Sono almeno 31 i morti confermati in Libano dopo che la guerra in Iran ha avuto la sua espansione anche al Paese dei Cedri: Hezbollah, principale alleato di Teheran in Libano, ha rotto gli indugi lanciando alcuni missili verso il Nord di Israele per la prima volta da novembre 2024, quando fu firmato il cessate il fuoco dopo la guerra combattuta da Tel Aviv contro la milizia sciita, e lo Stato Ebraico ha risposto colpendo con raid aerei e missilistici i nemici.

Hezbollah rompe gli indugi, Israele risponde

Israele ha espanso le operazioni e annunciato una campagna che durerà, secondo il comando delle forze armate, “diversi giorni”, mandando alla popolazione di 50 villaggi libanesi nel Sud del Paese un ordine di evacuazione che lascia presagire ulteriori escalation.

Dopo che i missili e i proiettili diretti contro città costiere quali Haifa e altri villaggi del Nord sono stati intercettati dalla difesa dell’Israel Defense Force, che ha operato anche il sistema di difesa laser “Or Eitan” (Iron Beam) a minor costo operativo, Tel Aviv ha contrattaccato prendendo di mira diverse strutture militari del Partito di Dio.

“L’attacco è avvenuto poche ore dopo che il capo di Hezbollah Naim Qassem aveva promesso che il suo gruppo avrebbe affrontato Israele e gli Stati Uniti in merito ai loro attacchi contro l’Iran, nonostante l’appello del governo libanese a rimanere in disparte”, nota il Times of Israel, che sottolinea come Hezbollah abbia voluto reagire all’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei nel giorno d’inizio dell’offensiva e indicato nello Stato Ebraico il suo bersaglio.

I bersagli di Israele in Libano

Il Times of Israel riporta da fonti dell’Idf che “decine di attacchi a Beirut e nel Libano meridionale hanno colpito il quartier generale e le infrastrutture di Hezbollah, nonché un veicolo che trasportava due agenti della forza d’élite Radwan del gruppo terroristico nella zona di Kfar Dajjal”. Al-Akhbar, testata legata a Hezbollah, segnala l’imponente serie di attacchi israeliani a Sud e indica diverse località come colpite: Al-Halousiya, Batouliya, Al-Taybeh e Al-Qantara. Si conta già almeno una vittima di primo piano nel Partito di Dio. Il capo della componente parlamentare di Hezbollah , Mohammad Raad, è stato ucciso nei raid e dato che Beirut che la parte centrale del Libano sono state bersagliate è possibile che altri vertici senior del Partito di Dio siano stati messi nel mirino.

Il governo di Beirut ha nettamente criticato Hezbollah per la scelta di rompere la tregua con Israele, dopo aver per diversi mesi parimenti stigmatizzato Tel Aviv nelle sue ripetute violazioni del cessate il fuoco. Il presidente ed ex capo dell’esercito libanese Joseph Aoun e il premier Nawaf Salam hanno avuto modo di acquisire l’incarico sulla scorta dell’indebolimento di Hezbollah dopo la guerra con Israele ma non intendono veder il Paese dei Cedri trascinato nuovamente nel turbine della guerra.

Il Libano nel turbine della guerra

Il Libano, che non ha mai formalizzato una pace con Israele dal 1948 ad oggi, questa volta ha preso nettamente posizione e indicato in Hezbollah il responsabile dell’escalation: “La responsabilità ricade sulle parti che hanno ignorato i ripetuti appelli a preservare la sicurezza e la stabilità”, ha detto Aoun, mentre Salam ha dichiarato che il lancio di razzi è un “atto irresponsabile e sospetto che mette a repentaglio la sicurezza del Libano e fornisce a Israele pretesti per continuare i suoi attacchi contro questo Paese”.

Parole che testimoniano l’inquietudine dei decisori di Beirut, capitale fragilissima che rischia di essere stritolata nella tenaglia di un nuovo conflitto. E che può essere la maggior vittima dello sconfinamento di una guerra già resa regionale dalla risposta all’attacco israelo-americano all’Iran. Contando anche la guerra tra Afghanistan e Pakistan, non c’è Paese compreso tra il Mediterraneo a Ovest, lo Stretto di Bab-el-Mandeb e il Golfo persico a Sud, il confine turco e caucasico a Nord e quello indiano a Est a non esser stato coinvolto in un conflitto nell’ultima settimana. La guerra grande è realtà. E per il Libano può essere un crocevia critico

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