La geopolitica della corsa allo spazio
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La guerra in Ucraina rischia di far esplodere una rivolta del pane nei Paesi arabi. Il conflitto in corso e le sanzioni contro la Russia hanno portato il prezzo del grano e dei fertilizzanti alle stelle. L’effetto valanga è dietro l’angolo: il blocco del Mar Nero minaccia direttamente la sicurezza alimentare di oltre mezzo miliardo di persone in Medio Oriente e Nord Africa (Mena). Egitto, Tunisia, Libano, Iraq, Algeria, Libia: tutti stanno prendendo contromisure per evitare nuove proteste suon di “pane, lavoro e dignità”, come fu agli albori della primavera araba del 2010-11. Secondo Eugenio Dacrema, analista economico del Programma alimentare mondiale (World Food Programme, Wfp), nelle economie più fragili “bastano uno o due mesi” per sentire l’impatto della crisi. E ad aprile inizia il Ramadan, il mese sacro lunare islamico del digiuno, tradizionalmente foriero di alta inflazione.

Chi sono i più esposti

In un’intervista all’Agenzia Nova, Dacrema evidenzia l’esposizione dei Paesi Mena alle importazioni di materie prime alimentari, soprattutto cereali, da Ucraina e Russia. “Egitto e Turchia sono gli esempi più rilevanti in termini di numeri assoluti, anche a causa delle loro grandi popolazioni. Congiuntamente importano circa 17,2 milioni di tonnellate all’anno di grano”, ha affermato Dacrema, senza dimenticare anche nazioni più piccole “come Yemen (che importa il 22 per cento del fabbisogno di grano dall’Ucraina) LibiaGiordaniaAlgeriaLibano (che arriva ad importare oltre il 50 per cento del grano dall’Ucraina) e Tunisia (42 per cento)”. In Siria, secondo il Wfp, dodici milioni di persone (oltre la metà della popolazione) si trovano in condizioni di insicurezza alimentare acuta. “Certamente il mese di Ramadan comporta ogni anno picchi consistenti della domanda in questi Paesi. La concomitanza quest’anno con la vertiginosa salita dei prezzi causata dalla crisi ucraina ha certamente il potenziale di generare un significativo scontento sociale”, aggiunge Dacrema.

Allarme siccità

Un’analisi del Middle East Institute aggiunge un altro elemento critico: la siccità. A febbraio, il Marocco ha dichiarato un “anno di siccità eccezionale” e il sovrano del Regno, il re Mohammed VI, ha annunciato un meccanismo di sostegno finanziario di 10 miliardi di dinari (1,01 miliardi di dollari) per combattere l’impatto della siccità sul settore agricolo. In Algeria, le piogge a dicembre 2021 e gennaio 2022 sono cadute a un terzo della media stagionale, mentre le capacità delle dighe era appena del 37,6 per cento all’inizio di febbraio. “Il crescente problema dell’insicurezza alimentare è stato fortemente aggravato dalle scarse precipitazioni nel Maghreb nei primi mesi di quest’anno. Allarmati dalla mancanza di piogge, i governi hanno pianificato di importare più cereali per compensare la minore produzione interna”, spiega l’istituto statunitense.

La storia si ripete

Per decenni, l’accesso ai generi alimentari sovvenzionati ha fatto la differenza tra la stabilità autoritaria e il caos in Medio Oriente. Nel 1977, il tentativo (fallito) del presidente egiziano Anwar Sadat di tagliare i sussidi per il pane fomentò rivolte popolari che provocarono 171 morti e centinaia di feriti. Nel 1983-84 fu il presidente tunisino Habib Bourguiba ad affrontare rivolte per il pane dopo aver eliminato i sussidi su grano e semola. L’aumento dei prezzi delle materie prime (causato all’epoca da Stati Uniti e Canada) contribuì allo scoppio delle proteste in Tunisia nel 2008-2009 e al rovesciamento del presidente Zine El Abidine Ben Ali nel 2011. Un decennio dopo, nel 2018-19, la rimozione dei sussidi per il pane in Sudan contribuì a far ripartire la rivolta popolare che portò alla deposizione del presidente Omar al Bashir. Ora la storia sembra ripetersi con la guerra in Ucraina.

La tempesta perfetta

Molte nazioni arabe stanno correndo ai ripari per proteggersi dal mix di conflitti, siccità, alta inflazione e svalutazione delle monete nazionali. In Tunisia, il capo dello Stato Kais Saied ha firmato un decreto che prevede l’ergastolo per chi specula sulle materie prime sovvenzionate dallo Stato. In Egitto, il presidente-generale Abdel Fatah Al Sisi ha deciso di stabilire un prezzo fisso per il pane la cui produzione non è stata sovvenzionata dallo Stato, con multe salatissime (fino a 300 mila euro) per i trasgressori. L’Algeria ha disposto la sospensione sine die di tutte le esportazioni di prodotti alimentari di largo consumo, minacciando che “qualsiasi tentativo di esportare questo tipo di prodotti sarà trattato con rigore, indipendentemente dal modo di trasporto e indipendentemente dalla qualità dell’esportatore”. Basterà a fermare la tempesta perfetta che si sta per abbattere in Medio Oriente e Nord Africa?

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