“Costruire una potente marina non è mai stato un compito così urgente come lo è oggi”. Era il 2018 quando Xi Jinping, in tuta militare e a bordo di un cacciatorpediniere della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese, avvertiva i suoi dell’importanza di rafforzare l’apparato marittimo della Cina. Davanti al presidente si era radunata la più grande flottiglia mai messa in mare contemporaneamente prima d’ora da Pechino: 48 navi, dozzine di aerei da combattimento e oltre mille militari. A tre anni dalla scena appena descritta possiamo dire che il piano di Xi ha funzionato.

Il Dragone è infatti riuscito nell’impresa di creare la più grande forza navale del mondo; una condizione invidiabile che non fa tuttavia necessariamente rima con la più forte. In ogni caso, secondo l’Ufficio dell’Intelligence Navale degli Stati Uniti (ONI), nel 2015 la Marina dell’esercito cinese contava 255 navi da battaglia nella sua flotta, mentre alla fine del 2020 ne aveva 360, ovvero 60 in più rispetto alla marina americana. Entro il 2024, sempre secondo l’ONI, la Cina potrà contare su 400 navi militari. Il “grande balzo”, se così può essere definito, risale al 2015, quando Xi decise di attuare un progetto radicale per trasformare il PLA in un esercito di livello mondiale, ordinando massicci investimenti in cantieri navali e tecnologia. Il prossimo passo della Cina, dopo aver creato una flotta di tutto rispetto, consiste nel rendere la propria marina efficace ed efficiente anche lontano dalle proprie coste.

Una flotta in crescita

Se, come hanno evidenziato in un rapporto i leader di marina, marines e guardia costiera Usa, le dimensioni della marina cinese sono triplicate in appena due decenni, c’è chi inizia a chiedersi che cosa ha intenzione di fare la Cina con questa immensa flotta. “Già al comando della più grande forza navale del mondo, la Repubblica popolare cinese sta costruendo moderni combattenti di superficie, sottomarini, portaerei, jet da combattimento, navi d’assalto anfibie, sottomarini missilistici nucleari balistici, grandi tagliatori della guardia costiera e rompighiaccio polari a velocità allarmante”, si legge nel rapporto. Gli Stati Uniti, ha sottolineato la Cnn, hanno intenzione di ottenere una flotta composta da 355 navi, anche se questo traguardo non ha una data fissa.

Attenzione però, perché resistono ancora diversi fattori a favore di Washington. Nonostante il balzo cinese, la Marina americana schiera ancora più tonnellaggio – cioè navi armate più grandi e pesanti, tra cui cacciatorpediniere e incrociatori missilistici guidati – e ha più esperienza. Citiamo un altro aspetto rilevante: la flotta di sottomarini d’attacco degli Usa, formata da 50 mezzi, è interamente a propulsione nucleare, rispetto alla Cina ferma a soli sette sottomarini a propulsione nucleare nella sua flotta di 62 elementi. E ancora: gli Stati Uniti hanno 11 portaerei a propulsione nucleare, mentre la Cina ne ha solo due attive e funzionanti e una soltanto pronta per il combattimento.

Il piano di Pechino

La Cina ha intenzione di allestire una flotta che sia in grado di proteggere le sue portaerei – il numero delle quali è in costante crescita – e i suoi interessi, non solo economici, sparsi in tutto il mondo, dal Medio Oriente agli avamposti situati nel Mar Cinese Meridionale. Il South China Morning Post ha scritto che si tratta di un “piano aggressivo” ma che se dovesse funzionare consentirà a Pechino di avere navi da guerra all’altezza delle proprie ambizioni nel giro di una decina di anni.

Nel 2019 il governo cinese ha sfornato due dozzine di grandi navi da guerra, da corvette a moli di sbarco anfibi passando per i cacciatorpediniere. Altri mezzi sono in arrivo. Per ottenere simili risultati la Cina dovrà mettere le mani su forniture extra di acciaio, ed è per questo che la Repubblica Popolare ha spinto per diventare leader del settore siderurgico. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sostiene che la Cina “ha la più grande marina del mondo, con una forza di battaglia complessiva di circa 350 navi e sottomarini, inclusi oltre 130 principali combattenti di superficie”. All’inizio del 2020 il Congressional Research Service ha stimato la forza di battaglia della Marina degli Stati Uniti a circa 293 navi.

Il Dragone ha due portaerei in servizio, la Liaoning e la Shandong; una terza dovrebbe essere lanciata a breve, mentre i costruttori navali sono all’opera per realizzare anche un quarto mezzo. Da questo punto di vista, Pechino starebbe espandendo a dismisura la propria flotta di navi da guerra – emblematica la costruzione a cascata di cacciatorpediniere stealth Type 055 – per proteggere le portaerei, tanto quelle in servizio quanto quelle in preparazione. La quarta, ad esempio, è stata descritta come una nave gigante a propulsione convenzionale con il più grande sistema avanzato di catapulta elettromagnetica. Oltre alla difesa delle portaerei, la Cina necessita di ingenti flottiglie navali tanto per salvaguardare le linee di approvvigionamento petrolifero – quelle che si estendono dal Medio Oriente al Mar Cinese Meridionale passando per l’Oceano Indiano – quanto gli interessi d’oltremare connessi ai progetti della Belt and Road Initiative. Un’impresa mastodontica che, al momento, sembra procedere senza intoppi.

Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY