Riportiamo quasi integralmente un articolo di Dennis Kucinich, pubblicato su The Kucinich Report. La Pietà di Michelangelo, una scultura più grande del naturale di Cristo crocifisso tenuto teneramente in grembo alla Madre Maria, attrae visitatori a Roma da quando fu collocata nell’antica Basilica di San Pietro più di 500 anni fa.

The Cross and the Pieta. The Passion of Palestine

La contemplazione della Pietà dona la potente presenza del sacrificio e dell’accettazione divina, la vita evocata dalla pietra, che trascende la morte. I cristiani si avvicinano al Venerdì Santo con due potenti ricordi: il sacrificio e la redenzione di Cristo sulla Croce, e l’accettazione, l’amore e la compassione espressi attraverso la Pietà.

Innumerevoli immagini provenienti da Gaza, di morti improvvise di bambini, causate da bombardamenti, schegge, colpi d’arma da fuoco e genitori addolorati, evocano una moderna Pietà, che si verifica con terribile frequenza. A differenza del Cristo crocifisso di Michelangelo, i bambini morti sono raramente intatti.

Sono orribilmente mutilati e sfigurati, senza arti né testa, spesso identificati da un brandello di vestito. Eppure, i genitori addolorati, stringendo tra le mani ciò che resta del loro bambino avvolto in un sudario bianco, guardano al cielo e, in risonanza con la grazia divina e l’accettazione, recitano “Allah Akbar”, Dio è grande.

La pazienza, il coraggio sotto attacco, la sofferenza del popolo di Gaza di fronte ai bombardamenti spietati e codardi che mirano a sterminarlo hanno risvegliato la coscienza morale delle persone in tutto il mondo.

Mentre la mia attenzione è rivolta ai massacri quotidiani a Gaza e ai video espliciti di straordinaria sofferenza umana che mi vengono inviati, mi ritrovo a provare un profondo senso di angoscia nell’assistere alla punizione collettiva, alla morte e alla distruzione di innocenti e, allo stesso tempo, alla perdita di umanità dei colpevoli, che ci conduce tutti in un’eterna valle delle ombre.

Il sentimento di dolore per ciò che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi è incrollabile, a tratti insopportabile, e so di non essere l’unico a provarlo.

Non è solo Gaza a morire.

Il nostro Paese sta morendo, per indifferenza, per distrazione e per grossolani calcoli politici che giustificano l’omicidio di massa a rate, con la spietata e netta giustificazione: “Sono scudi umani!” O, per chi è impantanato in un’ipocrisia genocida: “Uccidete i bambini prima che diventino terroristi”.

E così, i bambini di Gaza vengono uccisi, a decine di migliaia. I video di quei bambini deceduti, i cui corpi non sono stati mutilati, mostrano che erano ben accuditi dalle loro famiglie, alcuni vestiti in modo elegante, altri morti nei loro splendidi abiti dell’Eid, i maschi con un taglio di capelli impeccabile e le femmine con i capelli lunghi, pettinati con cura e con fiocchi colorati.

L’immagine vincitrice del premio World Press Photo of the Year 2025, scattata da Samar Abu Elouf per il New York Times, che ritrae Mahmoud Ajjour (9), ferito durante un attacco israeliano a Gaza City nel marzo 2024, mentre trova rifugio e assistenza medica in Qatar.

Quanto ai sopravvissuti che tengono in braccio i bambini morti, le loro strazianti grida di dolore invitano a una profonda compassione per tutti coloro che portano la croce della guerra. La Pietà è un simbolo universale. Si rivolge a un padre o una madre con il cuore spezzato, in lutto per la morte di un figlio che era il fulcro dell’esistenza di una famiglia.

Tutta la Palestina è un cimitero di bambini. Numerosi medici hanno testimoniato l’insolitamente elevato numero di bambini uccisi da colpi di cecchini mirati alla testa. La maggior parte delle morti, tuttavia, è dovuta a una sorprendente varietà di munizioni statunitensi usate contro la popolazione indifesa di Gaza.

Un bambino diventa una vittima o un orfano a causa delle migliaia di bombe MK-84 da 2000 libbre prodotte negli Stati Uniti, dal costo di 16.000 dollari l’una, che all’impatto sprigionano un raggio d’azione mortale, scagliando schegge di varie dimensioni a centinaia di metri.

L’MK-84 trasporta 440 kg di esplosivo e può creare un cratere profondo 15 metri. Questa bomba è stata utilizzata con un impatto devastante nel campo profughi di Jabalia il 31 ottobre 2023, uccidendo oltre 100 civili. Gli Stati Uniti hanno trasferito 14.000 di queste bombe da utilizzare contro la popolazione di Gaza negli ultimi 18 mesi.

