Dalla terra, la guerra a Gaza si sposta verso il mare. Le Israel Defense Forces hanno comunicato di aver sventato un attacco da parte di Hamas, che era pronta a colpire una nave della Marina con un drone sottomarino. Le Idf hanno detto di aver colpito la nave madre, uccidendo i miliziani in procinto di far partire l’attacco: ma il segnale di quanto avvenuto a nord della Striscia di Gaza non è certo da sottovalutare per i piani dei comandi israeliani, che ora vedono il rischio di essere coinvolte su un altro fronte, quello marittimo.

Il piano per blindare il mare

Israele da tempo ha avviato un piano per blindare il mare. Non l’ha fatto soltanto potenziando la Marina, da diversi anni al centro di vero e proprio piano di modernizzazione e cambiamento strategico. Con la crescita del potenziale energetico del mare davanti Israele, le forze navali israeliane sono state dotate dei sistemi Iron Dome per proteggere le piattaforme off-shore di gas da possibili attacchi missilistici. Un pericolo che non riguarda solo le minacce di Hamas, ma anche da parte di Hezbollah, che in tempi di escalation ha più volte minacciato di colpire i grandi centri nevralgici del gas dello Stato ebraico.

Attacchi che rappresenterebbero un enorme danno economico, ma anche strategico, dal momento che i giacimenti di gas di Israele rappresentano uno dei grandi fattori di cambiamento geopolitico in corso nel Medio Oriente. Metterli a rischio, come già accaduto in queste ore in cui Israele ha bloccato la produzione di un impianto del giacimento Tamar, equivale a colpire uno dei pilastri della nuova strategia regionale del Paese.

mappa eastmed israele

Israele colpisce le unità navali di Hamas

La Marina israeliana è abbastanza certa, spiegano i media locali, di aver neutralizzato gran parte delle principali strutture utilizzate da Hamas per colpire dal mare. L’aviazione israeliana, tra le tante vittime eccellenti mietute in queste ore, avrebbe ucciso anche il capo dell’unità di ricerca e sviluppo navale e sottomarina dell’organizzazione palestinese e altri due alti comandanti delle forze marittime palestinesi, ma non il suo comandante.

Come riporta Haaretz, inoltre, “Israele ha colpito sette siti di produzione di attrezzature navali a Gaza, cinque depositi di munizioni, otto case che ospitano commando navali, una serie di postazioni militari e postazioni di lancio di razzi”. Attacchi che mostrano come Israele sia estremamente interessata a colpire queste forze. Perché se anche gli impianti offshore non hanno subito danni, è altrettanto evidente che questo è stato dovuto esclusivamente alla presenza del sistema Iron Dome montato su alcune navi a difesa di queste piattaforme. Altrimenti i razzi di Hamas sarebbero stati in grado di centrare questi bersagli, così come lo avrebbero fatto i droni e le forze subacquee della Striscia di Gaza.

Dai droni agli “uomini rana”

I rapporti dell’intelligence israeliana hanno da tempo puntato gli occhi sulle forze navali di Hamas. Sembra incredibile pensare che un’organizzazione di un territorio così piccolo e privo di strutture in grado di produrre navi e mezzi sottomarini sia riuscita a costruire una minaccia così impellente, eppure è proprio dal mare che per Israele arrivano i pericoli che considerano più infidi. In questi anni, complice l’attenzione spostata esclusivamente sul fronte terrestre e missilistico, Hamas ha strutturato la sua forza navale come un vero gioiello delle proprie milizie. E oggi è in grado di colpire le piattaforme offshore con i razzi, possiede moto d’acqua, droni sia subacquei che di superficie, motoscafi, imbarcazioni per azioni dei commando e i temibili “uomini rana”, l’unità speciale di “incursori” che aveva provato a colpire nel 2014 il kibbutz di Zikim.

Nonostante l’attenzione mediatica sia tutta spostata sulla parte missilistica delle brigate Al Qassam, le forze navali – come scrive Middle East Monitor – rappresentano oggi la vera élite di Hamas. Gli uomini di Gaza conoscono perfettamente il mare e come gestirlo, vivono in un’enclave incastonata tra deserto, muri e Mediterraneo e quindi per loro è naturale una vocazione anche marittima. Per questo motivo le Brigate hanno deciso di addestrare i loro migliori giovani a far parte di questi commando. Sono formati per compiere azioni nei villaggi israeliani che si affacciano sul mare, ma soprattutto a trasportare esplosivi, colpire le navi israeliane che solcano le acque del Levante con qualsiasi tipo di missile a disposizione oppure usando le loro doti di sommozzatori, e si muovono con disinvoltura dal mare alla terra.

Per questo motivo, Israele ha completato un nuovo muro che corre per 200 metri nel mare per proteggere proprio quel kibbutz che venne colpito dai commando palestinesi. Una parte di pietre, cemento armato e sensori per individuare chiunque si avvicini nell’acqua, ma un segnale che da tempo lo Stato ebraico conosce il pericolo che può arrivare dal Mediterraneo. Una questione che interessa non solo per Hamas, ma anche per Hezbollah, che, rifornita da tecnologia iraniana, può certamente giungere a un livello di minaccia sottomarino e marittimo da non sottovalutare.

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