La guerra alle scorte: perché in Ucraina anche i depositi sanitari sono nel mirino dei russi

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Siti militari, città, logistica: sono molteplici gli obiettivi degli attacchi russi nel mezzo della guerra in Ucraina. Ma in un conflitto di logoramento anche tutto ciò che permette di continuare a curare, rifornire e sopravvivere diventa un obiettivo. È quanto sta accadendo in Ucraina, dove negli ultimi mesi la rete dei depositi sanitari e umanitari è finita sempre più spesso sotto il fuoco russo. A essere investiti dagli attacchi sono anche i grandi nodi logistici nei quali vengono conservati medicinali, apparecchiature e materiale destinato agli ospedali e alle popolazioni delle zone più vicine al fronte.

Il 15 settembre Reuters ha intervistato Matthias Schmale, coordinatore umanitario ONU per l’Ucraina. Secondo Schmale, nel 2026 sono stati colpiti 10 magazzini utilizzati dalle Nazioni Unite, con la distruzione di forniture per milioni di dollari. L’ONU sta quindi considerando soluzioni che fino a poco tempo fa sarebbero sembrate eccezionali: spostare le scorte in bunker sotterranei, ritardare gli acquisti e l’ingresso delle merci in Ucraina fino a quando sono effettivamente necessarie e investire maggiormente nella protezione della logistica e del personale.

Tutto ciò genera costi che non erano stati previsti nel budget umanitario ONU da 2,3 miliardi di dollari per il 2026. A fine agosto, anche il governo ucraino ha modificato temporaneamente le regole sullo stoccaggio dei medicinali, consentendo alle aziende di utilizzare depositi aggiuntivi. La motivazione ufficiale è esplicita: disperdere le scorte su più siti per diminuire il rischio che un attacco contro un singolo deposito provochi la perdita simultanea di grandi quantità di medicinali.

L’OMS riferisce che tra luglio e inizio settembre tre suoi depositi in diverse regioni dell’Ucraina sono stati distrutti dagli attacchi aerei. A Dnipro, in particolare, un doppio attacco ha distrutto completamente il magazzino e causato la perdita di metà delle forniture mediche e delle attrezzature destinate a più di duecentomila persone nelle aree del fronte e difficilmente raggiungibili. Il 3 settembre scorso è stato poi distrutto Biokon, nel distretto di Boryspil, uno dei principali depositi OMS nella regione di Kyiv.Un dato ancora più rilevante arriva dal presidente della commissione Sanità del Parlamento ucraino, Mykhailo Radutsky: secondo la sua ricostruzione, l’attacco ha completamente distrutto il complesso.

L’OMS documenta che nel 2025 gli attacchi contro l’assistenza sanitaria ucraina erano aumentati di quasi il 20% rispetto al 2024, mentre quelli contro i magazzini medici erano triplicati. Al 23 febbraio 2026 l’OMS aveva documentato almeno 2.881 attacchi contro la sanità dall’inizio dell’invasione su vasta scala del 24 febbraio 2022.

Tra il 7 e l’8 settembre scorsi, secondo Ukrainska Pravda, due missili balistici hanno colpito un deposito di Optima-Pharm, uno dei maggiori distributori farmaceutici ucraini. La stessa struttura era già stata colpita nel 2025; Il 12-13 settembre è stato quindi interessato Universal Logistic, sempre nel distretto di Boryspil. La struttura disponeva di circa 21.000 metri quadrati di magazzini e serviva alcuni dei maggiori distributori farmaceutici del Paese. Gli allarmi aerei e gli attacchi avevano inoltre impedito ai fornitori di evacuare le merci. Il 14 settembre è stato colpito anche un deposito BaDM alla periferia di Odessa. E ancora, il 23 settembre è stato colpito lo stabilimento farmaceutico Darnytsia di Kyiv. Il 26 settembre lo stabilimento è stato colpito nuovamente. Il 28, per la terza volta in sei giorni. La società ha confermato l’attacco e l’assenza di vittime, chiedendo di non diffondere immagini o informazioni sui danni.

L’attacco al deposito di Optima-Pharm

Un precedente rende ancora meglio la dimensione della posta in gioco: quando nel 2025 venne colpito un deposito di Optima-Pharm, le merci distrutte equivalevano a circa il 20% della scorta mensile di farmaci dell’intero Paese. Nonostante gli attacchi del mese scorso, Kiev non registra al momento una carenza sistemica: secondo lo State Expert Centre del ministero della Salute, le catene farmaceutiche dispongono mediamente di scorte per uno-due mesi. In alcune aree, tuttavia, la disponibilità di determinati prodotti è già scesa a due-tre settimane. È proprio la vulnerabilità dei grandi depositi ad aver imposto un cambio di modello: meno medicinali concentrati in giganteschi hub, partite più piccole, più siti di stoccaggio e una catena delle importazioni progressivamente decentralizzata.

Prima degli attacchi di settembre, il sistema farmaceutico ucraino funzionava anche grazie alla concentrazione di grandi quantità di medicinali in pochi hub logistici. Secondo i dati raccolti da Ukrainska Pravda, nei grandi depositi i prodotti importati potevano rimanere stoccati per due o tre mesi. Il complesso Biokon, colpito il 3 settembre, custodiva da solo medicinali destinati a coprire almeno tre mesi di fabbisogno dei pazienti.

Tutto questo si abbatte come una scure non solo sulla possibilità di curare, ma anche sui prezzi di farmaci e terapie comuni. Una confezione di un farmaco per alleviare i sintomi del raffreddore e dell’influenza, che all’inizio di agosto costava 337 grivne in farmacia, ora viene venduta a 407 in un nuovo lotto. Tuttavia, la preoccupazione non riguarda solo il prezzo. La questione cruciale rimane se ci sarà una carenza di medicinali, soprattutto per i pazienti che ne hanno bisogno quotidianamente o che soffrono di gravi malattie croniche. Il Ministero della Salute, i distributori farmaceutici e le farmacie stesse rassicurano che al momento la maggior parte dei farmaci è disponibile. Ma la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro.