La minaccia degli Houthi a Bab-el-Mandeb è un problema anche per Israele

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La conquista da parte della milizia ribelle degli Houthi del profilo costiero dello Yemen affacciato sul Mar Rosso e il loro conseguente controllo sullo stretto di Bab-el-Mandeb pone un rischio potenziale alle rotte commerciali internazionali passanti per questa regione marittima che, secondo fonti di Tel Aviv, stanno suscitando apprensione anche in Israele. Ieri l’emittente israeliana Channel 12 ha riportato le parole di una fonte israeliana che nota come con la conquista della costa e delle isole presenti a Bab-el-Mandeb, diaframma fondamentale per i commerci dal Mar Rosso all’Oceano Indiano via Golfo di Aden, la capacità di deterrenza e minaccia degli Houthi al traffico navale è nettamente aumentata. “Potranno sparare a qualunque cosa vogliano anche con missili anticarro, vedranno le navi di persona”, ha riportato la fonte, sottolineando che la situazione è “peggio di quella dello dello Stretto di Hormuz”. Gli alleati yemeniti dell’Iran hanno innalzato la tensione e lo scontro col campo governativo.

Commentando le parole del funzionario israeliano, il portale Clash Report ha posto l’accento sul ruolo giocato dalla conquista da parte delle forze ribelli della strategica isola di Perim, posta a 3 km dalle coste dello Yemen, che innalza la proiezione geostrategica degli alleati yemeniti dell’Iran e il loro potenziale ruolo nell’interdizione del traffico marittimo, già minacciato dagli Houthi da fine 2023 a inizio 2025 nel quadro di una campagna lanciata in risposta agli attacchi israeliani a Gaza e che ha portato una coalizione guidata da Usa e Regno Unito a colpirli.

Le mosse degli Houthi, le priorità di Israele

Ad oggi la campagna degli Houthi in Yemen sembra finalizzata soprattutto a enfatizzare, sul breve periodo, le criticità e le debolezze dell’Arabia Saudita, che sostiene il governo con base a Aden contro i ribelli che controllano la capitale Sana’a, e a stabilire una dura capacità di deterrenza sfruttando le ataviche fragilità di Riad, anche prima del cessate il fuoco siglato nel 2022 e oggi collassato, nel colpirli efficacemente con raid aerei in sostegno alle truppe alleate. E mentre, come abbiamo sottolineato, la crisi di Riad è multidimensionale e riguarda anche le rotte energetiche passanti per il Mar Rosso oltre alla sicurezza di un Paese ai suoi confini divenuto nuovamente instabile, il dato da sottolineare è che l’inefficacia saudita nel puntellare il campo anti-Houthi rischia di creare problematiche regionali. Di cui ogni Paese affacciato sul Mar Rosso, compreso Israele che ha nel bacino in questione il porto di Eilat, deve analizzare le conseguenze potenziali.

L’effetto-contagio di una sommatoria tra le crisi di Hormuz e una nuova minaccia a Bab-el-Mandeb rischierebbe di essere pericolossisimo per i traffici navali internazionali: “Hormuz e Bab al-Mandeb insieme veicolano oltre un quarto del commercio mondiale di greggio via mare, e quasi un terzo del traffico globale di container passa dal solo Mar Rosso”, ricorda Ispi. Israele, dal canto suo, deve già da tempo fare i conti con gli effetti di lungo corso del primo blocco imposto dagli Houthi, dato che il porto di Eilat ha visto la sua capacità di accoglienza di merci e container sostanzialmente abbattuta in un contesto in cui l’accesso di Israele ai mari è stato consolidato dalla resilienza degli scali mediterranei.

Ad agosto, commentando la recrudescenza degli scenari conflittuali in Yemen, Ynet ricordava che in caso di un blocco di Bab-el-Mandeb “l’impatto diretto sul commercio estero israeliano sarebbe limitato”, proprio perché “la maggior parte del commercio marittimo israeliano transita attraverso i porti mediterranei di Haifa e Ashdod, raggiungibili dalle navi aggirando l’Africa e passando per lo Stretto di Gibilterra”, e che se la situazione peggiorerà “la principale vittima sarà ancora una volta Eilat, sebbene questa volta il porto abbia ben poco da perdere, data la sua già precaria situazione”. Il quadro regionale, però, invita Tel Aviv a stare all’erta per le conseguenze sistemiche di un nuovo blocco a Bab-el-Mandeb.

Lo scenario strategico

Per Tel Aviv lo scenario strategico tocca il quadro complessivo del possibile effetto-domino di una saldatura tra le due crisi degli stretti e la prospettiva che gli Houthi, alleati dell’Iran con un solido gradiente di libertà operativa a disposizione, innalzino la capacità di esercitare deterrenza e minaccia del campo avverso a Israele. Si creerebbe, inoltre, un “buco nero” Maariv riporta le parole di fonti militari secondo cui Israele sta “seguendo da vicino” l’evoluzione dei combattimenti in Yemen.

L’incertezza regionale tocca un’area e un quadrante geopolitico dove Israele mantiene una proiezione politica, ad esempio per la vicinanza di Bab-el-Mandeb al Corno d’Africa dove è presente in partner stretto per il Somaliland, e in cui si saldano gli interessi di partner (come gli Emirati Arabi Uniti), rivali (la Turchia in primis) e Paesi in rapporti interlocutori, come l’Arabia Saudita, ritenuti rilevanti da Tel Aviv. Ad oggi il dato da rilevare è che Paesi con agende sistemiche diverse potrebbero avere nel comune obiettivo di evitare un blocco totale di Bab-el-Mandeb e nel non concedere spazio di manovra eccessivo agli Houthi: le mosse del Pakistan, alleato di Turchia e Arabia Saudita nel Patto di La Mecca, e i messaggi mandati agli insorti parlano chiaro. Gli Houthi per ora non sembrano intenzionati a un blocco analogo a quello del passato e appaiono più interessati al contesto interno yemenita. Ma per il futuro lo scenario va monitorato.

Ciononostante, una faglia securitaria si è creata e, come ricorda l’analista Danny Citrinowicz, ciò che appare palese è che “on si tratta più semplicemente di uno scontro tra Arabia Saudita e Houthi. Gli Houthi hanno sviluppato capacità che rappresentano una minaccia più ampia per la sicurezza regionale, il commercio marittimo e la libertà di navigazione”. E dunque tutti gli attori rilevanti osservano con attenzione ciò che si muove a Hormuz, e Israele non fa eccezione. La leva di Bab-el-Mandeb appare potenzialmente in mano ai ribelli yemeniti, e questo modifica il quadro regionale. Se gli Houthi vorranno attivarla, o se l’Iran vorrà persuadere le forze insorte a farlo, è ancora da vedere. Ma l’entropia in Medio Oriente accelera in uno scenario dove già l’incertezza appariva dominante. E in cui nella grande crisi generale, il teatro yemenita appare una ragnatale sempre più intricata.

Fonti