Se il governo tedesco dovesse decidere di uscire dal dispositivo di deterrenza Nato, gli Stati Uniti sarebbero pronti a trasferire le circa 20 bombe nucleari B61 in Polonia. A renderlo noto è stata l’ambasciatrice degli Stati Uniti a Varsavia, Georgette Mosbacher, che ha seguito a quanto dichiaratoDie Welt dell’ambasciatore a Berlino, Richard Grenell. Il diplomatico statunitense ha chiesto alla Germania di rimanere nel programma di deterrenza nucleare per l’Europa, procedendo alla sostituzione dei datati Panavia Tornado con un aereo certificato per trasportare le B61. Quello dell’ambasciatore statunitense in Germania è stato un messaggio diretto a Rolf Muetzenich, capogruppo del Partito socialdemocratico tedesco (Spd), e Norbert Walter-Borjans, copresidente della Camera, che hanno ipotizzato alla possibilità di una rinuncia alle B61 attualmente dislocate alla base aerea di Büchel.

I potenziali problemi tecnici…

La palla al balzo è stata colta dall’ambasciatrice in Polonia che, sfruttando la volontà di Varsavia di rafforzare l’amicizia con gli Stati Uniti, ha aperto a un possibile “spostamento a Est” degli ordini nucleari. Ma anche in questo caso ci potrebbero essere alcuni problemi, tra cui uno di carattere pratico e comparabile con quello tedesco. L’aeronautica polacca, infatti, al momento ha una flotta operativa basata principalmente sui Mikoyan-Gurevich MiG-29 e sui Lockheed Martin F-16C. Ovviamente il caccia di produzione sovietica non potrebbe trasportare le B61, ma anche quello statunitense non può farlo e la certificazione è ancora in corso negli Stati Uniti. Al momento l’unico aereo che potrebbe trasportarle e utilizzare sarebbe il Lockheed Martin F-35, per il quale la Polonia ha siglato -a gennaio scorso- un accordo da 4,6 miliardi di dollari per l’acquisto di 32 caccia multiruolo di quinta generazione. La consegna del primo esemplare, però, è prevista tra il 2023 e il 2024, a cui seguirà una fase di addestramento di equipaggi e tecnici per renderli operativi. Difficilmente prima del 2025-2026 l’aeronautica polacca potrà schierare un primo squadrone di F-35, complicando non poco un eventuale trasferimento delle B61 “tedesche” in Polonia.

…e quelli di sicurezza

Il problema, però, non sarebbe solamente tecnico, perché una decisione simile potrebbe provocare anche ripercussioni in politica estera. A “preoccupare” non sarebbe la Germania fuori dal dispositivo di deterrenza Nato, quanto la Russia che si troverebbe con ordigni nucleari dislocati al confine. Una mossa che -probabilmente- provocherebbe una reazione di Mosca, che potrebbe incrementare il numero di forze militari convenzionali e non stanziate lungo il confine con i Paesi Nato. Il rischio sarebbe quello di aumentare la tensione tra gli Stati Uniti e la Russia, che vedrebbe come provocatoria la decisione di dispiegare armi nucleari al confine. Ma per gli Stati Uniti, a giudicare da quanto scritto da Grenell, la pace in Europa è stata minacciata già dalla Russia stessa, tramite lo sviluppo e il dispiegamento di nuovi missili nucleari a raggio intermedio e l’aumento della presenza di forze militari nella zona del Baltico e dell’Ucraina.

Solo un “avvertimento”?

Per la Germania, che mira –insieme alla Francia– a “guidare” l’Europa e a creare delle forze di difesa comuni, sarebbe “illogico” uscire dal dispositivo di deterrenza nucleare messo in campo dalla Nato. E se è vero che il solo far parte dell’Alleanza atlantica garantisce la difesa collettiva in caso di attacco, è altresì vero che gli Stati Uniti vedrebbero negativamente una decisione simile, specialmente se Trump dovesse essere rieletto nelle prossime nelle elezioni presidenziali. L’obiettivo della diplomazia statunitense è di convincere Berlino a rimanere parte del programma e, al tempo stesso, di aumentare gli investimenti nel campo della Difesa, così da raggiungere la spesa del 2% del Pil prefissata in ambito Nato.

Tema questo molto caro all’attuale amministrazione statunitense, che non ha nascosto una “preferenza” per quei Paesi che seppur “minori” hanno aumentato gli investimenti allo scopo di raggiungere gli standard richiesti dall’Alleanza atlantica. Probabilmente quella dell’ambasciatrice statunitense in Polonia rimarrà una provocazione, ma di certo dovrebbe suonare come un ulteriore messaggio diretto a Berlino, ovvero: la Germania deve rimanere centrale nel programma di deterrenza Nato.

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