In Italia e in Europa molti invocano la sua discesa in campo per trovare una soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina. Lei, la signora che per sedici anni ha tenuto in mano le redini della politica europea, per ora preferisce stare in disparte. “Questa guerra d’attacco segna una cesura profonda nella storia d’Europa dopo la fine della guerra fredda”, è stata la sua unica dichiarazione all’indomani dell’ingresso dei carri armati russi in Ucraina. Parlando con l’agenzia di stampa tedesca Dpa ha condannato “nel modo più duro” l’aggressione, definita una “violazione del diritto internazionale” senza “giustificazione”.

Poi, più nulla. E così, con il passare delle settimane Angela Merkel è finita sempre più al centro del dibattito pubblico tedesco, con analisti, politici, quotidiani e think tank che le recriminano di aver di fatto indebolito l’Europa e la Germania di fronte all’orso russo, sottovalutando le ambizioni dello zar. Insomma, la guerra ha ribaltato tutte le prospettive e così da garante dell’unità europea la ex cancelliera si è ritrovata ad essere incolpata di aver messo Putin con il coltello dalla parte del manico.

Dal no categorico all’ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato nel summit atlantico del 2008, al via libera al gasdotto Nord Stream 2, passando per l’abbandono del nucleare e il mancato aumento del budget per la Difesa, sono molte le scelte politiche sotto accusa “con il senno del poi”. “Quello che la Germania e l’Europa stanno sperimentando negli ultimi giorni non è altro che il rovesciamento della politica della Merkel di garantire pace e libertà attraverso gli accordi con i despoti”, scriveva nei giorni scorsi il quotidiano conservatore Die Welt.

La dipendenza energetica della Germania dal gas russo è passata, secondo i dati pubblicati dall’agenzia France24, dal 36 per cento del 2014 al 55 per cento attuale. E l’autorizzazione della Merkel al secondo gasdotto da dieci miliardi di euro che avrebbe dovuto approvvigionare l’Europa bypassando l’Ucraina, ricordano oggi i detrattori della ex cancelliera, fu concessa nel 2014, l’anno dell’annessione della Crimea.

Tutto questo, attaccano ancora i critici, ha contribuito a non lasciare scelta alla Germania, che oggi si ritrova con le mani legate e impossibilitata a seguire gli alleati, come Stati Uniti e Regno Unito, sulla decisione di imporre l’embargo sul gas e sul petrolio russo. La Merkel, scriveva qualche settimana fa anche la Süddeutsche Zeitung, il quotidiano di Monaco di Baviera vicino ai liberali, “deve prendersi la sua parte di colpa con la sua smania di stringere legami economici con la Russia”. “Stiamo vedendo ora – attaccava il giornale – le conseguenze di questo terribile errore”.

Le critiche arrivano anche dai suoi ex compagni di partito. Peter Beyer, coordinatore della cooperazione transatlantica del governo tedesco ed esponente della Cdu, in una recente intervista alla Deutsche Welle, ha definito uno sbaglio l’ok al gasdotto che avrebbe dovuto portare il gas russo da Ust-Luga a Greifswald e la mancata diversificazione dei fornitori di energia in questi anni. Anche l’ex ministro della Difesa e fedelissima della Merkel, Annegret Kramp-Karrenbauer ha recentemente condannato in un tweet il “fallimento storico” della Germania, colpevole di non aver investito abbastanza nel settore militare, nonostante le pressioni provenienti da Oltreoceano. “Dopo la Georgia, la Crimea e il Donbass, non abbiamo messo a punto nulla che potesse realmente dissuadere Putin”, accusava AKK.

“Angela Merkel credeva che attraverso gli accordi commerciali avrebbe potuto legare la Russia in un sistema multilaterale e quindi basato su delle regole”, osservano anche dall’ufficio berlinese dello European Council on Foreign Relations. “Persino dopo il 2014, quando sono risuonati i primi campanelli di allarme, – notava la direttrice Jana Puglierin, intervistata dal britannico Guardian – ha parcellizzato il problema, non facendone una questione politica”.

Insomma, se è vero che la ex cancelliera non ha mai nascosto la sua poca simpatia per Vladimir Putin, a prevalere in questi ultimi anni è sempre stata la linea del dialogo, in una riedizione della Ostpolitik. Ma per qualcuno chi oggi accusa Angela Merkel di aver lasciato troppo spazio alla Russia e al suo “zar” dimostra di non conoscere bene, o di aver strumentalmente dimenticato, le dinamiche politiche tedesche. “Se non sai come funziona la Germania, e pensi che il cancelliere o il capo dello Stato sia onnipotente, allora potrebbe sembrare che tutto questo sia colpa di Angela Merkel, ma se sei tedesco allora sai che è stato soprattutto un errore dell’Spd”, ha spiegato a France24 Marina Henke, professoressa di Relazioni Internazionali alla Hertie School di Berlino, puntando il dito contro il partito dell’attuale cancelliere Olaf Scholz.

Lo stesso dell’ex premier Gerard Schroeder, nell’occhio del ciclone in queste settimane proprio per i suoi stretti legami economici con Mosca nel settore dell’energia. La politica aperturista con la Russia di Vladimir Putin, insomma, ricorda qualcuno, è stata soprattutto una conseguenza degli sforzi di tenere insieme una maggioranza di governo composta da partiti, come quello socialdemocratico, che hanno da sempre considerato intoccabile il legame con Mosca. Anche Joerg Forbrig, direttore del think tank statunitense German Marshall Fund per l’Europa centrale e orientale, intervistato dalla stessa agenzia di stampa, non crede al ritratto naif che molti commentatori ed ex colleghi fanno di Angela Merkel dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. La cancelliera sapeva bene con chi aveva a che fare, spiega l’analista, ma le “pressioni incrociate” del suo stesso governo non le hanno consentito di prendere decisioni diverse.

Insomma, la politica dell’era Merkel è il frutto di una serie di compromessi, alcuni dei quali caldeggiati proprio dai partiti attualmente al governo: dalla dipendenza energetica da Mosca, al mancato riarmo sostenuto per anni dai Verdi. Lo stesso partito che ora si trova a far parte di un esecutivo che ha varato uno stanziamento senza precedenti per il rafforzamento della Bundeswehr.

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