Potrebbe sembrare una minaccia secondaria. Eppure, i droni di cui è in possesso la Repubblica islamica mettono in allarme Washington. Secondo due funzionari statunitensi, questi velivoli senza pilota sarebbero in grado di lanciare missili sugli obiettivi ed effettuare missioni con carichi di esplosivo, abbattendosi sul bersaglio prescelto: dei veri e propri “voli kamikaze”.

Pur trattandosi di droni disponibili in commercio e facilmente reperibili, l’Iran sarebbe riuscito a renderli maggiormente sofisticati rendendoli armati e capaci di percorrere lunghe tratte nei loro voli di ricognizione.

Il ricorso ai droni da parte dell’Iran e dei suoi alleati regionali – spiegano i due funzionari americani – è visto come un modo per difendersi dalla pressione cui sono sottoposti dagli Stati Uniti e da altri rivali regionali, come ad esempio Arabia Saudita e Israele.

Al momento – a causa dell’escalation in corso tra Washington e Teheran – l’Iran farebbe sorvolare i suoi velivoli senza pilota sopra le acque del Golfo almeno due o tre volte al giorno. Un chiaro tentativo di monitorare lo Stretto di Hormuz, uno dei principali choke-point del mercato petrolifero mondiale, in cui transita circa il 24 percento del petrolio prodotto nel mondo e il 60 di quello proveniente dal Golfo.

Come sottolinea Douglas Barrie, senior fellow all’International Institute for Strategic Studies di Londra, “è ormai indiscutibile il fatto che l’Iran stia sviluppando capacità crescenti nel settore dei droni. Ma al momento non è chiaro a quale reale livello di tecnologia sia arrivato”. Anzitutto, la propaganda iraniana in merito allo sviluppo dei droni servirebbe per lanciare un messaggio di incoraggiamento alla nazione.

Secondo Barrie, è altrettanto probabile che Teheran cerchi di sfruttare la tecnologia americana per potenziare il programma di droni iraniano. Nel 2011, in seguito all’abbattimento di un Rq-170 Sentinel – aeromobile a pilotaggio remoto da ricognizione americano – le forze iraniane avevano affermato di essere in grado di decodificarlo.

L’Iran potrebbe aver trasferito l’expertise e le capacità tecniche ai suoi alleati regionali. Per questo gli Stati Uniti hanno messo le cose in chiaro: Teheran sarà comunque ritenuto responsabile per qualsiasi attacco condotto dai suoi proxy contro le forze americane, soprattutto quelle presenti in Iraq.

Gli Houthi in Yemen

Negli ultimi mesi, intanto, gli Houthi hanno incrementato gli attacchi con droni nei confronti dell’Arabia Saudita, colpendo aeroporti e impianti petroliferi.

L’utilizzo di questi velivoli per operazioni contro la coalizione araba a guida saudita è ormai noto. Tuttavia, gli ultimi raid hanno dimostrato un salto di qualità nelle capacità degli Houthi, dimostrando che i droni dei ribelli sono in grado di volare per più di 800 chilometri in territorio saudita per raggiungere il loro obiettivo.

La distanza percorsa dimostra anche che gli aeromobili vengono guidati utilizzando la tecnologia satellitare, dal momento che, oltre un certo raggio, i droni hanno bisogno di un collegamento dati di questa tipologia per rispondere ai comandi del pilota.

Il collegamento tra i droni degli Houthi e l’Iran era già stato dimostrato nel gennaio 2018 da un report del Consiglio di sicurezza dell’Onu, secondo il quale i velivoli prodotti in Yemen avrebbero avuto le stesse capacità dei veicoli aerei senza pilota iraniani Qasef-1. Affermazioni respinte con forza dai ribelli yemeniti, che avevano dichiarato di essere perfettamente in grado di costruire i propri droni.

Iran e milizie irachene

Anche in Iraq le milizie sostenute dall’Iran avrebbero moltiplicato le missioni di ricognizione effettuate con droni, sorvegliando truppe e postazioni americane presenti nel Paese.

Secondo uno dei funzionari, tuttavia, le milizie in questione avrebbero già iniziato a utilizzare i droni tra il 2014 e il 2015 nella guerra contro lo Stato islamico, dopo essere state addestrate dai soldati del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica iraniano e da Hezbollah. Piuttosto, sarebbe il numero delle missioni di ricognizioni ad essere molto aumentato negli ultimi tempi.

“Queste milizie” – riferisce la stessa fonte – “sono perfettamente in grado di lanciare attacchi aerei utilizzando i droni. Finora, hanno lanciato missili contro gli asset americani in Iraq per mandare un messaggio, non per infliggere un danno vero e proprio. Tuttavia, è altamente probabile che ricorreranno a droni carichi di esplosivo, se aumenterà la tensione tra Washington e Teheran”.