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La Germania ha scelto quelli che saranno i successori dei suoi Tornado, i velivoli multiruolo del consorzio europeo Panavia che ormai vola con i distintivi della Luftwaffe da più di 40 anni. Berlino, per coprire i diversi ruoli che erano affidati al Tornado, ha optato per una soluzione un po’ anomala ovvero di affidarsi agli Eurofighter Typhoon, agli F/A-18E/F Super Hornet e agli EA-18G Growler.

Il Bundestag ha deciso quindi di acquistare 138 nuovi velivoli da combattimento per sostituire i 90 Tornado ancora rimasti in servizio a partire dal 2030: in particolare saranno 93 i Typhoon, 30 i Super Hornet e 15 i Growler da guerra elettronica. Il piano, rivelato dal ministero della Difesa tedesco Annegret Kramp-Karrenbauer lo scorso 21 aprile, prevede di cominciare l’introduzione dei nuovi velivoli a partire dal 2025. L’esigenza tedesca è quella di riempire i buchi lasciati dal glorioso velivolo multiruolo in forza anche alla nostra Aeronautica Militare: 85 nuovi velivoli per l’attacco al suolo, 38 per il Progetto Quadriga e 15 per il Luftgestützte Wirkung im Elektromagnetischen Spektrum (LuWes), ovvero velivoli da guerra elettronica per sostituire le versioni Ecr (Electronic Combat Reconnaissance) del Tornado.

Il Progetto Quadriga è un programma del consorzio Eurofighter per rimpiazzare i vecchi velivoli della tranche 1 con nuovi dotati di ultimi aggiornamenti e soprattutto di un nuovo radar E-Scan Mk1 del tipo Aesa. Questi velivoli, insieme a una variante Ecr avrebbero sostituito in toto i Tornado ma esisteva un problema dato dalla capacità di bombardamento atomico che veniva richiesta ai nuovi velivoli.

La Germania, infatti, insieme alla Turchia, all’Italia, al Belgio e all’Olanda, ha in dotazione alcune bombe atomiche a caduta libera tipo B-61-12 (circa 20), che fanno parte del deterrente nucleare tattico ancora in possesso alla Nato in Europa.

Pertanto Berlino ha deciso, anche dietro forti pressioni americane, di optare per il velivolo della Boeing. Il Super Hornet, però, non è ancora certificato per l’utilizzo di armamento atomico al contrario dei vecchi Hornet, come ricorda Justin Bronk, analista presso il Royal United Service Institute, a Defense News, pertanto occorrerà un processo di certificazione per il quale, come ci ricorda la stessa Boeing, il governo Usa ha già dato il via libera. Un processo comunque lungo ma molto meno rispetto a quello che ci sarebbe voluto per il Typhoon, un velivolo sotto certi aspetti migliore rispetto al Super Hornet, ma comunque ritenuto parimenti non idoneo a penetrare le moderne difese aeree della Russia, considerata ancora l’avversario principale della Nato, composte da sistemi S-400 ed S-500.

Secondo l’esperto la decisione tedesca è la “peggiore di tutte quelle precedentemente discusse” e ci sentiamo di concordare con la sua opinione. La scelta è stata presa anche e soprattutto dietro forti pressioni politiche non solo americane: se infatti Washington da un lato ha spinto per l’acquisto dei Super Hornet dopo che l’opzione per gli F-35 era stata definitivamente scartata da Berlino che è impegnata già, insieme a Parigi, nel programma per il Scaf (Système de Combat Aérien du Futur), dall’altro il consorzio che costruisce il Typhoon ha premuto sul governo affinché scegliesse per i velivoli europei.

La scelta di Berlino è quindi un compromesso che, per accontentare tutti, rischia di non accontentare nessuno e soprattutto di essere controproducente per la Difesa. In primo luogo la scelta dei Super Hornet ha sollevato più di un malumore nell’industria tedesca ed europea che si vede privata di 4 miliardi di euro rispetto al programma originario “tutto Typhoon”, secondariamente gli Stati Uniti vedono sfumare la ghiotta occasione di piazzare un maggior numero di velivoli ad un partner europeo, ma soprattutto si apre la questione del mantenimento di due linee di volo diverse, una per i Typhoon e una per i Super Hornet/Growler, che richiederanno molti più soldi rispetto ad una composta da un singolo velivolo.

La stessa scelta delle macchine appare una soluzione di compromesso che non è affatto all’altezza dei tempi: il caccia Scaf, che verosimilmente incorporerà tecnologie di sesta generazione, vedrà la luce tra 15 o 20 anni, e non si capisce ancora bene quale sarà la sua reale vocazione (se aria-aria o aria-suolo) ma nel frattempo i cacciabombardieri Typhoon saranno comunque presto obsoleti perché, sebbene aggiornati, restano comunque dei velivoli di quarta generazione (4+ per l’esattezza), quindi non adatti al ruolo di strike in profondità in territorio avversario dotato di sistemi di difesa di ultima generazione. Ruolo per il quale è nato l’F-35 e che, al di là della lunga e difficoltosa gestazione, ha assunto ormai con piena maturità in numerose altre forze aeree del mondo, tra cui anche quella italiana, americana, inglese, e di altri Paesi Nato.

La scelta di differenziare troppo una linea di volo, poi, non è mai saggia, come è facile intuire: velivoli diversi richiedono linee di manutenzione e di approvvigionamento ricambi diverse, personale specificatamente addestrato, e anche infrastrutture diverse molte volte. Se il concetto dell’unico velivolo tuttofare è stato messo recentemente in discussione, anche per una questione storica legata al ritorno delle minacce aria-aria di Stati che un tempo si sono ritenuti, erroneamente, “fuori dai giochi”, è pur sempre vero che si debba cercare una certa “omogeneità” per ovviare ai problemi appena elencati, ma anche per una maggiore facilità di integrazione e per uno “snellimento” della logistica in seno all’Alleanza Atlantica.

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