un’emicrania fortissima”, racconta a Insider. “Ho sempre pressione sulla parte superiore della testa e nella parte posteriore”. Polymeropoulos, che ora ha 52 anni, lavorava per la Cia quando si è recato in Russia per una visita di 10 giorni. Un viaggio che peraltro non avrebbe mai voluto fare.

Quella notte si sveglia di soprassalto nella sua stanza d’albergo. Le sue orecchie iniziano a fischiare e la stanza comincia a girare. Le vertigini lo assalgono. È l’inizio del suo incubo: “Stavo cadendo. Non avevo alcun controllo”, spiega. “Tutto girava così selvaggiamente”. “Non potevo guidare. Ho perso la vista a lunga distanza. Avevo la nebbia del cervello. E onestamente, i mal di testa che ho sviluppato, li ho ancora oggi” osserva. Polymeropoulos ne è convinto: a Mosca è stato vittima di qualcosa che ha cambiato la sua vita. Quale sia esattamente la causa, non si sa, ed è ora intenzione di Washington andare fino in fondo per capire come si sono ammalati gli oltre 130 funzionari colpiti dalla sindrome dell’Avana.