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Guerra

La Corea del Nord riapre un centro missilistico

Secondo alcuni rapporti dell’intelligence sudcoreana la Corea del Nord ha riattivato il centro sperimentale missilistico di Sohae che sembrava essere stato parzialmente demolito l’anno scorso a seguito del buon esito del summit di Singapore tra il Presidente Trump e Kim...

Secondo alcuni rapporti dell’intelligence sudcoreana la Corea del Nord ha riattivato il centro sperimentale missilistico di Sohae che sembrava essere stato parzialmente demolito l’anno scorso a seguito del buon esito del summit di Singapore tra il Presidente Trump e Kim Jong-un.

La notizia, riportata dal sito 38 North e rilanciata sui media di tutto il mondo, arriva a pochi giorni dal fallito vertice di Hanoi e non è affatto un fulmine a ciel sereno: come abbiamo avuto modo di dire e preannunciare il processo di denuclearizzazione e pacificazione della Penisola di Corea è ben lungi dal dirsi avviato, almeno per quanto riguarda i rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord.

Il sito di Sohae

Il poligono di Sohae è quello più recente attivato dalla Corea del Nord. Il primo lancio effettuatovi è stato effettuato nel 2012 quando un vettore tipo “Uhna-3” – o Taepodong-2 – fallì nel tentativo di mettere in orbita un satellite. Il poligono fu scelto in sostituzione di quello di Tonghae per la sua particolare posizione geografica che permetteva di effettuare lanci senza sorvolare il territorio nipponico, fattore che ha creato più di una volta crisi diplomatiche col Sol Levante ed i suoi alleati.

Lo scorso luglio immagini fornite dalla ricognizione satellitare avevano mostrato il parziale smantellamento del poligono. La struttura atta a preparare i missili per il lancio – che scorre su binari – ed il vicino edificio utilizzato per effettuare i test dei motori a razzo, erano state parzialmente demolite: il tetto e le strutture di supporto erano state parzialmente rimosse. Un paio di giorni dopo il primo passaggio satellitare si era notata la continua presenza di veicoli e mezzi da lavoro che dimostravano che i lavori di smantellamento erano continui, come dimostrato anche dal fatto che un angolo della struttura era stato completamente smontato. Nelle immagini dei due passaggi si notava, però, che i due bunker per lo stoccaggio del carburante/ossidante e l’edificio principale erano rimasti intatti. Fattore che già l’anno scorso ci aveva sollevato sospetti sulla reale volontà di Pyongyang di disattivare completamente il sito.

La ricostruzione di Sohae

Il processo di smantellamento del poligono di Sohae è rimasto congelato dall’agosto del 2018. Dopo le prime demolizioni nessuna attività era stata notata che lasciasse presagire la reale volontà di Kim Jong-un di continuare alla dismissione del sito.

A febbraio di quest’anno, però, la ricognizione satellitare ha mostrato una ripresa dell’attività ma non volta alla disattivazione del poligono. Tra il 16 febbraio ed il 2 marzo, quindi in un arco temporale che comprende anche la data del vertice di Hanoi, la Corea del Nord ha cominciato a ricostruire le strutture che erano state parzialmente demolite.

In particolare sulla rampa di lancio, la struttura di trasferimento dei missili che scorre sui binari è stata riassemblata, due gru di supporto sono state osservate intorno all’edificio, i muri sono stati rieretti ed il tetto ricostruito. Secondo le analisi delle immagini i muri della struttura di trasporto appaiono più alti dei precedenti e una nuova serie di travi è stata installata. Fattore che potrebbe indicare la volontà di testare nuovi e più performanti missili intercontinentali il cui sviluppo, come sospettato, potrebbe essere continuato in strutture di tipo civile come aeroporti o fabbriche come quella di Kangson, dove però sembra che vi siano nuove centrifughe per l’arricchimento dell’uranio.

Anche i materiali di scarto provenienti dallo smantellamento precedente, che erano stati lasciati sul terreno in bella mostra “ad usum satelliti” sono spariti. Nel settore dei test per motori sembra che la struttura di supporto sia stata riassemblata: sono presenti anche qui due gru che prima non comparivano e materiale da costruzione è ben visibile accumulato intorno all’edificio. Frattanto anche nella parte del deposito di combustibile, che non era stata toccata lo scorso luglio, è stato installato un nuovo tetto.

Una mossa ampiamente preventivata

La ricostruzione del sito di Sohae non ci coglie di sorpresa. Anzi. Rappresenta la naturale conseguenza di quasi un anno di congelamento dei rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord.

Benché le relazioni diplomatiche, almeno ufficialmente, siano rimaste cordiali, a ben vedere nessuna delle due parti in causa intende cedere per prima sui nodi chiave che porterebbero alla pacificazione definitiva della Penisola Coreana: la denuclearizzazione totale ed il ritiro delle truppe Usa.

Né Washington né Pyongyang hanno dimostrato di voler mettere in discussione questi due punti: da un lato Kim Jong-un è ancora convinto – a buon diritto – che il proprio arsenale atomico sia un’ottima polizza assicurativa contro ogni possibile tentativo di sovversione del regime, dall’altro Trump ritiene impensabile, stante le particolari congiunture internazionali  che vedono gli Stati Uniti sempre più contrapposti alla Cina, abbandonare una posizione avanzata come la Penisola Coreana.

Inoltre è prassi comune per la Corea del Nord, sin dai tempi di Kim Jong-il, di aumentare il livello di tensione tramite rilanci del proprio programma missilistico e nucleare per strappare condizioni più favorevoli al tavolo delle trattative. Tattica che ha sempre funzionato ma che questa volta, stante il carattere dell’inquilino della Casa Bianca, potrebbe non essere altrettanto efficace.

Prima di lanciare inutili allarmismi è bene precisare che Pyongyang sta comunque effettuando la minore delle provocazioni possibili avendo – per il momento – evitato di condurre test missilistici. In un futuro nemmeno troppo remoto, però, soprattutto se le trattative resteranno ad un punto morto oppure se dovessero peggiorare proprio a causa di una ritorsione americana per quanto sta avvenendo a Sohae, i test potrebbero ricominciare: del resto, se, come pensiamo, il programma missilistico nordcoreano sta continuando in gran segreto, prima o poi occorrerà testare l’efficacia dei nuovi sistemi.





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