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Le recenti dichiarazioni sulla scarsa performance dei Patriot nel teatro ucraino, rivelano l’obsolescenza dello storico sistema terra-aria USA. Lockheed Martin scommette sul nuovo aggiornamento del PAC3-MSE ma Washington e Bruxelles si interrogano sul futuro dei propri sistemi difensivi.

Un “superstite” della Guerra Fredda

In un’intervista sul canale ucraino Espreso TV il generale Igor Romanenko, ex vice capo di stato maggiore delle forze armate ucraine, ha avvertito che i sistemi di difesa aerea a lungo raggio MIM-104 Patriot non sono più in grado di fornire una difesa efficace contro gli attacchi russi. L’efficacia di questi sistemi forniti è “scesa dal 42% al 6%”, a causa degli aggiornamenti software dei missili balistici russi, che ne hanno aumentato la velocità e la manovrabilità in avvicinamento ai bersagli. Si tratta di dati pubblicati dall’aeronautica ucraina, raccolti dal Centre for Information Resilience con sede a Londra, quindi analizzati recentemente dal Financial Times.

In effetti, il MIM-104 Patriot è nato in un’altra epoca. Durante la Guerra Fredda, il Patriot (precedentemente denominato Army Air Defense System AADS-70) era stato progettato per sostituire i sistemi Nike Hercules e Hawk. Entrò ufficialmente in servizio nel 1982, mentre in URSS era già attivo dal 1979 il primo esemplare della famiglia S-300, ovvero il S-300 PT Biryuza.

Tra il 2022 e il 2025, il sistema terra-aria Patriot è stato ampiamente utilizzato nel teatro ucraino, figurando secondo alcuni analisti tra le armi USA “impareggiabili in termini di capacità”. Alla data del luglio 2025, l’Ucraina possedeva almeno una mezza dozzina di batterie di difesa aerea Patriot funzionanti: due ricevute dagli Stati Uniti, altre due dalla Germania, una ricevuta in modo congiunto da Olanda e Germania, infine una dalla Romania. Ma l’aumento della domanda del sistema Patriot, associata a scenari in cui missili balistici e da crociera stanno diventando più frequenti, non può eludere il problema della reale efficacia qualitativa.

Perché i missili russi superano le difese Patriot

Un rapporto dell’Ispettore Generale Speciale per la Difesa degli Stati Uniti, relativo al periodo tra il 1° aprile e il 30 giugno di quest’anno, evidenzia che le forze armate ucraine hanno avuto “difficoltà nell’utilizzare in modo coerente i sistemi Patriot contro i missili balistici russi a causa di recenti miglioramenti tattici russi, inclusi aggiornamenti che permettono ai missili di cambiare traiettoria ed eseguire manovre, invece di volare lungo una traiettoria balistica tradizionale”.

Per Fabian Hoffmann, esperto di missili dell’Università di Oslo, l’aumentata efficacia dei missili russi è da attribuire a nuove modifiche software. Dall’analisi svolta dai produttori di missili, la Russia sembra aver apportato alcuni aggiornamenti delle componenti. “Proprio come i produttori occidentali estraggono continuamente dati dall’Ucraina per perfezionare i loro algoritmi di difesa missilistica balistica, gli sviluppatori missilistici russi probabilmente fanno lo stesso per i loro sistemi missilistici offensivi”. Secondo Hoffmann, i russi “potrebbero aver osservato che i missili lanciati su traiettorie terminali più ripide hanno raggiunto tassi di penetrazione più elevati rispetto a quelli su percorsi più superficiali, e successivamente hanno replicato questo successo su larga scala”. A differenza delle modifiche hardware, le regolazioni della traiettoria sono relativamente facili da implementare, senza rischiare di alterare le catene di approvvigionamento già consolidate.

Il missile 9M723 impiegato dal sistema a corto raggio Iskander-M è capace di un comportamento quasi balistico e di una notevole aggressività di manovra. Vola più basso rispetto ai classici archi balistici, può variare l’apogeo ed eseguire pull-up in verticale e jink laterali che complicano la stabilità del filtro di tracciamento all’interno dei radar difensivi. 

A fare la differenza sembra essere il software di guida e controllo: tempistica delle manovre terminali, selezione degli angoli di picchiata e orientamento verso una cinematica di rottura della traiettoria progettata per arrivare all’interno degli angoli di visuale del Patriot proprio mentre gli intercettori vengono lanciati.

Lockheed Martin al lavoro per aggiornare i Patriot

Il 18 agosto di quest’anno la Lockheed Martin annunciava di aver completato il test del missile PAC‑3 MSE (Patriot Advanced Capability‑3 Missile Segment Enhancement) combinato al radar LTAMDS (Lower Tier Air and Missile Defense Sensor) con capacità di ingaggio di 360°, nell’ambito della modernizzazione della capacità integrata statunitense di difesa aria‑missile (IAMD – Integrated Air and Missile Defense). Un risultato che farebbe del PAC‑3 MSE (designato MIM‑104E) la versione più avanzata degli intercettori Patriot: include motore a doppio impulso, grande manovrabilità, seeker attivo in banda Ka e compatibilità con lanciatori esistenti. 

Rimangono tuttavia dubbi sulle capacità statunitensi di produzione, fornitura e distribuzione del “nuovo” Patriot. Con una produzione globale annuale di intercettori di circa 850–900 unità, e una limitata disponibilità di queste per l’Europa (stimata attorno alle 400-500 unità), gli USA dovrebbero affrontare il ritmo industriale russo capace di produrre 800-1.000 missili balistici a corto e medio raggio all’anno.

Assumendo che servano almeno due intercettori per ogni missile balistico in arrivo per garantire un’elevata probabilità di intercettazione, l’attuale ritmo produttivo non sarebbe sufficiente per mantenere, nel solo teatro ucraino, una difesa terra-aria efficace e credibile.

Come ha rilevato Hoffmann, continuare a “colpire la freccia e non l’arciere” non sarà una strategia vincente: l’attuale deterrenza per negazione adottata da Bruxelles (ovvero difendersi e impedire che l’avversario ottenga obiettivi) non è sufficiente contro un avversario persistente e capace di aggiornare le componenti dei propri sistemi d’arma. L’aggiornamento del PAC-3 MSE, benché possa raggiungere un traguardo tattico, non segnerà un cambio di passo strategico.  

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