Guerra /

La raccolta di informazioni in combattimento, oppure, in senso generale, riguardante le risorse militari (e non) del nemico, è sempre stata al centro dell’attività delle Forze Armate. Da quando l’uomo ha inventato l’aereo uno dei primi compiti affidatogli dagli eserciti, ancora prima del bombardamento, è stata l’osservazione del campo di battaglia.

Con l’avvento della tecnologia elettromagnetica (radar, comunicazioni ecc), l’attività di raccolta dati, ricognizione ed osservazione non viene più fatta solo con strumenti ottici, ma anche attraverso sensori elettronici: questo tipo particolare di missione viene fatta dalle forze aeree del mondo, oltre che coi classici aerei “spia” (Sigint – Signal Intelligence) anche con appositi velivoli definiti Aew (Airborne Early Warning). Tutti abbiamo, almeno una volta, visto quei quadrireattori della Nato o statunitensi con un enorme disco rotante montato sul “tetto” della fusoliera: sono, appunto, gli Awacs (Airborne Warning and Control System). L’Italia, oltre a partecipare coi suoi uomini al sistema Awacs Nato che utilizza i Boeing E-3A “Sentry”, è dotata di una piccola flotta di propri velivoli Aew in forza all’Aeronautica Militare: sono i Gulfstream G550, definiti Caew (Conformal Airborne Early Warning).

Il G550 è un sistema multi-sensore con funzioni di sorveglianza aerea, comando, controllo e comunicazioni, per garantire la supremazia aerea e il supporto alle forze di terra. Il velivolo utilizzato dall’Am è stato modificato in parte dalla stessa ditta costruttrice stessa (Type A modification), ed in parte dalla Elta Systems Ltd ad Ashdod, Israele, con l’allestimento ed il montaggio dei sistemi di missione (Type B modification) tra i quali il radar di sorveglianza. Il risultato è una piattaforma con prestazioni aerodinamiche sostanzialmente paragonabili al vettore civile (da qui la definizione di “conformal”). Molte delle sue caratteristiche, non solo riguardanti i sistemi di bordo, sono segrete, ma sappiamo che il velivolo è in grado di restare in volo per ore e di “spazzare” un’area di 300 chilometri di raggio a 360 gradi, oppure di “focalizzarsi” su un unico punto della superficie terrestre per osservarlo meglio, arrivando, perfino a distinguere un’autovettura o un piccolo Uas (Unmanned Air System), il tutto in tempo reale.

Il sistema di missione è composto da:

  • un radar phased array;
  • un sistema Identification Friend or Foe (Iff) a 360 gradi;
  • un sistema moderno ed allo stato dell’arte di supporto elettronico;
  • un sistema di comunicazioni avanzato.

Le informazioni ottenute dai singoli sensori vengono analizzate e “fuse” in modo automatico, permettendo una rapida ed accurata acquisizione ed identificazione dei bersagli – che è il cuore della funzione di Early Warning vera e propria – con in più il vantaggio di una copertura radar maggiore grazie al sensore aerotrasportato. La Rasp (Recognized Air Surface Picture) ottenuta dal sistema e validata dagli operatori di missione, viene visualizzata tramite sei postazioni di bordo e può essere disseminata in maniera sicura e tempestiva ai centri di comando a terra grazie a un potente sistema datalink.

Questa integrazione nei sistemi di comunicazione della Difesa italiana avviene attraverso il sistema di comunicazione Link 16, lo stesso utilizzato dalle piattaforme di ultima generazione come il cacciabombardiere stealth F-35, che proprio grazie ai suoi potenti sensori è in grado di coadiuvare il lavoro svolto dal G550 e da altre piattaforme, navali o terrestri, in modo da fornire un quadro completo ed in tempo reale, della situazione di combattimento: quella che, in gergo militare, si definisce situational awareness e che permette la “supremazia informativa”, come detto anche dal capo di Stato maggiore della Difesa generale Enzo Vecciarelli. “La rete – dice il generale ad un reporter di Repubblica che è riuscito a salire sul velivolo durante una missione di addestramento – è più importante delle singole piattaforme, perché solo con la supremazia informativa si è sempre in grado di conoscere la situazione e prendere le decisioni giuste”.

Il G550 ha, inoltre, anche capacità di condurre missioni di pattugliamento marittimo e gestione del campo di battaglia (Bm – Battlefield Management), grazie alla compatibilità con i sistemi Rover del personale impiegato a terra o sulla superficie del mare (mediante la trasmissione anche video di immagini utili all’interpretazione dell’ambiente in cui si sta operando).

La capacità Aew-Bm&C (Airborne Early Warning, Battlefield Management & Communication) fornita dal velivolo, come leggiamo anche sul sito dell’Aeronautica Militare, rappresenta un indispensabile strumento per assicurare un’adeguata estensione della capacità di sorveglianza dello spazio aereo nazionale (Homeland Defence/Security), compresa la gestione della minaccia non convenzionale rappresentata dai cosiddetti “Renegade” (come vengono chiamati in gergo tecnico quegli aerei civili in arrivo o transito nello spazio aereo nazionale la cui condotta sia potenzialmente pericolosa per la sicurezza in quanto riconducibile ad una possibile azione terroristica) e salvaguardare la piena capacità di supporto alle operazioni militari di teatro.

L’Italia attualmente dispone di due Gulfstream G550, il primo arrivato il 19 dicembre del 2016, ma recentemente ha ricevuto il via libera dagli Stati Uniti per l’acquisizione di altre due piattaforme dello stesso tipo: come si legge sul sito del Dsca (Defense Security Cooperation Agency), “la vendita proposta supporta e integra gli sforzi in corso dell’Italia per modernizzare le sue capacità di intelligence, sorveglianza, ricognizione e guerra elettronica aviotrasportate e aumenta l’interoperabilità tra l’Aeronautica Militare degli Stati Uniti e l’Aeronautica Militare Italiana”. Il prezzo del contratto è stimato in 500 milioni di dollari e la consegna del primo dei due nuovi aerei dovrebbe avvenire entro la fine del 2021, mentre il secondo all’inizio della seconda metà del 2022.