Non è riuscito a lanciarsi dal suo aereo da combattiamo, il terzo F-16 della forza aerea di Kiev perso in azione nei cieli dell’Ucraina, dove si continua a combattere contro i missili e i droni lanciati da Mosca nei raid notturni sempre più massicci. Il tenente colonnello Maksym Ustymenko, nato nel 1993, è rimasto ucciso il 29 giugno dopo aver abbattuto sette tra missili da crociera e droni kamikaze russi.
L’aereo sul quale volava, uno dei caccia F-16 di fabbricazione statunitense, ha subito gravi danni mentre cercava di abbattere l’ultimo avversario, come scrivesse il famoso pilota da caccia inglese Richard Hope Hillary. Danni che hanno provocato un’irrecuperabile perdita di quota, e lo schianto del velivolo. Il tenente colonnello Ustymenko “ha fatto del suo meglio per allontanare l’aereo dall’insediamento, ma non ha avuto il tempo di eiettarsi“, ha dichiarato l’Ukrainian Air Force su suo Telegram, rendendo omaggio un nuovo eroe della forza aerea che si fregia del tridente nello scudo blu, il vecchio stemma dei principi Rjurikidi, ora stemma nazionale.
“Il lavoro dei piloti ucraini è estremamente pericoloso e rischioso, sia quando colpiscono obiettivi terrestri nemici che quando respingono attacchi aerei“, spiegano i vertici militari di Kiev, che ricordano come i piloti di F-16 siano costretti a decollare notte e giorno per distruggere decine di droni kamikaze del tipo Shahed-136, una munizione circuitante di fabbricazione iraniana, ancora più temibile nelle versioni implementate e prodotte dai russi, denominati Geran-2 e Garpya-1.
Come riportano le fonti ucraine, la Russia ha “intensificato la sua campagna aerea su Kiev e altre città nell’ultimo mese“. Lanciando “oltre 2.700 droni tipo Shahed“, pari a circa il “9,5% del numero totale di droni tipo Shahed schierati durante l’intera guerra” solo mese di giugno. Attualmente, infatti, le fabbriche russe riescono a produrre anche 170 droni kamize al giorno. Un sistema d’arma letale, economico, ed estremamente versatile che consente alle truppe di Mosca di tenere sotto pressione l’Ucraina con raid continui, contro obiettivi militari e strutture critiche e indispensabili, anche per i civili.
Kiev ricorda come nonostante i sistemi di difesa aerea e i caccia forniti dall’Occidente, non riesca a proteggere il proprio spazio aereo dalle incursioni delle Forze Aerospaziali russe, specialmente quelle condotte con droni come gli Shahed e le loro versioni più sofisticate.
L’Aeronautica ucraina si trova “costretta” a utilizzare “tutti i mezzi disponibili“, compresi i caccia F-16, per respingere gli attacchi russi. Per questo ha già perso in combattimento 3 dei caccia occidentali a lungo attesi. Il primo caccia F-16 è stato abbattuto il 26 agosto 2024. Il pilota, Oleksii Mes, rimase ucciso in missione mentre stava intercettando missili da crociera russi. Il secondo, ai comandi del capitano Pavlo Ivanov, di appena 26 anni, è stato abbattuto il 12 aprile del 2025.
Anche in quell’occasione il pilota rimase ucciso nello stesso tipo di missione: cercare di abbattere i droni kamikaze che minacciano le città ucraine, proprio come i piloti inglesi che davano la “caccia” ai bombardieri notturni della forza aerea avversaria e alle famose bombe volanti V1, le armi di rappresaglia di Hilter che minacciavano Londra e il resto dell’Inghilterra nella famosa epopea dei “pochi“. Quei pochi che, una sortita sortita dopo l’altra, una coraggiosa missione dopo l’altra, diventavano, tristemente, “sempre meno“.
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