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Guerra

La lezione ucraina per la Cina: come può cambiare il dossier Taiwan

Quanto sta accadendo sul fronte ucraino potrebbe davvero scoraggiare la Cina, ora e nel futuro, dal conquistare Taiwan?

Guardando allo svolgimento della guerra in Ucraina, gli strateghi statunitensi continuano a sperare che quanto stia accadendo sul fronte possa scoraggiare la Cina, ora e nel futuro, dal conquistare Taiwan.

Per tre ragioni, fondamentalmente: i fallimenti della Russia, che in oltre un anno di offensiva non è riuscita a conseguire i suoi obiettivi, dovendo costantemente rivederli e aggiornarli al ribasso; la forte risposta dell’Occidente, con la Nato, l’Unione europea e gli Stati Uniti di fatto sulla stessa linea, pro Kiev e più o meno in prima linea nel sostenere Volodymyr Zelensky; la recente ribellione di Yevgeny Prigozhin, silenziata da Vladimir Putin ma che dovrebbe fungere da monito per Xi Jinping.

In base a questo, unendo i tre punti citati, si creerebbe una barriera tanto solida da convincere la Repubblica Popolare Cinese dal non azzardare mosse rischiose nello Stretto di Taiwan. Ma è veramente così? Come ha scritto il Wall Street Journal, Xi potrebbe trarre lezioni diverse.

A cominciare dal reale gap militare che separa l’esercito cinese da quello russo. Basti pensare che la Cina ha combattuto l’ultima volta una guerra nel 1979 – una campagna contro il Vietnam che si è conclusa con un pareggio – e che a quei tempi ammirava la Russia per la sua capacità di tradurre la violenza in vantaggi politici. La situazione è adesso ben diversa. Il Dragone non è più affascinato dall’Orso (semmai il contrario). E lo confermano le parole di Zhou Bo, un colonnello dell’esercito cinese in pensione che presta servizio come ricercatore presso l’Università Tsinghua di Pechino. “L’immagine militare e la credibilità della Russia sono crollate. Questa è diventata una guerra che non si aspettavano”, ha dichiarato.

Le tre lezioni di Xi dalla guerra in Ucraina

La prima lezione appresa da Xi, dunque, è che l’esercito di Mosca – ovvero quello del partner russo – non è più così inarrivabile. Dopo di che, bisogna tener presente che la leadership cinese ha già la propria road map da seguire, e questo indipendentemente dalla variabile ucraina, che poco o niente interferirebbe con la volontà cinese di sferrare un’offensiva contro Taipei.

Certo, il dossier ucraino ha riacceso in Pechino la necessità di prepararsi all’intrinseca imprevedibilità di un ipotetico conflitto militare. Di pari passo, i funzionari cinesi insistono sul fatto che gli eventi in Ucraina non influenzeranno la questione taiwanese. Anzi: si irritano per quelli che considerano tentativi americani di “ucrainizzare” la questione di Taiwan.

Insomma, per la Cina la riunificazione nazionale è l’obiettivo chiave, qualunque sia l’ambiente internazionale circostante. Secondo alcune fonti Usa, il leader cinese avrebbe fissato una scadenza del 2027 per rendere le forze armate del Paese pronte a sferrare un’offensiva contro l’isola. La terza lezione riguarda l’aspetto economico. Nonostante pesanti sanzioni occidentali, l’economia russa non è crollata e il governo di Putin non ha dovuto affrontare gravi sfide sociali interne.



Le lezioni per gli Usa

D’altro canto, gli Usa hanno ben presente che lo scacchiere cinese nulla ha a che vedere con quello russo. Mentre Putin ha dovuto fare i conti (e deve guardarsi le spalle) dai signori della guerra, Xi non corre rischi del genere. L’unità interna della Cina è granitica se paragonata al disordinato assemblaggio russo.

Attenzione però, perché sebbene Taiwan sia l’obiettivo chiave di Pechino, la priorità assoluta del Partito rimane la sua sopravvivenza e quella del governo. E, da questo punto di vista, la strada per quella sopravvivenza passa attraverso un non collasso dell’economia cinese, una non eventuale sconfitta militare e una non umiliazione geopolitica. Detto altrimenti, Taiwan diventerà un dossier concreto soltanto se non ci saranno dubbi relativi a ipotetici fallimenti.

“L’argomentazione secondo cui la Cina sarà fondamentalmente scoraggiata da ciò che accade in Ucraina è altamente esagerata. La decisione della Cina sull’opportunità di attaccare sarà determinata principalmente dalla valutazione della Cina sull’equilibrio militare regionale. E la guerra in Ucraina, inoltre, esaurisce le scorte di armi che non possono essere facilmente rifornite”, ha affermato Elbridge Colby, uno stratega repubblicano e co-fondatore del think tank Marathon Initiative.

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