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Guerra

Rifugiati e guerriglieri, la guerra in Sudan tracima sempre più in Ciad

Il confine tra Ciad e Sudan appare sempre più caldo: gli scontri tra l'esercito di N'Djamena e le Rsf preoccupano l'intera regione.

Circondato da conflitti e con un assetto interno ancora da definire: il Ciad è forse uno degli Stati più emblematici riguardo l’attuale condizione del continente africano. A Nord vi è il sempre caldo confine con la Libia, teatro negli anni Ottanta della più lunga avventura militare di Muhammar Gheddafi. A Sud vi è la sempre instabile Repubblica Centrafricana, a Ovest invece corrono le frontiere con i Paesi del Sahel logorati dalla guerriglia jihadista. Ma per il governo del presidente Mahamat Deby, la vera sfida riguarda il mantenimento della stabilità nell’Est del Paese. Lì dove la guerra in corso nel Sudan oramai rischia seriamente di tracimare in territorio ciadiano.

Le battaglie con le Rsf

Per la verità, già da tempo il remoto Est del Ciad appare come uno sbocco vitale per alcuni attori impegnati nel conflitto sudanese. Da tempo infatti si parla di una base aeroportuale, situata per l’appunto in territorio ciadiano, usata dagli Emirati Arabi Uniti per rifornire le Forze di Supporto Rapido (Rsf). Le milizie cioè, comandate da Hemeti Dagalo e supportate da Abu Dhabi, autrici di razzie e crimini nell’Ovest del Sudan e che lottano contro il governo del generale Al Burhan. La base adesso sarebbe stata spostata nel Sud della Libia, mentre il governo di Deby appare più distante dagli Emirati. Specialmente dopo la rivincita saudita contro le forze filo emiratine nello Yemen, capace di ridisegnare la mappa di alleanze in medio oriente.

Forse proprio per il mancato appoggio ciadiano, oggi le Rsf appaiono molto più aggressive lungo il confine. Nei giorni scorsi, le milizie hanno preso d’assalto la cittadina di frontiera di Al-Tina. L’azione ha coinvolto anche una parte del territorio del Ciad, con i soldati agli ordini di Deby costretti a ripiegare. Sono così nati scontri improvvisi tra Rsf ed esercito ciadiano, in cui almeno 10 soldati hanno perso la vita. Molti altri però risulterebbero ancora dispersi, forse anche in mano ai miliziani sudanesi. Non si è trattato del primo scontro: le scorribande delle Rsf in Ciad sono sempre meno frequenti e sempre più violente. Deby starebbe pensando a una risposta, ma questo rischierebbe di trascinare il Paese dentro il conflitto civile del Sudan.

Confine chiuso anche per i profughi

La guerra sudanese sta impattando sul Ciad anche sotto il profilo economico e sociale. Da quando nel 2023 è scoppiata la guerra tra Rsf ed esercito regolare del Sudan, in migliaia si sono spinti nelle regioni orientali del Ciad per cercare rifugio. Il governo di N’Djamena non ha mai avuto molte risorse per riuscire a far fronte alla crisi umanitaria, così nelle aree con maggiore presenza di profughi sono sorte tensioni di vario ordine. Circostanza che ha creato una più marcata destabilizzazione, come testimoniato dalla guerriglia portata avanti dal Fulja. Una sigla quest’ultima che indica uno dei più organizzati gruppi dell’opposizione, capace a inizio febbraio di conquistare la località di Oum Sissiya.

Per questo motivo, Deby ha deciso di chiudere le frontiere e provare a sigillare il più possibile gli oltre mille chilometri che compongono il confine con il Sudan. Una decisione che potrebbe avere ripercussioni anche di carattere umanitario. Molti profughi attualmente nel Darfur e nelle regioni sudanesi coinvolte nel conflitto, hanno visto chiudersi l’unica vera via di salvezza. E le organizzazioni non governative hanno già lanciato i primi allarmi.

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