Il 2025 della Cina si è aperto con un importante successo diplomatico. Il ministero degli Esteri di Pechino ha infatti annunciato un accordo di cessate il fuoco tra la giunta militare al potere in Myanmar e il Myanmar National Democratic Alliance Army (MNDAA), uno dei numerosi gruppi armati operativi nel Paese formati da minoranze etniche che lottano per respingere l’esercito nazionale da quelli che considerano i loro territori.
Non si tratta di un risultato banale. In primis perché la situazione in Myanmar è precipitata da quando, nel 2023, la Three Brotherhood Alliance – un insieme di movimenti anti giunta – aveva lanciato un’offensiva contro i militari.
Di recente, l’esercito di Arakan (AA), uno dei membri della richiamata alleanza, ha conquistato il comando militare occidentale governativo nello Stato di Rakhine, al confine con il Bangladesh, mentre altri gruppi ribelli sono riusciti a prendere possesso di basi militari e città strategiche lungo il confine cinese nello stato di Shan.
La reazione della giunta si è concretizzata con raid aerei e bombardamenti che hanno distrutto città e ucciso svariati civili. Vedendo che la temperatura si stava pericolosamente alzando, tanto più nei pressi della propria frontiera, la Cina è dunque scesa in campo per congelare le ostilità tra le parti.

La diplomazia cinese in Myanmar
“Raffreddare la situazione nel nord del Myanmar è nell’interesse comune di tutte le parti in causa in Myanmar e di tutti i paesi della regione e contribuisce alla sicurezza, alla stabilità e allo sviluppo delle aree di confine tra Cina e Myanmar”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning.
È così che i rappresentanti del Tatmadaw, ovvero l’esercito governativo del Myanmar, e quelli della MNDAA hanno tenuto dei colloqui nella città di Kunming, in Cina, ringraziando Pechino per i suoi sforzi nel promuovere la pace. Il risultato è coinciso con la firma di un accordo formale, mediato dal Dragone, per un cessate il fuoco, nonché con l’interruzione dei combattimenti vicino al confine sino-birmano.
In generale, il governo cinese ha importanti interessi geopolitici ed economici in Myanmar ed è seriamente preoccupato per l’instabilità venutasi a creare lungo la sua frontiera. Al netto della svolta diplomatica, ricordiamo che già nel gennaio 2024 la Cina aveva mediato un cessate il fuoco con negoziati andati in scena sempre a Kunming. Le violenze sarebbero tuttavia proseguite incessanti.

Una situazione delicata
A proposito dello scorso gennaio, esattamente un anno fa la Cina sfruttava i suoi stretti legami con l’esercito birmano e con i gruppi della Three Brotherhood Alliance per negoziare un primo cessate il fuoco a Shan.
Il congelamento delle ostilità sarebbe però durato cinque mesi, finché i ribelli non sono tornati alla carica accusando il Tatmadaw di aver violato la tregua. Pechino ha mostrato disappunto per l’accaduto, chiudendo i suoi valichi di frontiera, tagliando l’elettricità a numerose città del Myanmar e adottando altre misure nel tentativo di porre fine ai combattimenti.

Ma da che parte sta la Cina in questa guerra civile? Premesso che la filosofia diplomatica del Dragone si basa sulla non interferenza negli affari di altri Stati, in un primo momento la Repubblica Popolare Cinese sembrava dare tacito supporto all’offensiva dei ribelli, visto che questa operazione militare contribuiva a sradicare il gioco d’azzardo illegale e le truffe organizzate dai gangster cinesi nel Myanmar nord-orientale (due obiettivi del governo cinese).
Il problema è che l’offensiva è diventata così dirompente da indebolire la presa dell’esercito del Myanmar in altre parti della nazione, mettendo a rischio molteplici progetti infrastrutturali e investimenti effettuati da Pechino in loco. L’equilibrio si è dunque imposto come traguardo necessario per annullare ogni rischio. Resta da capire se la tregua locale si estenderà nel lungo periodo, e come si risolverà la disputa tra la giunta e i ribelli. Nel frattempo la Cina ha riaperto i suoi confini con le aree controllate dall’MNDAA e dall’Esercito dello Stato Wa Unito, un altro potente gruppo ribelle nello Stato orientale di Shan.