Ma c’è di più. La bomba penetrante BLU-109, con 250 kg di esplosivo ad alto potenziale, può penetrare cemento o roccia e detonare con la stessa forza di un terremoto. Quando colpisce un condominio a Gaza, tutti i residenti all’interno muoiono. Persino i condomini non bersaglio nelle vicinanze, con i residenti all’interno, crollano con una forza schiacciante.

La bomba di piccolo diametro (SBD) GBU-39 è una bomba planante a guida di precisione. Pesa 113 kg e sgancia 16 kg di AFX-757 altamente esplosivo. Provoca un elevato numero di vittime civili nelle aree residenziali e nelle scuole di Gaza, attraverso la frammentazione su un’area delle dimensioni di un campo da calcio. Ogni bomba costa 40.000 dollari.

Nel maggio del 2024, le GBU-39 colpirono una zona designata come sicura, nel campo di tende di Tel al-Sultan, uccidendo innumerevoli civili. Questa bomba di precisione fu utilizzata per colpire la scuola UNRWA di Al-Sardi il 6 giugno 2024, dove 6.000 sfollati di Gaza attendevano i soccorsi. Le stesse bombe uccisero oltre 100 abitanti di Gaza quando la scuola di Al-Tabaeen fu attaccata il 10 agosto 2024, durante la preghiera dell’alba.

Queste bombe e le Joint Direct Attack Munition (JDAMS), montate per l’occasione, sono state sganciate sulla popolazione di Gaza, anche nelle cosiddette zone sicure come Deir al-Balah, utilizzando una varietà di aerei di fabbricazione statunitense, […] i cui piloti sono addestrati negli Stati Uniti o da personale statunitense all’estero, che li istruiscono sulle tattiche, l’impiego delle armi, la guida di precisione e le regole di ingaggio.

Sul terreno, proiettili per carri armati, fucili, munizioni per cecchini, armi da fuoco, fucili d’assalto, lanciagranate e decine di migliaia di proiettili per armi leggere forniti dagli Stati Uniti vengono utilizzati contro la popolazione di Gaza.

Dollari delle tasse statunitensi, aerei statunitensi, bombe statunitensi, missili statunitensi, proiettili di carri armati statunitensi, fucili statunitensi, munizioni statunitensi, lanciagranate statunitensi, addestramento statunitense, guida statunitense forniti grazie a un budget di mille miliardi di dollari destinati alle spese militari, sono stati usati da delegati degli Stati Uniti per annientare le 2,2 milioni di persone indifese di Gaza.

La distruzione è stata compiuta sia durante le amministrazioni democratiche che repubblicane. Il Congresso non ha mai dato l’approvazione esplicita a una guerra contro la popolazione di Gaza. Ha respinto in maniera schiacciante i tentativi del senatore Bernie Sanders di bloccare le vendite di armi. Senza il sostegno degli Stati Uniti d’America, questa guerra sarebbe finita poco dopo il suo inizio.

Eppure continua. Quasi 100.000 tonnellate di bombe statunitensi sono state sganciate su Gaza, circa 6 volte la potenza esplosiva delle bombe sganciate su Hiroshima nel 1945, equivalenti a 15.000 tonnellate di TNT. Ciò è avvenuto in una delle aree più densamente popolate del mondo. A Gaza ci sono 15.000 persone per miglio quadrato, rispetto alla densità media della popolazione americana di 94 persone per miglio quadrato.

L’11 settembre 2001, gli Stati Uniti furono attaccati. Oltre 3.000 persone furono uccise in una nazione di 300.000.000 di abitanti, pari a un decesso ogni 100.000. Gaza ha registrato almeno 55.000 morti, su una popolazione di 2,2 milioni di abitanti, con un tasso di mortalità di 2.500 ogni 100.000 persone.

In termini di equivalenza in base alla popolazione, Gaza ha subito un equivalente dell’11 settembre ogni cinque ore, ovvero più di quattro 11 settembre al giorno […] nell’ultimo anno e mezzo.

Se gli Stati Uniti avessero registrato lo stesso numero di morti pro capite, i decessi, al netto della popolazione, sarebbero stati 8.350.000 […]. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, circa 15.000 bambini sono stati uccisi e almeno 30.000 hanno riportato ferite, molte delle quali hanno cambiato loro la vita, come nel caso delle amputazioni; decine di migliaia di bambini soffrono di grave malnutrizione.

