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La Germania ha deciso: si procederà a ridimensionare il Ksk (Kommando Spezialkrafte) ovvero le Forze Speciali dell’Esercito tedesco. Il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha reso noto che una compagnia delle quattro che compongono l’unità di “commando” della Bundeswehr verrà smantellata a seguito dello scandalo riguardante la presenza di elementi di “estrema destra” che nel corso del tempo ha portato a diversi procedimenti disciplinari, alcuni dei quali ancora in corso.

Il reparto di forze speciali, composto da circa mille uomini, si trova infatti da anni al centro del mirino per la presenza di estremisti di destra nei propri ranghi e le massime autorità politiche e militari tedesche hanno recentemente ritenuto opportuno procedere ad una sua riforma, non disdegnando anche la possibilità di scioglierlo. La questione è stata infatti discussa al Bundestag dove il ministro Annegret Kramp-Karrenbauer ha guidato una commissione di inchiesta che ha discusso delle sorti non solo del Ksk ma anche dell’intero “sistema esercito”. Nel gruppo di lavoro erano presenti diverse autorità politiche e militari, tra cui anche il capo di Stato maggiore dell’Esercito e il comandante del Ksk, in quanto la questione, per i tedeschi, risulta essere molto seria: vi abbiamo già raccontato dell’arresto di un ufficiale del Kommando accusato di aver pianificato un attentato con l’obiettivo di addossare la responsabilità dell’attacco agli immigrati musulmani, con l’intento di provocare una reazione xenofoba e sovvertire l’ordine pubblico.

Ultimamente sono emersi altri particolari riguardanti la vita privata dei componendi del Ksk: nel 2017, come riporta Deutsche Welle, durante una festa di addio per un comandante del reparto sembra che abbia suonato un gruppo musicale di estrema destra e che siano stati fatti saluti nazisti da parte di un paio di membri del gruppo.

Un rapporto del Mad, il servizio di controspionaggio militare tedesco, di gennaio di quest’anno, rivela che circa 500 soldati dell’Esercito sono stati indagati per estremismo di destra e di questi una ventina sono appartenenti proprio al Ksk, che rappresentano un quinto del totale se si guarda al singolo corpo di appartenenza.

Ancora lo scorso 13 maggio un sottufficiale del gruppo è stato arrestato perché deteneva nella sua abitazione armi, munizioni, esplosivi e “oggettistica nazionalsocialista”.

Il ministro Kramp-Karrenbauer ha dichiarato che le ultime scoperte sul Ksk, che includevano la scomparsa di 48mila cartucce e 62 chilogrammi di esplosivo, erano “inquietanti” e “allarmanti”.

Il reparto fa parte dell’esercito tedesco sin dal 1996. Il gruppo si occupa principalmente di operazioni antiterrorismo e recupero di ostaggi in aree ostili. I suoi membri hanno prestato servizio in Afghanistan e nei Balcani, ma le sue operazioni sono mantenute segrete.

Oggi, il Ksk è “parzialmente indipendente” dalla catena di comando delle Forze Armate tedesche e ha sviluppato una “cultura di leadership tossica”, come ha detto la Kramp-Karrenbauer al quotidiano Süddeutsche Zeitung. Il ministro ha aggiunto che in quanto tale, l’unità militare “non può continuare ad esistere nella sua forma attuale”.

Se la sparizione di munizionamento ed esplosivo è un fatto molto grave, così come le accuse di progettazione di un attentato, l’enfasi data a sporadici episodi di simpatie “naziste” che restano circoscritti a singoli individui sembra esagerata stante i numeri riportati. 500 militari sulla totalità delle Forze Armate tedesche, e 20 sul totale di mille del Ksk, non sono sufficienti per giustificare provvedimenti così pesanti come lo scioglimento di una compagnia in tempi in cui il lavoro svolto dalle Forze Speciali per il contrasto al terrorismo risulta fondamentale. Se ci aggiungiamo il mutato panorama geopolitico internazionale in cui sembra di essere stati catapultati a 30 anni fa quando tra il blocco occidentale e la Russia vi era un aperto contrasto, a cui oggi si somma l’attività di guerra ibrida di entità statuali un tempo relegate ai confini del palcoscenico globale, come la Cina, certi provvedimenti risultano ancora più sproporzionati. Questo non significa giustificare l’agire, spesso e volentieri puramente nostalgico e fine a sé stesso, di certi elementi, ma solo prendere atto di una situazione che si potrebbe risolvere in altro modo.

Del resto, però, stiamo parlando della Germania, che porta ancora nella propria coscienza collettiva un sentimento di colpevolezza per la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e per gli orrori del nazismo. Un sentimento talmente radicato nella mentalità tedesca che le stesse Forze Armate vengono viste come un fastidioso orpello di cui si vorrebbe fare volentieri a meno come dimostra la scarsa attenzione rivolta dalla politica allo stato delle stesse, che soffrono di annosi problemi strutturali che ne limitano notevolmente l’efficienza. Da qui lo sgomento per la decisione di Washington di ritirare un nutrito contingente di truppe Usa dal suolo teutonico: a Berlino non vogliono pensare di dover pensare alla propria difesa più di quanto (poco) stiano facendo.