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La flotta americana nel Pacifico sembra essersi ripresa dal colpo infertole dall’epidemia di coronavirus che ha menomato pesantemente le sue capacità di proiezione di forza mettendo fuori combattimento la portaerei Uss Theodore Roosevelt (Cvn-71) il mese scorso.

L’unità, lo ricordiamo, era l’unica di questo tipo in servizio nell’area di operazioni della Settima Flotta, essendo la Ronald Reagan ancora ai lavori nel porto di Yokosuka, quando a causa dell’esplodere del contagio a bordo è stata costretta a rientrare a Guam dove ha sbarcato una buona parte del suo equipaggio per sottoporlo a quarantena e isolamento.

La vicenda è rimbalzata agli onori delle cronache anche per un fatto del tutto inusuale che, negli Stati Uniti, ha scatenato una piccola tempesta politica nelle alte sfere della Us Navy: il capitano Brett E. Crozier, comandante della Roosevelt, era stato esautorato dai suoi superiori per aver denunciato in modo non ortodosso (nello specifico facendo trapelare una lettera a un giornale locale) l’esplodere del contagio a bordo. Ora, secondo prime indiscrezioni non confermate, la marina Usa sembra voler reintegrare il capitano nelle sue funzioni, ma la decisione ufficiale è stata rinviata nonostante la portaerei si appresti a riprendere il mare.

Le notizie che arrivano da Guam ci raccontano, infatti, che centinaia di marinai hanno cominciato la transizione dalla quarantena e isolamento alla normale attività a bordo della portaerei, dopo che è stata effettuata un’accurata pulizia della nave. In questo periodo di isolamento forzato più di 4mila elementi dell’equipaggio della Roosevelt sono risultati negativi ai tamponi per Covid-19 e il processo di ritorno alle normali mansioni impiegherà ancora qualche giorno.

La portaerei, infatti, era diventato un importante focolaio epidemico verso la metà del mese scorso, quando, dopo una visita effettuata nel porto di Da Nang in Vietnam per celebrare il 25esimo anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche dopo la guerra che ha insanguinato il Sudest Asiatico per un ventennio, erano scoppiati i primi casi a bordo.

Da un’indagine preliminare, comunque, l’insorgere dell’epidemia sulla Roosevelt sembra non essere legata a quella visita in porto, ma ai contatti col personale del gruppo di volo, che ha effettuato la spola tra la nave e le basi a terra per portare rifornimenti e posta.

La marina Usa è passata attraverso un periodo in cui, per effetto dell’incapacità della portaerei assegnata alla Settima Flotta di effettuare operazioni, ha avuto un “buco” nella propria capacità di proiezione di forza. Ad approfittare della situazione, per ovvi motivi legati alla propaganda è stata la marina cinese, che nello stesso periodo ha svolto operazioni marittime al di fuori della cosiddetta “Prima Catena di Isole” ovverosia penetrando nel Pacifico Occidentale.

La dimostrazione di forza di Pechino si inquadra non solo nella dimostrazione della propria capacità di gestire meglio le problematiche causate dalla diffusione dell’epidemia nel contesto delle operazioni militari, ed in questo senso la Cina, essendo molto più avvezza a tali pratiche data la storia delle epidemie che l’hanno toccata, è sicuramente più capace delle nazioni occidentali, ma anche per dare un messaggio ai Paesi dell’area, ovvero proporsi come potenza di riferimento e cercare di scalzare gli Stati Uniti.

Washington del resto ha dimostrato anche in una seconda occasione di avere difficoltà a gestire una crisi epidemica all’interno delle Forze Armate a seguito di un altro episodio ancora una volta occorso alla sua flotta del Pacifico. Il cacciatorpediniere classe Arleigh Burke Uss Kidd (Ddg-100), impegnato in operazioni contro il narcotraffico in un’area a cavallo tra i Caraibi e il Pacifico Orientale, ha fatto registrare il sorgere di un altro focolaio epidemico a bordo.

Come riportato da fonti Usa, alla data del 24 aprile scorso erano 18 i marinai colpiti da Covid-19. Pertanto l’unità navale ha dovuto terminare anzitempo la sua missione e far rotta verso il porto di San Diego (il Kidd è di stanza a Everett, nello Stato di Washington), dove è arrivato nella giornata del 28 e ha sbarcato la quasi totalità del suo equipaggio per sottoporlo a tutte le misure sanitarie del caso. Il cacciatorpediniere è attualmente in corso di sanificazione “da poppa a prua” e verosimilmente sarà anch’esso “fuori combattimento” per i prossimi giorni a venire, ovvero finché l’equipaggio non avrà terminato il periodo di quarantena.

La flotta del Pacifico Usa però ha in sé ancora un potenziale enorme di deterrenza, rappresentato dalla squadra navale che accompagna l’unità da assalto anfibio (Lha) Uss America che sta effettuando operazioni proprio nel Mar Cinese Meridionale, ben nota area calda, anche in collaborazione con un’unità navale australiana, la fregata Hmas Parramatta (Ffh-154). Australia che, lo ricordiamo, ha recentemente accusato formalmente la Cina di essere stata “poco chiara” nella gestione dell’epidemia e di averne occultato, nei primissimi giorni, la reale portata. Un’esercitazione quindi che assume un’ulteriore forte connotazione politica stante proprio le medesime recriminazioni avanzate dagli Stati Uniti.

La Us Navy nel Pacifico, sebbene non abbia ancora la possibilità di schierare una portaerei, vedrà presto rientrare in servizio un’altra unità di questo tipo: la Uss Nimitz (Cvn-68), ha lasciato la sua base di Kitsap, a Bremerton (Stato di Washington) per cominciare le certificazioni che la renderanno idonea ad operare con il suo Task Group. Nella giornata del 27 la Nimitz ha attraversato il Puget Sound per avviare in mare la fase denominata Computex (Composite Training Unit Exercise) che durerà circa 18 giorni.

La Nimitz, come riporta un comunicato ufficiale della Us Navy, ha preso il mare dopo che il suo equipaggio è stato sottoposto a un periodo di quarantena preventiva della durata di 27 giorni in modo da escludere che possa diventare un focolaio epidemico durante la sua crociera operativa.

Per il momento, e per i prossimi giorni, la marina americana non disporrà ancora della capacità di schierare una portaerei nell’area del Pacifico, sempre più al centro delle tensioni internazionali per via della politica espansionista cinese, ma presto sarà in grado di colmare questa lacuna con, verosimilmente, due unità di questo tipo.