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La Corea del Sud ha avviato un progetto per dotarsi di due nuove portaerei in grado di operare con i nuovi caccia F-35 nella loro versione B, quella Stovl a decollo corto e atterraggio verticale.

Come riportato da Defense News, la decisione è stata presa il 12 luglio scorso durante una riunione presieduta dal generale Park Han-ki, Capo di Stato Maggiore della Difesa. Un portavoce ha affermato che “il piano di costruire le Lph-II (Landing Platform Helicopter) è stato incluso in un programma a lungo termine di miglioramento delle Forze Armate. Una volta che le ricerche preliminari saranno completate, entro un paio d’anni, il progetto di costruzione verrà incluso nei piani di acquisizione e medio termine (per la Difesa n.d.r.)”.

Il progetto di Seul: portaerei e caccia F-35

La Corea del Sud prevede di dotarsi di due unità da 30mila tonnellate, il doppio delle precedenti Lph classe Dokdo, che saranno equipaggiate per effettuare operazioni con i velivoli F-35B, i caccia di quinta generazione della Lockheed Martin dalle caratteristiche stealth.

Attualmente Seul dispone di 40 F-35A facenti parte di un contratto del valore di 6,75 miliardi di dollari con l’opzione di acquisto per altri 20 esemplari. In parallelo alla costruzione delle due nuove portaerei la Difesa prevede di dotarsi di altri 20 F-35 nella versione B, come primo passo, in attesa di un altro ordine per almeno altre 20 macchine.

Secondo uno studio effettuato da un centro di ricerca statale lo scorso settembre, sarebbe possibile, infatti, sostituire parte degli F-35A della prima ordinazione con gli F-35B oltre che stipulare un nuovo contratto per 20 nuovi velivoli.

Non sappiamo ancora molto sulle nuove costruzioni navali, però le due portaerei dovranno essere in grado di accogliere 16 velivoli Stovl,  3,000 marines e 20 mezzi da sbarco armati. Si prevede che le due nuove unità LPH-II saranno dotate di uno ski jump a prua per facilitare il decollo degli F-35B e che saranno lunghe circa 250 metri, un po’ più delle nipponiche Izumo e delle nostre Cavour e Trieste.

Perché Seul vuole le portaerei?

A dispetto di quanto si possa pensare la preoccupazione di Seul non è solamente la Cina, che pure ha dimostrato in più di una occasione negli ultimi anni di essere pericolosamente attiva nei mari che circondano la Corea, bensì anche il Giappone.

Le relazioni tra i due Paesi, infatti, non sono mai state amichevoli con sentimenti di reciproca ostilità che perdurano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ma che affondano le proprie radici già all’inizio del ‘900, quando il Giappone imperiale invase la penisola coreana.

La separazione della Corea lungo il 38esimo parallelo e le dinamiche della Guerra Fredda hanno solo formalmente avvicinato Seul e Tokyo, entrambe alleate degli Stati Uniti, ma le relazioni diplomatiche sono sempre state molto fredde, con atteggiamenti, quando non reciprocamente diffidenti e cauti, anche apertamente contrastanti.

Recentemente, ad esempio, i sentimenti anti-nipponici in Corea del Sud hanno avuto un parossismo a fronte delle restrizioni di Tokyo che hanno colpito Seul in merito all’esportazione di materiale ad alta tecnologia. Per tutta risposta il governo sudcoreano ha indicato che potrebbe cessare la volontà di continuare nella cooperazione militare tra i due Paesi che riguardava esclusivamente lo scambio di informazioni in merito alla situazione contingente della minaccia atomica e missilistica nordcoreana – il General Security of Military Information Agreement (Gsomia).

La tensione tra Giappone e Corea del Sud non si limita a scaramucce della rispettiva diplomazia: proprio l’anno scorso è avvenuto un “incidente” nelle acque del Mar del Giappone. Il 20 dicembre un velivolo da pattugliamento marittimo giapponese P-1 è stato illuminato dal radar di controllo del fuoco di un cacciatorpediniere sudcoreano che si trovava in missione di scorta ad un pattugliatore della Guardia Costiera impegnato in controlli sulla pesca al largo della penisola di Noto.

Tokyo ha reiteratamente inoltrato formale protesta presso il governo sudcoreano invitando Seul ad ammettere l’accaduto e a prendere misure affinché un tale incidente non possa ripetersi in futuro. Seul, però, rifiuta la ricostruzione dei fatti nipponica e non intende affatto presentare le proprie scuse contribuendo a mantenere il clima di diffidenza e velata ostilità tra i due Paesi e quindi minacciando la cooperazione in ambito militare in funzione anticinese o antinordcoreana.

Proprio l’atteggiamento verso Pyongyang, un tempo acerrima nemica di Seul, dimostra quanto distanti siano la Corea del Sud dal Giappone: l’avvento di Kim Jong-un e della presidenza Park Geun Hye ha dato una scossa alle relazioni tra i due Paesi divisi lungo il 38esimo parallelo che infine sono giunti allo storico incontro tra i due leader avvenuto nel villaggio di Panmunjeom, lungo la Zona Smilitarizzata, il 27 aprile del 2018.

Al contrario il Giappone resta sempre molto diffidente non solo verso Pyongyang ma anche verso Seul, e guarda con sospetto alla riapertura dei canali commerciali tra le due coree.

La nuova campagna di riarmo voluta dal premier nipponico Abe, di cui le due portaerei classe Izumo (formalmente denominate “cacciatoperdiniere portaelicotteri” per questioni costituzionali) sono l’emblema, ha contribuito ad aumentare esponenzialmente le preoccupazioni di Seul – e della Cina – che memore del suo passato sta cercando di correre ai ripari proprio con la volontà di dotarsi di due nuove unità simili.

Certamente, come abbiamo ricordato all’inizio, anche le nuove costruzioni navali cinesi (tra cui due nuove portaerei) e l’espansionismo di Pechino hanno avuto il loro peso in questa decisione di Seul, però la corsa agli armamenti del Giappone e la storia che contraddistingue i due Paesi ha sicuramente contribuito in larga parte nell’intraprendere questa importante scelta strategica.