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La Corea del Nord ha effettuato il quattordicesimo test missilistico dall’inizio dell’anno. Alle 12.03 ora locale, intorno alle 5 del mattino in Italia, quello che sembra essere un missile balistico si è alzato dalla base di Sunan, a nord della capitale Pyongyang. Dai dati diffusi dal Comando congiunto sudcoreano, il missile ha viaggiato per 470 chilometri verso il Mar del Giappone raggiungendo un’altitudine di 780 chilometri. Il ministero della Difesa di Tokyo ha aggiunto un paio di particolari interessanti: il proiettile sparato da Kim Jong Un aveva una velocità undici volte superiore al muro del suono (Mach 11) ed ha terminato la sua corsa al di fuori della zona economica esclusiva del Giappone.

Immediate, come al solito, le reazioni piccate dei vicini regionali della Corea del Nord. Il Consiglio di sicureza nazionale sudcoreano e il primo ministro giapponese, Fumio Kishida, hanno entrambi condannato il lancio. Il test “minaccia la pace e la sicurezza della comunità internazionale ed è assolutamente inaccettabile”, ha commentato Kishida da Roma, dove si trova in visita.

Ma, tornando al test, che missile è stato lanciato? “Potrebbe essere un missile balistico intercontinentale o qualcosa con un raggio più breve”, ha detto Lee Jong-sup, il ministro della Difesa scelto dal nuovo presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol. Ankit Panda, un esperto di politica nucleare presso il Carnegie Endowment for International Peace, ha spiegato, citato da Reuters, che il lancio potrebbe riguardare la tecnologia per i sistemi di ricognizione satellitare che la Corea del Nord ha testato a febbraio e marzo. Cheong Seong-chang, specialista nordcoreano presso il think tank Sejong Institute di Seoul, è d’accordo. “La portata e l’altitudine massima di oggi erano simili a quelle registrate nei due test precedenti, ma hanno mostrato progressi nelle sue capacità”, ha detto Cheong.



Tensione alle stelle

Questo lancio è il primo dal test dal 16 aprile scorso di un’arma tattica teleguidata rivendicato da Pyongyang. Ma, soprattutto, è arrivato pochi giorni dopo che il presidente Kim Jong Un ha promesso di rafforzare l’arsenale nucleare nordcoreano “al ritmo più veloce possibile” e minacciato di usare armi nucleari contro altri Paesi.

È pur vero che l’ultimo test è avvenuto in un momento politico coreano molto particolare, visto è andato in scena sei giorni prima l’ingresso in carica del nuovo presidente Yoon. La sensazione è che la mossa della Corea del Nord possa essere molto più collegata alle dinamiche inter e intracoraene che non un ipotetico messaggio lanciato al resto del mondo.

Il lancio è tuttavia avvenuto nel bel mezzo della crisi ucraina, una vicenda complessa nel quale sono più o meno direttamente coinvolte Russia, Stati Uniti e pure Cina. Considerando che si è fatto un gran parlare del rischio dello scoppio di una possibile guerra nucleare, il fatto che anche la Corea del Nord – dotata, ricordiamolo, di armi nucleari – spari missili contribuisce inevitabilmente a far salire la tensione internazionale.



Dinamiche coreane

Abbiamo accennato delle dinamiche inter e intracoreane. Yoon subentrerà al quasi ex presidente sudcoreano Moon Jae In a partire dal prossimo 10 maggio. Il nuovo leader è un conservatore piuttosto deciso che, pur senza chiudere la porta del dialogo con Pyongyang, ha fatto capire di non esser della stessa pasta del suo predecessore. Yoon ha infatti promesso di mantenere una linea dura verso le provocazioni nordcoreane, al contrario di Moon che, nel corso del suo mandato, ha utilizzato un approccio completamente opposto.

Certo è che il ritmo accelerato della Corea del Nord nei test sulle armi di quest’anno sottolinea un possibile duplice obiettivo di Pyongyang: far avanzare i suoi programmi missilistici e, al tempo stesso, esercitare pressioni su Washington per un congelamento sempre più intenso dei negoziati sul nucleare. Il Guardian ha inoltre fatto notare che ci sarebbero segnali secondo cui Kim si starebbe preparando per un test nucleare da realizzare nell’area nord-orientale del Paese.

Nel frattempo le accresciute provocazioni nordcoreane hanno spinto gli Stati Uniti a chiedere ulteriori sanzioni contro il Paese al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Un mese fa Washington ha distribuito una prima bozza di risoluzione allo stesso Consiglio che proponeva, tra le altre cose, di vietare le esportazioni tabacco e dimezzare le spedizioni di petrolio verso Pyongyang.

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