Non è una novità il fatto che Grecia e Turchia siano ai ferri corti. Ma nell’ultimo mese le tensioni si sono riacutizzate a causa di due particolari accadimenti: l’avvio del progetto Eastmed che, di fatto, taglierebbe fuori la Turchia dal mercato energetico europeo e la questione legata all’invio di truppe libiche a sostegno di Fayez al Sarraj in Libia.

Alle proteste della Grecia e alle tensioni che si sono create nella popolazione, Ankara ha risposto limitando di nuovo i controlli sui migranti che dalle coste dell’Anatolia si imbarcano diretti verso le isole greche dell’Egeo. La mossa ha contribuito ad una nuova escalation tra i due Paesi che comunque, nonostante le continue tensioni, non sono mai arrivati oltre le proteste diplomatiche e sgambetti economici. Questo, almeno, sino alla scorsa settimana, quando il conflitto tra Grecia e Turchia si è spinto sui canali informatici.

Adesso il fronte della guerra principalmente ideologica e commerciale tra i due Paesi si è spinta oltre, chiamando in azione i gruppi sia indipendenti sia filo-governativi di hacker digitali, con l’obiettivo di destabilizzare la sicurezza delle informazioni detenute da Atene e da Ankara. Le notizie sono sporadiche, ma destano comunque particolare interesse. Nella giornata di giovedì un gruppo di esperti digitali della Turchia (Anka Neferler) è riuscito ad accedere ai database governativi della Grecia (Ahval News), trafugando importanti informazioni e danneggiando la documentazione presente negli archivi digitali. In particolare, sarebbero stati trafugati dati interni del parlamento della Grecia, del ministero degli Esteri e soprattutto della Borsa di Atene. A seguito dell’attacco, la risposta ellenica non si è fatta attendere. Un gruppo di hacker – c’è chi ritiene addirittura affine all’organizzazione internazionale di Anonymous – sarebbe riuscito ad accedere ai database della Turchia. A seguito dell’attacco, la documentazione trafugata è stata messa in rete, rendendola di fatto di dominio pubblico e gli hacker avrebbero in un secondo momento sbeffeggiato i tecnici informatici di Ankara, sottolineando come i loro livelli di difesa fossero assai scarsi e facili da superare.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Sputnik, le informazioni trafugate consisterebbero in comunicazioni interne dell’intelligence turca e degli organi di polizia. Inoltre, sarebbero stati bersaglio dell’attacco anche le testate giornalistiche Sabah e Hurriyer ed i portali per la gestione delle emergenze del Paese: a chiaro segnale di come a qualsiasi attacco non ci siano limiti nell’entità della ritorsione. La Grecia, che non rappresenta un’élite sotto molti terreni di scontro, ha dimostrato ancora una volta come le sue forze digitali siano di gran lunga superiori rispetto a quelle degli altri Paesi. Il terreno di scontro del prossimo futuro tra Atene ed Ankara è stato dunque tracciato e consisterà nella guerra digitale, con la possibilità che nuovi attacchi si ripetano nel prossimo futuro. Questo renderà ancora più complicate le comunicazioni tra i due Paesi e la gestione della crisi, portando al rischio di una ulteriore escalation di tensioni tra la Grecia e la Turchia.

Le due azioni portate a termine dai Paesi hanno comunque sottolineato quanto siano fragili le difese informatiche del settore pubblico: problema questo diffuso a livello globale e che mette in pericolo importantissimi dati a causa delle gravissime lacune dei governi e degli apparati pubblici. Tanto più, nella misura in cui è in atto un aumento delle tensioni tra Paesi (come nel caso di Grecia e Turchia), che dovrebbero spingere gli esperti informatici delle nazioni ad aumentare le proprie difese digitali.

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