Dopo aver annunciato nell’ultima conferenza G5 Sahel tenutasi a Pau, in Aquitania, il governo francese invierà ulteriori unità a rafforzare i già 4500 soldati dispiegati nella lotta ai gruppi jihadisti africani. Secondo quanto riportato dal ministro della difesa, Florence Parly, e riportato dalla testata giornalistica francese Le Monde, il nuovo dispiegamento consisterà in 600 unità di terra, necessarie per il conseguimento della stabilizzazione della controversa area africana. Con questa mossa, i militari di Parigi presenti nell’area passeranno a 5100, un numero che sottolinea ancora di più come la Francia sia intenzionata a non abbandonare il proprio impegno nel Sahel, nonostante le difficoltà degli ultimi mesi dovute anche alle volontà di Donald Trump di cessare la propria missione di supporto nella regione.

La decisione era stata presa a seguito dell’ultimo vertice con i leader dei Paesi africani, sebbene in quel momento Emmanuel Macron avesse annunciato come soltanto 220 soldati si sarebbero uniti a supporto dell’operazione Barkhane. Tuttavia, i continui attacchi agli eserciti alleati e la sensazione che questa tendenza continuerà per tutto il 2020 hanno spinto Parigi a tornare sui propri passi e aumentare i contingenti nella regione.

Sempre secondo quanto dichiarato dalla Parly, alle forze aggiuntive francesi si dovrebbero unire anche 60 unità provenienti dalla Repubblica Ceca, che attendono soltanto l’ufficialità da parte del Parlamento di Praga. L’aumento della collaborazione confermerebbe ulteriormente il supporto tra i due Paesi negli ultimi anni.

L’effettiva introduzione dei nuovi militari nello scenario africano avverrà entro la fine del mese, stando a quanto annunciato dal governo francese. In aggiunta alle unità di terra, verranno implementati nell’area nuovi veicoli blindati e sistemi logistici volti a contrastare le azioni di guerriglia delle compagini jihadiste, che negli ultimi mesi soprattutto si sono contraddistinte per incursioni rapidi ed imprevedibili che hanno messo a dura prova le forze di difesa locali. Le stesse forze francesi, nello scorso mese di novembre, hanno subito un attacco nel quale hanno perso la vita 13 soldati, creando disagio nell’opinione pubblica di Parigi, contribuendo alla scelta francese di incrementare il proprio impegno militare nell’area.

Con la scelta di Trump di ritirare le forze statunitensi dall’Africa occidentale (che nelle operazioni ricoprivano compiti logistici), la Francia è dovuta correre ai ripari, aumentando anche le richieste di supporto tra gli alleati europei, con l’Estonia che nella seconda metà del 2020 aumenterà la propria presenza nell’area. E nonostante il viaggio di Parly a Washington nel tentativo di convincere il ministro della difesa Mark Esper di tornare sui propri passi, una decisione definitiva dalla Casa bianca ancora non è stata presa, sebbene la controparte americana abbia sottolineato la propria approvazione per la missione francese nel Sahel.

Nonostante i rinforzi, secondo quanto dichiarato dal generale francese François Lecointre, le possibilità che il conflitto nella regione venga chiuso entro il 2020 sono molto basse, anche a causa dell’estensione del territorio soggetto alla presenza jihadista ed al numero non ancora sufficiente di unità volte al contrasto del fenomeno. Inoltre, le pulsioni nei confronti degli eserciti stranieri da parte della popolazione locale hanno rafforzato i gruppi attivi nell’area, rendendo la situazione quanto mai pericolosa ed imprevedibile e nella quale l’aumento del contingente è stato una scelta obbligata da parte di Parigi. In uno scenario nel quale gli interessi economici francesi nel Sahel rischiano di costare quanto mai cari alle casse della Francia, che mai avrebbe pensato di arrivare al 2020 con un dispiegamento di 5.100 unità nell’Africa subsahariana.