Oltre settant’anni dopo il suo congelamento la Guerra di Corea resta una ferita aperta. Dietro la retorica e l’oblio, la Corea del Nord si muove nell’ombra delle grandi potenze, tra nucleare, guerra cibernetica e nuove ambizioni. Che cosa aspettarsi in futuro? Ne abbiamo parlato con il professor Gastone Breccia, storico militare e autore del libro “Corea, la guerra dimenticata” (2019, Il Mulino), appena uscito in versione aggiornata.
La Guerra di Corea finirà mai? È cambiato qualcosa rispetto al passato?
“Purtroppo non si vede una fine all’orizzonte. La Corea del Nord non è soltanto una potenza nucleare – e questo aspetto la mette al riparo da future avventure militari ostili – ma è anche una pedina importante in un “gioco” molto più grande di lei. Pyongyang, per esempio, sta appoggiando la Russia nella guerra in Ucraina e in un certo senso “fa comodo” alla Cina (pur rappresentando per Pechino un’incognita strategica ). Non vedo, dunque, la possibilità di una riunificazione delle due Coree. Certo, va detto che la riunificazione sarebbe logica”.
Per quale motivo?
“Corea del Nord e Corea del Sud sono davvero un solo popolo. Non ha senso che la penisola coreana sia divisa, non c’è alcun confine geografico razionale; è stata divisa da una riga di penna tracciata su un foglio di carta nel 1945, e lì siamo rimasti. Tutto spingerebbe per una riunificazione delle due metà, ma non credo che questo possa avvenire perché, come dicevo prima, l’esistenza stessa della Corea del Nord è utile a molti attori”.
A quali?
“Cina e Russia sono ben felici che esista la Corea del Nord: un alleato/partner strano sul quale possono comunque contare, ma soprattutto un attore geopolitico in grado di fare anche cose pericolose. Al netto del nucleare, infatti, i nordcoreani sono degli hacker formidabili e hanno una straordinaria capacità di guerra ibrida sul fronte cibernetico. Kim Jong Un ha inoltre mandato 12mila uomini a combattere e morire per i russi. In più produce armi per i russi. Insomma: parliamo di un Paese che “fa comodo”, per usare ancora questo termine”.
Negli ultimi mesi la tensione nella penisola coreana è aumentata molto, sia per il dossier Yoon che per l’alleanza tra Kim e Putin. La Corea del Nord si è tra l’altro avvicinata anche agli affari europei entrando nella guerra in Ucraina.
“La Corea del Nord si è guadagnata uno spazio internazionale rilevante aiutando Mosca. È un po’ paradossale se ci pensiamo, visto che parliamo di un Paese povero e arretrato. La vera potenza di Pyongyang è però basata sul nucleare e sul fatto che Kim può mandare decine e decine di migliaia di soldati dove vuole; sono uomini – come quelli spediti sul fronte ucraino – educati ad obbedire al loro capo e che pensano che valga la pena combattere per questa causa. Il potenziale militare nordcoreano è assolutamente da non sottovalutare”.
Oggi Pyongyang si sta modernizzando. Ha varato varie navi, presentato droni, testato nuovi missili, prodotto tante munizioni…
“Vero, ma non è facilissimo valutare la qualità di certi armamenti perché sono tenuti piuttosto segreti. Sicuramente la Corea del Nord ha tanta gente sotto le armi (circa un milione di persone) e una parte consistente (formata da circa 200 mila soldati) è indottrinate e preparata a dovere. Quest’ultima forza è di primo livello“.
Lo abbiamo visto in Ucraina
“Le informazioni dei servizi segreti sudcoreani sull’operato dei nordcoreani in Russia sono interessanti. Pare, infatti, che gli uomini di Kim, dopo essersi abituati al fronte, abbiano combattuto bene e che, soprattutto, abbiano assorbito un notevole numero di perdite senza battere ciglio. Su circa 12mila uomini mobilitati quasi 3mila sono morti o rimasti feriti (il 25%): eppure i sopravvissuti sono tornati a casa contenti. Bisogna considerare aspetti del genere perché i nostri eserciti non potrebbero mai assorbire simili perdite”.
E però molti media occidentali scrivevano che i soldati nordcoreani in Ucraina erano dei disperati, quasi degli sciocchi.
“C’è questa perenne sottovalutazione dei nordcoreani. È un fatto da evitare. Come detto, sono poveri e arretrati ma hanno indubbie qualità di resistenza fisica. La tenacia e la resistenza mostrata dai soldati di Kim in quel di Kursk, ovvero a migliaia di chilometri da casa, hanno impressionato persino i russi”.
C’è il rischio che il riarmo di Pyongyang possa aumentare la tensione nella penisola coreana al punto tale da risvegliare la Guerra di Corea?
“In Asia vedo molto più rischioso il dossier di Taiwan. Non credo invece che la Corea del Nord abbia le capacità di iniziare una guerra da sola. Come accaduto nella Guerra di Corea, avrebbe bisogno del sostegno di Pechino, ma i cinesi non si giocherebbero una carta del genere. Per la Cina non c’è un interesse nell’iniziare una guerra in Corea. Diverso il discorso su Taiwan: a quel punto, in caso di necessità, il Dragone potrebbe sfruttare un alleato strategico sulla sua ala sinistra. Un attacco di Kim alla Corea del Sud fuori contesto mi pare però assai poco probabile”.
Ipotizziamo che esploda la guerra a Taiwan. In quel caso la Corea del Nord potrebbe approfittarne per fare i suoi interessi?
“Gli Stati Uniti stanno facendo la conta degli alleati asiatici. Nella lista di Washington troviamo Corea del Sud, Giappone e Filippine. Se i cinesi dovessero – non con uno sbarco in stile Normandia ma con una guerra ibrida, un colpo di Stato o attraverso ribellioni civili – mettere piede a Taiwan, a quel punto la Corea del Nord tornerebbe utile a Pechino per tenere sotto scacco Seoul e togliere un alleato Usa dal tavolo da gioco”.
Abbiamo parlato della Guerra di Corea. Ma che guerra è stata? Oggi nessuno la cita mai né la ricorda o la studia a dovere sui libri di scuola…
“Ci sono almeno due aspetti che rendono la Guerra di Corea un evento rilevante. Il primo: è il conflitto che ha promosso la Repubblica Popolare Cinese al rango di grande potenza. All’epoca Mao Zedong era appena uscito da una sanguinosa guerra civile, guidava un Paese che si pensava in ginocchio ma che invece, nei tre anni del conflitto coreano, ha dimostrato di essere tornato. Non a caso la parabola cinese è iniziata con l’impresa di aver tenuto testa agli americani in Corea. Il secondo aspetto rilevante: è stata la prima guerra combattuta sotto l’ombra delle armi nucleari. Ricordiamo che il generale statunitense Douglas McArthur aveva chiesto all’allora presidente Truman il permesso di usare le atomiche per attaccare i centri logistici cinesi (perché in effetti gli Usa non avevano altra alternativa per vincere). Truman negò l’autorizzazione e la guerra finì in un “pareggio”. Aggiungo poi che esistono guerre che non si possono vincere. Certe guerre si possono congelare, depotenziare perché i due contendenti si rassegnano ciascuno a non vincere, ma talvolta non esiste modo di arrivare ad una soluzione militare in grado di rifondare un nuovo ordine. Ecco, la Guerra di Corea è uno di questi casi”.