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Guerra /

Lo scorso 6 maggio si sono diffuse voci in merito al presunto attacco ucraino alla fregata russa Admiral Makarov. L’unità, della moderna classe Admiral Grigorovich, sarebbe stata colpita da un missile antinave di Kiev mentre incrociava nell’area dell’Isola dei Serpenti, già nota per essere stata bombardata e occupata dalle forze russe nei primi giorni di guerra. Contestualmente alle voci, è circolato un video della fregata in fiamme, che sembrava ripreso da una telecamera a infrarossi (Ir) di un drone ucraino. Il sospetto che fossero immagini artefatte è stato confermato ieri sera da riprese satellitari, diffuse dall’esperto navale H.I. Sutton, che mostrano la fregata russa in mare insieme ad altre unità della Flotta del Mar Nero. Sutton identifica le navi militari, localizzate tra l’Isola dei Serpenti e la Crimea, e ritiene che la fregata che nella giornata di ieri, 9 maggio, stava navigando al largo del porto di Sebastopoli possa essere proprio la Makarov.

Questa possibilità va a suffragare tutti i dubbi che avevamo in merito al video diffuso nella giornata di venerdì: le immagini sembrano provenire da un videogioco, Arma 3, editate per apparire simili a quelle riprese da un drone o comunque da un assetto dotato di telecamera Ir. La colonna di fumo, infatti, appare di forma troppo regolare e nelle riprese è assente il caratteristico reticolo tattico dei video di un sensore ottico a infrarossi.

Inoltre il radar sul torrione principale dell’unità appare visibilmente differente da quello attualmente in uso sull’Admiral Makarov. L’unità monta il sistema da scoperta aerea Fregat M2EM, che ha la caratteristica di essere a doppio specchio, di forma più o meno quadrata, ma soprattutto montato leggermente inclinato rispetto al piano orizzontale. Il radar che si vede nel video, invece, ha una forma chiaramente rettangolare e non è inclinato, restando perfettamente parallelo alle superfici orizzontali. Essendo poi ripreso in rotazione, si dovrebbero vedere in modo più o meno netto i due specchi del sistema da scoperta aerea, mentre invece non è così.

Anche dal punto di vista strettamente politico la reazione statunitense, a poche ore dal presunto attacco, ha sollevato dubbi che potesse essere realmente avvenuto. Il portavoce del Pentagono John Kirby aveva infatti affermato che Washington non ha informazioni che possano corroborare la versione ucraina in merito alla fregata russa colpita. In occasione dell’affondamento dell’incrociatore Moskva, ammiraglia della Flotta del Mar Nero, il Pentagono aveva da subito confermato che a bordo dell’unità ci fosse stata “un’esplosione”. A oggi, da oltre Atlantico, tutto tace in merito all’Admiral Makarov. È ragionevole quindi pensare che a una differente narrazione da parte statunitense corrisponda una differente realtà dei fatti, pertanto l’unità non è stata affondata e, presumiamo, nemmeno colpita. Del resto sarebbe stato un grosso colpo spendibile per la propaganda di Washington, e il non averlo confermato è un altro elemento che ci fa propendere per la smentita dell’attacco.

Mosca, dall’altro lato, ha chiaramente negato e ha mostrato una fotografia della fregata ormeggiata in porto a Sebastopoli, seppure senza alcun tipo di riferimento temporale, però è sempre Sutton a notare che, nel giorno del presunto attacco/affondamento, le immagini Sar (Syntethic Aperture Radar) del satellite Sentinel 1a, riprese durante il suo passaggio proprio sopra quel tratto di mare, non mostrano nessuna unità navale in fiamme. Non possiamo nemmeno affermare che sia stata affondata, perché proprio quelle stesse immagini non riprendono nessuna nave che, com’è avvenuto per la Moskva, sarebbe stata sul posto per portare soccorso ai naufraghi.

Abbiamo quindi parecchi elementi, ormai, per affermare con un certo margine di certezza che l’Admiral Makarov non sia stata affondata dagli ucraini, e, a quanto sembra, nemmeno colpita, ma anche se la “nebbia di guerra” su questo episodio si è fatta meno densa, l’esperienza ci consiglia comunque un atteggiamento prudente e riteniamo che, quel giorno, qualcosa sia comunque successo.

Possiamo affermarlo dall’elevato numero di assetti da ricognizione che la Nato ha tenuto in volo in quel settore del Mar Nero: dagli RC-135 sino ai pattugliatori P-8 “Poseidon” passando per gli Uav RQ-4. Anche un E-550A dell’Aeronautica militare, che ormai pattuglia i cieli della Romania da quando è cominciata questa crisi, ha effettuato una missione di sorveglianza. Cosa può essere accaduto? Abbiamo notizie, questa volta suffragate da prove consistenti, che il 6 maggio sia avvenuto un attacco aereo all’Isola dei Serpenti. Alcuni filmati, stavolta coerenti con riprese provenienti da Uav dotati di sensori ottici Ir, mostrano infatti un pesante attacco portato da cacciabombardieri Su-27 e droni Bayraktar TB2 che hanno colpito l’isola distruggendo una nave da sbarco classe Serna (da 61 tonnellate), un elicottero Mil Mi-8 e, probabilmente, anche un sistema antiaereo tipo Buk.

Non sappiamo se l’attacco sia stato portato “a ondate” o se sia stato effettuato un singolo colpo “massiccio”, ma l’attività aerea degli assetti da ricognizione della Nato ci fa capire che, questa volta, quanto diffuso da Kiev è altamente attendibile e la presenza russa sull’Isola dei Serpenti è stata colpita duramente.

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