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La guerra alle atrocità perpetrate dal signore della guerra ugandese Joseph Kony – che tutti abbiamo conosciuto attraverso il video viraleKONY 2012– ha ottenuto dei sensibili successi grazie a una piccola squadra di soldati d’élite che operano con le forze speciali americane: gli esperti di “guerra psicologica” dell’unità aviotrasportata MISO – Military Information Support Operations. Questa piccola task force è stata inviata nel centro Africa nel 2011 dall’amministrazione Obama e per sei anni ha avuto come unico obiettivo quello di debellare la minaccia del gruppo di ribelli noto come Lord’s Resistance Army o LRA : un gruppo armato comandato da J. Kony che ha terrorizzando per decenni l’Uganda, il Sud Sudan, il Congo, e la Repubblica Centrafricana. In questa vaste aree LRA ha perpetrato dal 1987 assassinii, mutilazioni, e rapimenti – sopratutto di bambini costretti a diventare “bambini soldato”.

Mantenendo ridotta la propria presenza nel teatro centro-africano, gli Stati Uniti, a fronte di costi relativamente bassi da poter impiegare, hanno confidato nell’efficacia strategica di operazioni di “psychological warfare” e  IAA (Inform and Influence Activities) condotte da questi specialisti, impiegati in passato come supporto alle unità speciali dell’USSCOM (United States Special Operations Command) in Vietnam, in Somalia, Iraq e Afghanistan . Gli esperti di PSYOP hanno disintegrato passo dopo passo l’Esercito della Resistenza del Signore, individuando i ‘membri chiave’ per convincerli attraverso stratagemmi estremamente persuasivi a disertare e fornire le informazioni sensibili che  sarebbero state sfruttate dell’ Ugandan People’s Defense Force contro il loro ex leader e il resto del LRA. 

Durante la conferenza che si è tenuta a Washington D.C. il colonnello Bethany C. Aragon, che ha preso parte alle operazioni, ha esposto la strategia approntata dall’unità di PSYOP nel territorio ugandese in quella che è stata definita un’operazione modello. “Il pubblico di destinatari per i nostri messaggi era vasto inizialmente, ma sapendo che la maggioranza dei combattenti dell’LRA era costituita da bambini soldato che erano stati rapiti, abbiamo focalizzato la nostra attenzione su di loro come soggetti più suscettibili. Una volta capito chi faceva cosa nell’esercito di Kony e come raggiungerli – può sembrare facile, ma questi ragazzi non si possono contattare su Facebook (come molti jihadisti n.d.r) – abbiamo mandato loro messaggi, sfruttando le frequenze radio, attraverso volantini illustrativi e degli altoparlanti degli aerei che sorvolavano la giungla dove LRA si nascondeva”. Il primo e fondamentale messaggio che veniva divulgato era “Chi lascia il Lord’s Resistance Army non verrà perseguitato”; su questa base la campagna di propaganda per la ‘diserzione indotta’ ha visto le prime defezioni tra le fila di Kony. Accordata l’amnistia con il governo ugandese, questi ex-combattenti entravano a far parte di un programma di reintegrazione nei paesi d’origine, con l’obiettivo reinserirli nel tessuto sociale locale e allontanarli da posizione estremiste. Ottenere la fiducia dei possibile disertori era il passo più complesso secondo il colonnello Aragon, proprio perché Kony convinceva i suoi combattenti che non c’era possibilità di lasciare LRA senza subire gravose conseguenze.

Il passaggio chiave: la diserzione di Omona

Secondo gli operativi del MISO, la diserzione del maggiore Michael Omona – ufficiale addetto alle comunicazioni del LRA – è stato un passaggio chiave nell’intera operazione: dato il ruolo di rilievo che ricopriva nell’esercito di Kony. Il trentacinquenne di origine ugandese, RTO addetto alle comunicazione personali di Joseph Kony, era stato rapito all’età di 12 anni quando 23 anni dopo venne sorpreso nelle profondità della giunga da una registrazione che portava un messaggio con la voce di suo zio – che secondo le informazioni raccolte grazie all’organizzazione ‘Pathways to Peace’ era stato come un padre per lui – scosso da quanto aveva sentito Omona decise di disertare e dopo una settimana passata alla macchia giungla venne intercettato da una pattuglia governativa. Omona in seguito ha fornito al MISO informazioni sensibili sulle comunicazioni di Kony, su gli altri membri chiave del LRA: ma sopratutto riguardo il linguaggio ‘cifrato’ utilizzato dalla milizia. L’esercito di Kony, che poteva contare su oltre  2.000 effettivi, in seguito alle diserzioni e alle missioni mosse sulle basi dell preziose informazioni logistiche ottenute si è ridotto gradualmente a 100 effetti, divenendo così un ‘forza’ allo sbando incapace di perpetrare azioni offensive. Dei dieci membri del LRA ritenuti come ‘high-value’, 6 sono morti, 2 sono stati catturati, 1 ha disertato. Solo il leader Joseph Kony è ancora attivo.

Un esempio modello di guerra “psicologica”

Quella condotta dal MISO in Uganda è stata definita un’operazione ‘modello’ nel campo della guerra psicologica, che si sta rivelando – e si rivelerà – sempre più fondamentale nell’era dei conflitti ‘non convenzionali’ combattuti in un panorama geopolitico in continua evoluzione, dove la guerra ibrida e l’instabilità politica indotta dal ‘pensiero’ delle masse – spesso veicolate e manipolate – si riveleranno le potenziali minacce del futuro. La capacità di influenzare il processo cognitivo attraverso ‘animo, pensiero e percezione della realtà’ dei soggetti, nemici o amici, attraverso i diversi gradi di guerra psicologica conosciuti – Bianco, Grigio, Nero – viene definita sulla valutazione multistrata strategica del Pentagono dell’anno corrente come ‘fondamentale’, e con essa viene determinata necessaria la capacità di esercitarla attraverso le ‘forze speciali’: da immaginare, come abbiamo scritto in precedenza, in un’accezione futura di piccoli team di specialistimultitasking estremamente versatili.