Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

La polizia egiziana ha arrestato un gruppo di cinque fotografi a Port Said colpevole di aver realizzato un falso reportage su Aleppo. A renderlo noto, come spiega l’ Independent, è stato il Ministro degli Interni di Il Cairo. Il sedicente reporter, i suoi assistenti, e i genitori dei due bambini che appaiono nel filmato, sono stati arrestati dalla polizia che ha colto in fragrante la troupe mentre girava il video presso un cantiere di una casa in demolizione.Un filmato pronto a diventare “virale” sui social networkIl team ha ammesso alle forze dell’ordine di aver pianificato la distribuzione del lavoro sui social network, mostrando scene strappalacrime di bambini feriti e di ordinaria distruzione da collegare poi ad Aleppo, la città siriana al centro dell’attenzione mediatica mondiale da poco tornata sotto il contro delle forze lealiste dopo quattro di anni di intensi combattimenti con i ribelli islamisti. Nel video pubblicato dal Ministero degli Interni, è possibile scorgere chiaramente una bambina di otto anni mentre indossa un abito bianco e bende coperte da macchie rosse mentre tiene in mano un orsacchiotto.In un altro frangente di questo filmato montato ad arte, che sarebbe stato poi diffuso dai ribellianti-Assad, un bambino di 12 anni racconta la difficile vita sotto le bombe sganciate dall’aeronautica siriana e russa. Ad attirare l’attenzione della pattuglia della polizia, incappata nella zona scelta come set, è stata proprio la bambina e quelle sospette macchie rosse che a prima vista sembravano sangue. I poliziotti hanno poi scoperto che la bambina stava – fortunatamente – bene e che le ferite erano frutto di trucchi scenici. Da lì sono immediatamente scattate le manette per la troupe.Sequestrata la macchina fotografica e i cellulariUna macchina fotografica e sei telefoni cellulari sono stati sequestrati sul posto. Il video-reporter è finito in cella, mentre le autorità stanno attualmente analizzando il materiale. Gli altri quattro sospetti, nel frattempo,  sono stati rilasciati su cauzione. Si tratta di un altro tassello importante della propaganda islamista e dei cosiddetti “ribelli-moderati” che in questi giorni, dopo la vittoria militare dell’asse Putin-Assad-Iran-Hezbollah ad Aleppo, ha avuto una fortissima escalation tra “fake news”, bufale e palesi manipolazioni.Ennesimo tassello della propaganda islamista, tra bufale e manipolazioniE’ il caso, esemplare, del tweet che immortala della bambina “che corre e scappa per sopravvivere, dopo che tutta la sua famiglia è stata trucidata” dalle forze lealiste, con tanto di hashtag “#Save_Aleppo”: un falso clamoroso poiché lo scatto, che come vi avevamo già raccontato, è perfettamente riconducibile ad un videoclip della cantante libanese Hiba Tawaji. A questa narrazione si aggiungono i video-messaggi dei giornalisti vicini agli islamisti spacciati per “civili intrappolati sotto le bombe ad Aleppo est”.Oltre a Lina Shamy, simpatizzante del gruppo radicale Jaysh al islam (L’esercito dell’islam), immortalata mentre gira uno dei suoi video-messaggi in mezzo ai miliziani salafiti, c’è anche l’attivista Bilal Abdul Kareem, giornalista e video-maker americano che ha deciso di trasferirsi in Siria. La sua “vicinanza” agli islamisti è testimoniata, qualora ce ne fosse bisogno, da un filmato, pubblicato nelle ultime ore sul suo profilo Facebook, dove intervista un guerrigliero ribelle dotato di una cintura esplosiva, pronto a farsi saltare in aria nel nome di Allah.  Il governo siriano ha inoltre accusato ripetutamente gli“Elmetti bianchi” di produrre materiale artificioso e posticcio.

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