Uomini contro proiettili. Chi esaurisce prima la sua principale risorsa militare è destinato a perire. La mobilitazione parziale annunciata da Vladimir Putin è un chiaro segnale di come la Russia abbia bisogno di schierare più soldati al fronte: servono forze fresche per rimpinguare i battaglioni dislocati tra il Donbass e la fascia meridionale dell’Ucraina. Tanto per consolidare la presenza russa nei territori conquistati, a maggior dopo la loro annessione alla Federazione Russa, quanto per scongiurare eventuali, nuovi assalti nemici, che questa volta potrebbero però incontrare la risposta nucleare di Mosca. Dall’altra parte troviamo le esigenze di Kiev. Non sembra che Volodymyr Zelensky abbia alcuna intenzione di rassegnarsi. La controffensiva nel quadrante orientale del Paese è stata un successo. Il presidente ucraino continua quindi a chiedere il supporto dei partner occidentali e vuole armi ancora più potenti per replicare l’exploit di Kharkiv.

Incrociando desideri e bisogni dei due contendenti, si evince come Mosca necessiti di soldati per proseguire al meglio la guerra, e Kiev di armamenti e munizioni per continuare a premere sui due fronti più caldi, a est e a sud. Allo stesso tempo, Russia e Ucraina stanno iniziando a sentire il peso di sette mesi di conflitto. Di conseguenza, sarà sempre più difficile attendersi iniziative su larga scala da parte di chicchessia.

Kiev ha appena terminato una controffensiva che, a quanto pare, avrà sì consentito agli ucraini di recuperare terreno nell’oblast di Kharkiv, ma che ha comportato in cambio un non irrilevante sacrificio militare. Nonostante le dichiarazioni dei membri del governo ucraino, è difficile – se non tecnicamente impossibile – immaginarsi il ripetersi di qualcosa di simile, almeno non nell’immediato. Mosca ha altri nodi spinosi da sciogliere. Con le attuali forze in campo, il Cremlino non può ambire ad ulteriori espansioni. Putin deve blindare le regioni inglobate e, per adesso, far sì che quei territori si trasformino, de facto e de iure, in territori russi.

Il braccio di ferro tra Russia e Ucraina si gioca dunque sul tempo: chi, in questa guerra di logoramento, esaurirà prima le proprie risorse chiave, rispettivamente uomini e munizioni, sarà probabilmente costretto ad alzare bandiera bianca.



Qui Mosca: nuovi soldati al fronte

Gustav Gressel, senior policy fellow presso l’ufficio di Berlino dell’European Council on Foreign Relation, ha dichiarato a DW che l’esercito russo è in difficoltà. La Russia, ha spiegato l’analista, ha iniziato la guerra in Ucraina in tempo di pace e si è affidata a battaglioni ad alta prontezza. Da febbraio ad oggi, Mosca ha usato praticamente tutti i suoi battaglioni e subito un elevato numero di vittime. In altre parole, per Gressel questa forza russa sarebbe ormai da considerare esaurita e non rigenerabile dai semplici volontari.

Qual è, allora, il piano di Putin? È probabile che il Cremlino possa pensare di schierare una parte delle unità residue a disposizione in Ucraina sperando, con la mobilitazione e con una maggiore presenza militare, di spazzare via la resistenza ucraina, erodere l’esercito nemico e portare a casa la vittoria. È un pensiero plausibile ma soggetto a troppe variabili e ad un alto coefficiente di non riuscita.

“La mia sensazione è che a Putin non importi davvero della qualità inferiore delle nuove truppe assemblate. La mia ipotesi è che l’obiettivo generale di tutto questo consista nel far esaurire le munizioni all’Ucraina prima che la Russia esaurisca i suoi soldati”, ha affermato Gressel. Del resto la Russia sta reclutando nelle campagne, tra le minoranze, cercando di risparmiare il più possibile Mosca, San Pietroburgo e i centri urbani più grandi. “Non solo perché queste sono le élite e i loro stessi figli, ma anche perché sono, nella mente di Putin, persone più preziose di altre”, ha proseguito l’esperto.



Qui Kiev: servono munizioni e armi

Organizzare una seconda controffensiva è complicatissimo. Ancor più farlo pensando di ottenere lo stesso risultato rimediato a Kharkiv. Per l’Ucraina è arrivato l’urgente momento di stabilire quali saranno i prossimi passi militari. L’ombra delle minacce nucleari di Mosca e la mobilitazione annunciata da Putin sono due fattori impossibili da ingorare. Difficile prevedere se la vittoria russa sarà scontata. Di certo, gli ucraini avranno difficoltà a difendersi da un simile assalto. Insomma, se la tenuta russa dipende dall’afflusso di nuovi uomini, quella ucraina è legata a doppia mandata con la volontà dell’Occidente di fornire a Kiev armi pesanti, equipaggiamento e munizioni per arginare la marea rivale che si riverserà presto in Ucraina.

Nel suo report intitolato Time is the Hidden Flank in Assessing Russia’s Mobilisation, l’istituto britannico Rusi ha scritto che “se Putin avesse preso la decisione di mobilitarsi all’inizio di maggio, è probabile che le nuove unità russe sarebbero ora pronte per essere schierate in Ucraina, proprio mentre le forze ucraine sono distese”, dopo aver ottenuto importanti conquiste territoriali.

Da questo punto di vista, lo scopo di Putin potrebbe essere, allora, quello di stabilizzare le perdite russe, per poi puntare a prolungare la guerra fino ad oltre il 2023 e prendere gli ucraini per sfinimento. Come detto, l’Ucraina dipende già dalle scorte di munizioni e dal sostegno finanziario occidentali, che non sembrano più così intensi come all’inizio del conflitto.

Agli occhi del Cremlino, la mobilitazione potrebbe prolungare sufficientemente il conflitto per consentire la sua campagna non convenzionale di guerra economica, destabilizzazione politica, minacce di escalation e campagne di influenza in Europa e negli Stati Uniti per indurre gli alleati dell’Ucraina a costringere Kiev a negoziare.

Nel frattempo, il prossimo inverno, la russia potrebbe contare su un contingente riorganizzato. Al netto di – va ricordato – di problemi non da poco, come la mancanza di ufficiali, l’efficienza dei battaglioni e la difesa delle linee logistiche