Aleppo è stata liberata. Oppure è stata occupata nuovamente. A seconda che si legga questa notizia con gli occhi dei lealisti oppure dei ribelli. Aleppo, da qualsiasi parte la si guardi, è però ormai una città fantasma. Le case sono state abbattute dai pesanti bombardamenti dell’aviazione russa, i mercati sono stati sventrati anni fa, mentre la grande moschea degli Omayyadi è ormai un cumulo di macerie. L’assedio delle truppe fedeli a Bashar Al Assadè iniziato il 19 luglio del 2012 ed è durato più di quattro anni. È terminato ufficialmente ieri sera, almeno secondo quanto fanno sapere i russi (anche se si incontrano ancora sacche di resistenza). Gli americani non confermano la “veridicità” della fine delle ostilità.

In questo lungo ed estenuante assedio, le truppe di Assad sono state sostenute dall’aviazione russa, dai volontari iraniani e da quelli libanesi di Hezbollah. L’ingente presenza di miliziani sciiti ha in passato sollevato il dubbio – in alcuni casi fondato – che venissero compiute violenze ai danni della popolazione sunnita. Uno scenario, questo, molto simile anche a Mosul.

Le condizioni dei civili

Secondo le stime diffuse dalla Bbc, sono almeno cinquantamila le persone ancora intrappolate nei pochi quartieri di  Aleppo est che sono ancora in mano ai ribelli. Fonti locali parlano invece di centomila persone. Impossibile dare un numero preciso. Mosca ha fatto sapere che almeno seimila civili, di cui almeno duemila bambini, sono riusciti ad abbandonare i distretti in mano ai ribelli. Una cosa non da poco se si pensa che, poco più di un mese fa, gli stessi ribelli sparavano su coloro che cercavano di scappare verso i quartieri controllati da Assad. Secondo una testimonianza raccolta dal reporter di guerra Robert Fisk dell’Independent, i ribelli hanno giustiziato diverse persone che cercavano di abbandonare la parte est di Aleppo. La stessa fonte ha anche dichiarato che, in diverse occasioni, i ribelli hanno posizionato molte armi vicino agli ospedali, mettendo così a rischio la popolazione.

I ribelli avrebbero ancora il controllo di una manciata di quartieri della seconda città siriana. Tra questi figurano Sukkari e Mashhad.

Già due giorni fa, quando l’esercito siriano è penetrato nel cuore della città, la tv di Stato ha diffuso diverse immagini in cui gli abitanti di Aleppo est festeggiavano la liberazione.

Sull’altro fronte, invece, gli attivisti dell’Aleppo Media Center diffondevano le immagini devastanti degli sfollati in fuga. L’Ufficio Onu per i Diritti umani, come riporta la Bbc, ha affermato di avere avuto informazioni credibili su 82 civili uccisi dai governativi in quattro diverse zone della città.

La presa di Aleppo rappresenta certamente un importante passo in avanti per Bashar Al Assad, ma la guerra in Siria non può certamente dirsi finita.

Sospesa l’evacuazione dei civili

L’evacuazione dei ribelli e delle loro famiglie da Aleppo, dopo aver subito ritardi di alcune ore, è stata interrotta. Secondo quanto diffuso dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, gli autobus inviati da Damasco sono tornati alla base. Le operazioni, concordate con la mediazione di Russia e Turchia, sarebbero dovute cominciare alle 5 del mattino, ma tre ore più tardi i bus inviati da Damasco erano ancora parcheggiati all’ingresso del quartiere di Salaheddin, senza spiegazioni ufficiali.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani la responsabilità del ritardo è del governo siriano. In base all’accordo, circa diecimila persone dovranno essere trasferite a al-Atarib, a ovest della città, o nelle zone rurali del lato orientale della provincia settentrionale di Idlib, controllata dai qaedisti di Jabhat Fateh Al Sham, ovvero la vecchia Al Nusra (branca siriana di Al Qaeda).  Le fonti dell’opposizione siriana, citate dal quotidiano turco filo-governativo Sabah, sostengono che l’accordo sia stato in realtà fermato dall’Iran. In un tweet, Hadi al-Bahra, ex presidente della Coalizione nazionale dell’opposizione, accusa invece il regime di aver “bloccato l’accordo” e di aver chiesto ai ribelli di “partire senza le loro armi e andare solo a Idlib”, contrariamente all’intesa di ieri, che prevedeva un loro trasferimento ad al-Atareb, cittadina in mano all’opposizione a nord-ovest di Aleppo, e in alcune zone rurali nella parte est della provincia di Idlib.

In mattinata sono ripresi i bombardamenti dell’aviazione di Damasco contro l’ultima ridotta in mano ai ribelli.

Le condizioni dei cristiani

Secondo monsignor Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo, “la città finalmente sta per essere completamente liberata e unificata dopo quattro lunghi anni di divisione e di morte seminata da diversi gruppi armati siriani e non”. La testimonianza del presule è stata raccolta da Federico Cenci di  Zenit, che scrive: “Durante l’occupazione ‘la vita non era affatto facile, specialmente negli ultimi mesi di combattimenti, perché i ‘ribelli’ impedivano di far arrivare viveri e medicinali, mentre i loro depositi erano riforniti’. Questi gruppi – ribadisce il vicario apostolico – appartengono tutti alla galassia del fondamentalismo islamico e – aggiunge – ‘imponevano alla popolazione dei precetti e dei modi di vita all’insegna del fanatismo, totalmente estranei alla tradizione del popolo siriano’”.