La vita quotidiana dei bambini di Gaza e dei loro genitori è così spesso pericolosa che una bambina palestinese, mentre giaceva in preda allo shock e all’agonia su un carro, gravemente ferita dalle schegge, chiedeva con insistenza, straziata da un dolore lancinante: “Zio, è un sogno o è la realtà?”. Aveva/ha cinque anni.

Poi c’è il giovane ragazzo di Gaza, a cui è stato chiesto cosa volesse fare da grande. La sua straziante risposta: “I bambini di Gaza non crescono”.

Un funzionario citato in un rapporto dell’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha descritto gli abitanti di Gaza come “bestie umane… trattate di conseguenza”, richiamando il linguaggio dell’era nazista che definiva ” untermensch”, “bestie”, la classica disumanizzazione usata per giustificare la violenza.

È in atto uno sforzo disumano e organizzato per bombardare e distruggere la popolazione di Gaza.

Il mondo sta assistendo alla distruzione sistematica di case, moschee, scuole, università, ospedali, mercati, reti idriche e fognarie, nonché al tentativo calcolato di sterminare un intero popolo.

Attraverso le sue grandi tribolazioni, la popolazione di Gaza ha dimostrato una straordinaria resistenza che non definisce il carattere di un terrorista, ma di un popolo coraggioso, che affronta la morte con fede e forza d’animo.

Mia moglie, Elizabeth, ha visitato Gaza dopo l’ultima grande incursione. Ciò che ha visto lì avrebbe scosso l’anima di chiunque non sia indurito dall’ideologia. È entrata in scuole che fungevano da aule di giorno e da rifugi di emergenza di notte. Ha assistito terapisti specializzati nei traumi che si prendevano cura di menti distrutte e famiglie distrutte. Ha incontrato studenti universitari che parlavano ancora di sogni. Il suo racconto, pubblicato su The Hill, è una testimonianza di una verità così spesso sepolta sotto le narrazioni ufficiali.

Dobbiamo credere, anche ora, che la grande sofferenza di Gaza, che ricorda la Passione stessa, possa un giorno dare origine a una resurrezione – non solo di vite, ma di dignità, giustizia e pace. L’arco della crocifissione verso la resurrezione è metafora sacra e insegnamento morale.

Anche le immagini di Gaza sfidano la catastrofe, come le mani dei cittadini di Gaza che escono da sotto le macerie e si allungano verso il cielo, con aria di sfida e trionfo.

Milioni di persone stanno marciando per la pace, in tutto il mondo, sventolando la bandiera palestinese, per porre fine alla guerra e chiedere conto a chi l’ha istigata e a chi l’ha perseguita. I giovani [israeliani], rifiutandosi di prestare servizio militare, respingono l’invito a uccidere gli abitanti di Gaza, a occupare, a demolire le case, a sganciare bombe, rifiutando ordini che annientano l’anima.

Il mondo sta cambiando e ci osserva. Nessuna nazione può rimanere per sempre al di sopra della legge. Ci saranno conseguenze legali anche per coloro che non credono nel diritto internazionale e che praticano il genocidio con tanta impunità. Prevedo che coloro che hanno permesso o perseguito questa guerra contro la popolazione di Gaza un giorno saranno ritenuti responsabili. Saranno portati davanti a un tribunale internazionale e saranno giudicati in un nuovo processo di Norimberga.

Il cammino verso la pace inizia con il riconoscimento dell’umanità di tutti. Piangiamo ogni vita innocente perduta: israeliana e palestinese, cristiana, musulmana, ebraica. Non parliamo con ostilità, ma con un profondo desiderio morale di impedire ulteriori spargimenti di sangue e di tracciare un futuro radicato nella dignità e nella giustizia per tutti.

[…] Questa è una crisi di leadership, potere e politica. Persone di ogni estrazione sociale desiderano ardentemente la pace. Cerchiamo di essere tra coloro che non si limitano a maledire l’oscurità, ma accendono candele; che costruiscono ponti, non muri; che non cercano vendetta, ma riconciliazione.

Che i nostri amati Stati Uniti inizino a trasformare le loro spade in vomeri e le loro lance in falci, per la sopravvivenza della nostra nazione e del mondo.

E possano le scene profondamente luttuose di Gaza, che ricordano la Pietà, rievocate quotidianamente, essere seguite da una nuova alba di restaurazione e guarigione del popolo palestinese, che celebri l’indomabilità dello spirito umano e porti con sé una nuova speranza umana di pace, salaam, shalom.

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