Combattere il terrorismo, addestrare l’esercito e bloccare il traffico di migranti diretto in Libia. Questi gli obiettivi della missione italiana in Niger. Nelle prossime settimane i soldati partiranno per stabilizzare la zona sub-sahariana del continente africano, punto nevralgico delle rotte verso l’Europa, in cui sono molto attivi anche diversi gruppi di miliziani.

Ad annunciare la missione italiana è stato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al termine del G5 Sahel, l’incontro che si è tenuto a Parigi tra i capi di stato e di governo di Francia, Germania e Italia e quelli dei cinque paesi del Sahel (Africa sub-sahariana): Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania e Niger. “Ci impegneremo per l’addestramento di forze che possano contribuire alla stabilità e alla lotta contro il terrorismo in Sahel. Partiremo con un’operazione bilaterale con il Niger che ha un interesse specifico pure per quello che riguarda i flussi migratori verso la Libia e verso il Mediterraneo. Dietro questo impegno c’è anche quello al contrasto del traffico di esseri umani”, ha dichiarato il premier Gentiloni.

Senzanome

La missione italiana

Il contingente italiano sarà formato da 470 militari e 130 veicoli. I primi soldati potrebbero partire entro la fine dell’anno e andranno prima ad affiancare, poi a sostituire i militari francesi che presidiano l’avamposto Madama, un vecchio fortino costruito nel 1930 dalla Legione Straniera a un centinaio di chilometri dalla frontiera libica. L’esercito italiano sarà impegnato nell’attività di “sorveglianza e di controllo del territorio africano”. Il confine tra Niger e Libia infatti è attraversato da diverse rotte per raggiungere le coste. La tratta che attraversa il deserto è tra le più trafficate: secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR, lo scorso anno oltre 330 mila persone sono state trasportate dai trafficanti dal Niger al Mediterraneo. 

Altro compito del contingente italiano è l’addestramento delle forze locali. Una parte dell’esercito sarà infatti di stanza a Niamey, la capitale del Paese, dove si occuperà di formare i militari dell’aviazione nigeriana. Con questa operazione si vuole rafforzare il contingente locale, di fondamentale importanza per contrastare il terrorismo nel Sahel. Qui infatti sono molto attivi i combattenti jihadisti, alcuni dei quali affiliati al sedicente Stato Islamico. In particolare, dopo la caduta del regime di Gheddafi e l’inizio del conflitto in Mali tra jihadisti ed esercito regolare, in Niger transitano numerosi miliziani e terroristi.

La presenza internazionale

Dal Niger passa buona parte del traffico di uomini, di armi e di droga che raggiungono facilmente l’Europa. Truppe francesi, americane e tedesche sono all’opera da tempo per controllare il territorio con diverse operazioni militari. Forte inoltre la partecipazione dell’esercito statunitense. La presenza americana in Niger è salita alle cronache lo scorso ottobre dopo che quattro militari delle Forze Speciali erano stati uccisi da miliziani affiliati allo Stato Islamico. I quattro soldati erano caduti in un agguato, insieme al contingente di 20 militari nigerini, al confine con il Mali.
Già lo scorso maggio inoltre circolavano voci di una missione italiana sul campo, denominata Deserto Rosso, poi smentita dalla stessa Difesa. Ora invece la partenza dell’esercito italiano è ufficiale. La missione sarà autorizzata da un decreto legge, già inviato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che dovrebbe essere a breve convertito in legge dal Parlamento. 

I rapporti italiani con il Niger

Lo scorso dicembre, il Consiglio dei Ministri italiano ha ufficialmente aperto la prima ambasciata in Niger, nella capitale Niamey. “L’Italia è impegnata attivamente a supportare i Paesi dell’Africa sub-sahariana nei loro sforzi di limitare e gestire i flussi migratori irregolari e sostenere l’impegno nella lotta al terrorismo e al contrasto ai traffici illeciti”, aveva dichiarato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Qualche mese più tardi, l’Italia, insieme a Francia, Spagna e Germania ha sottoscritto un accordo con tre Paesi africani, tra cui il Niger, per fornire aiuti economici in cambio di un maggior impegno nella lotta al traffico di migranti. Infine, lo scorso 26 ottobre, il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha firmato un accordo di cooperazione militare con il Paese africano. 

La missione italiana che partirà tra poche settimane è già stata investita da numerose critiche a causa del governo nigeriano considerato corrotto e poco collaborativo: i Paesi europei, secondo chi disapprova la scelta dell’Italia, sarebbero disposti a chiudere un occhio sui crimini e le violazione dei diritti compiute dal Niger in cambio del blocco del flusso di migranti. 

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