La guerra aperta tra Russia e Ucraina è iniziata. Vladimir Putin e Volodymir Zelensky lo avevano lasciato intendere chiaramente: aveva l’aria di un non plus ultra allo Zar del Cremlino l’avvertimento del presidente ucraino sui paragoni con la crisi che ha portato alla seconda guerra mondiale, e anche il richiamo di Putin al “genocidio” nel Donbass lasciava intendere che la situazione stesse per precipitare.

L’azione russa è partita e i paragoni chiave da tenere a mente sono due: l’operazione della Nato in Jugoslavia nel 1999 ma soprattutto Desert Storm, l’attacco americano all’Iraq di Saddam Hussein che aprì la Guerra del Golfo nel 1991.

Bombardamenti preventivi su larga scala, attacchi missilistici, operazioni a tutto campo. Le forze armate russe, stando ai dati che siamo in grado di analizzare dalle fonti aperte, stanno muovendosi ben oltre il perimetro delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk recentemente riconosciute. In particolare, fin dalle prime ore del mattino l’analista Osint Rob Lee, dal suo profilo Twitter, sta raccogliendo materiali che permettono di determinare l’ampiezza dell’offensiva russa, gli obiettivi colpiti e i mezzi utilizzati.

Lo scenario che Lee presenta è chiaro: c’è la compresenza tra un’offensiva a tutto campo delle forze aeree e missilistiche russe e di un attacco di terra su più direttrici. Bielorussia, Belgorod, Crimea: i varchi di ingresso delle truppe russe nel Paese limitrofo sono, per ora, questi tre, mentre anche sul confine del Donbass è partito un attacco su larga scala. Se l’obiettivo fosse quello di “demilitarizzare” e “denazificare”, ovvero russificare, il Donbass, il paragone con il Kosovo e il Kuwait dei decenni scorsi appare ancora più chiaro, e anzi forse solo il basilare punto di partenza: Mosca sta accecando le capacità di reazione ucraina. Un video di Elint News mostra un’offensiva missilistica su larga scala in atto.

L’immagine potrebbe rappresentare un Iskander-M 9M728 lanciato da terra, un missile Kalibr del tipo lanciato dal Mar Nero che potrebbe entrare nello scenario di un’operazione paragonabile a quella messa in campo più volte in Siria o un Cruise proveniente da un cacciabombardiere.

La prima ondata dell’offensiva russa sta prendendo particolarmente di mira la città di Kharkiv. Il grande centro dell’Est dell’Ucraina è l’obiettivo strategico numero uno, in quanto naturale proseguimento del Donbass russofilo e cuscinetto strategico in cui Mosca può pensare di incunearsi. La “Desert Storm” russa in Ucraina ha in Kharkiv, prima ancora che in Kiev, la sua Baghdad, il centro nevralgico da mettere a terra per fermare le operazioni ucraine di consolidamento della posizione dell’esercito ai confini con il Donbass conteso. Non a caso diversi video mostrano attacchi a depositi di armi, incendi, raid aerei, basi aeree sotto attacco. In particolare per Kiev sono sotto attacco le basi aeree di Boryspil, Ozernomu, Kulbakinomu, Chuguev, Kramatorsk, Chornobayivtsi

“Nel mirino degli attacchi russi sembrano esserci soprattutto le le forze ucraine nel Donbass e nelle retrovie di questo fronte oltre al sistema di difesa aerea ucraino che secondo il ministero della Difesa russo è stato “soppresso”. Fonti militari russe riferiscono l’impiego di armi di precisione”, sottolinea nel suo report Analisi Difesa. “All’alba lo Stato maggiore ucraino ha ammesso che le forze russe hanno perso il controllo delle cittadine di Schastya e Stanytsia Luganskaya nella regione di Lugansk”. La prima città, dopo violenti combattimenti con almeno 50 caduti da parte russa, sarebbe invece tornata sotto controllo di Kiev in seguito.

Per Analisi Difesa Mosca vuole “ampliare il controllo territoriale a Mariupol (sul Mare d’Azov) e forse ad altre aree di confine per costituire una continuità geografica tra il Donbass e la Crimea e un confine coerente e difendibile delle aree del territorio ucraino orientale poste sotto il controllo delle truppe di Mosca e delle milizie filo-russe”. Per Rob Lee, invece, parliamo del peggior scenario possibile. La nostra valutazione è che le prime 48 ore dell’avanzata saranno decisive per capire la portata dell’azione russa e soprattutto le capacità di reazione di Kiev.

Mappa di Alberto Bellotto

Putin vuole chiudere subito la partita?

C’è una differenza significativa, l’unica forse, con la Desert Storm del 1991. In quell’occasione gli americani hanno aspettato più di un mese prima di avviare un’operazione di terra. Il “Donbass mediorientale” rappresentato dal Kuwait ha visto l’ingresso delle prime truppe alleate a guida Usa soltanto sul finire del mese di febbraio di quell’anno, quando invece la fase aerea era cominciata il 16 gennaio precedente. Invece nel caso della guerra in Ucraina, Mosca sta procedendo simultaneamente a un’azione dal cielo e a una di terra. Poche ore dopo l’avvio dei bombardamenti su tutto il territorio ucraino, si è avuta notizia di avanzate, coordinate con i combattenti separatisti, nell’area del Donbass. La differenza è possibile spiegarla partendo da due presupposti. In primis, mentre gli Usa nel 1991 erano fuori dal Kuwait e avevano bisogno di “saggiare” la resistenza irachena prima di intervenire, nell’est Ucraina invece la Russia è presente da almeno otto anni avendo appoggiato, seppur non ufficialmente, i separatisti.

In secondo luogo, Putin probabilmente vorrebbe chiudere in fretta la partita. La Russia non può permettersi una guerra lunga. Non le conviene sotto il profilo economico, non avendo illimitate risorse economiche a disposizione ed essendo già impegnata nel contesto siriano, così come non le conviene a livello politico. Il Cremlino, dopo aver messo fuori uso buona parte dell’aviazione ucraina ed essersi assicurato di aver messo fuori gioco l’aviazione di Kiev, potrebbe da subito puntare ai suoi obiettivi principali. “Liberare”, usando un termine in voga nel gergo di Mosca in queste ore, il Donbass e mettere in sicurezza le aree russofone. Quello che gli Usa hanno fatto nelle ultime ore di guerra nel 1991, entrando in territorio kuwaitiano, Putin lo sta facendo in queste prime ore di conflitto.

L’incognita territoriale

Un’ultima differenza con la Desert Storm passa anche dagli obiettivi territoriali della Russia. Trentuno anni fa Washington si è impegnata a ristabilire lo status quo antecedente alla fulminea annessione irachena del Kuwait. Gli obiettivi di Mosca sembrano diversi e sono volti a creare delle zone cuscinetto e, forse, dei nuovi Stati. Un contesto post bellico quindi del tutto differente dallo status quo antecedente alla guerra. L’incognita su come sarà ridisegnato il Donbass non appare una questione secondaria. Potrebbe crearsi un’unica entità politica in grado di collegare la Crimea con le repubbliche separatiste e di assorbire l’est Ucraina. Da qui l’interessamento a mirate incursioni su Charkiv. Oppure “limitarsi” ad estendere la zona di sicurezza attorno le autoproclamate repubbliche del Donbass.

É forse presto per comprendere quali saranno gli scenari. Di certo, ciò che è apparso subito palese è l’incredibile strategia “a specchio” con Desert Storm. Sono diversi gli obiettivi e gli scenari, ma è analoga la strategia volta a colpire l’intero Paese per concentrarsi però solo su una piccola porzione del suo territorio.

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