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L‘incidente tra le due forze navali nel Mar Nero, provocato da quella che Mosca ritiene essere stata una premeditata violazione delle proprie acque territoriali da parte di Kiev, riporta alla cronaca una verità inequivocabile: la Marina ucraina non potrebbe mai competere con la forza navale russa senza l’appoggio della Nato.

“L’Ucraina era, è e sarà uno stato marittimo” hanno dichiarato in passato i vertici di Kiev consci del fatto il Pil del paese si basa per un quarto sulle regioni che hanno accesso al Mar Nero e al Mar d’Avoz (collegati dallo stretto di Kerch), e che gli interessi economici e quelli di natura militare-strategica, fondamentali per la nazione, devono essere difesi da una flotta adeguata. Nonostante questa ferma consapevolezza però, il conflitto mai terminato con la Russia, che ha innescato una trasformazione “necessaria” nelle Forze armate ucraine, che hanno forgiato una forza combattente terrestre più efficiente e meglio armata (grazie alle forniture statunitensi) divenendo il secondo esercito permanente più numeroso in Europa, la Marina Militare Ucraina è da ritenersi proprio il punto più debole delle forze armate di Kiev. In uno scontro con la flotta russa verrebbe annientata in meno di un giorno.

La flotta di Kiev

Un tempo orgoglio della nazione, la Forza Navale Ucraina è stata la principale vittima del conflitto che si è concluso nel 2014 con la vittoria russa e l’annessione della penisola di Crimea. Conflitto che ha visto il sequestro di circa il 70% della forza navale, che è stata costretta a trasferire la sua base operativa da Sebastopoli a Odessa. Città portuale dalla quale era partito il convoglio attaccato e sequestrato dalla formazione navale di Mosca questa domenica. Kiev si ritrova così ad aver perso tre quarti delle sue capacità navali e gran parte dei suoi porti e delle sue istallazioni.

Quelle che molti attori dell’informazione e della disinformazione starebbero descrivendo come delle “bagnarole armate”, sono di fatto due piccole motovedette di appena 20 metri classe Gurza-M – ilP175 Berdyansk eP176 Nikopol . Unità armate con due pezzi d’artiglieria a prua e a poppa, e un rimorchiatore di tonnellaggio di poco superiore, armato con alcune mitragliatrici brandeggiabili calibro 12,7. Unità simili costituiscono il grosso della marina di Kiev nella strategia della “mosquito fleet“.

Gli effetti della sconfitta si sono dimostrati devastanti, portando la Marina di Kiev a ridursi a sei-settemila effettivi, che possono contare soltanto su 11 navi da guerra completamente operative – tra cui una sola fregata, alcune corvette e alcune navi da sbarco -, una flotta di pattugliatori costieri e navi ausiliare e appena 10 velivoli. A queste si sono unite recentemente due pattugliatori, classe Island , ceduti dalla Guardia costiera degli Stati Uniti. L’unico sottomarino in forza alla Marina di Kiev, un sommergibile di produzione sovietica Zaporizhzhia, classe Foxtrot, si è autoconsegnato alla Flotta Russa del Mar Nero nel marzo 2014 a seguito dell’occupazione russa della Crimea. 

Il rafforzamento nella Flotta del Mar Nero

 Su questi dati è evidente come la Marina ucraina nel Mar Nero e nel Mar D’Azov non potrebbe competere nemmeno con la sola Flotta del Mar Nero, che ha in linea più di 40 vascelli da guerra di vario genere tra incrociatori, fregate, corvette lanciamissili, e sottomarini d’attacco classe Lada e classe Kilo. La forza aera di Marina comprende inoltre elicotteri d’attacco Ka-52, bombardieri Su-24 e Su-25, caccia Su-27SM e Su-30, numerosi aerei e elicotteri da trasporto e per la lotta antisommergibile (nonostante l’assenza di una minaccia sottomarina “regionale”). Al termine del conflitto infatti, la Russia già forte della sua flotta nella regione, che è stata gradualmente rinforzata da ulteriori componenti aeronavali, ha voluto migliore ulteriormente le sue capacità, aumentando le componenti da sbarco e di fanteria di marina – in caso d’invasione – e modernizzando le basi e le unità, sia della flotta di superficie che di quella sottomarina. 

Il ruolo della Nato

Per questi motivi solo l’Alleanza Atlantica , che ha condannando duramente l’incidente terminato con il sequestro di tre navi militari ucraine compresi i 24 membri dell’equipaggio, potrebbe intervenire in difesa nel caso di un’escalation, o come garante della salvaguardia delle rotte marittime battute dell’Ucraina. Recentemente le esercitazioni multilaterali “Sea Breeze”, manovre congiunte che hanno coinvolto le forze di oltre 19 paesi Nato svolte sia nel 2017 che nel 2018, hanno dimostrato come l’Alleanza potrebbe “intervenire” per contrastare attività potenzialmente ostili nel Mar Nero. Ma questo intervento delicato, anche in una missione di pattugliamento per il controllo della corretta applicazione delle leggi marittime internazionali, potrebbe accrescere le tensioni e portare ad un conflitto con la Russia, che reclama la propria autorità sulle sue acque territoriali e difficilmente sopporterebbe di buon grado un intervento della Nato nella regione.

Nel frattempo le acquee a ridosso dello stretto di Kerch continuano a riscaldarsi, aerei da combattimento sorvolano a bassa quota la zona, il presidente Poroshenko che ha invocato o ottenuto la proclamazione della legge marziale, e le qualcuno dice che se non rilasciati, gli equipaggi di Kiev sono pronti ad autoaffondarsi.