Due navi d’assalto anfibie, un gruppo di marines con un ruolo simile a quello del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, un arsenale di missili schierato in zone strategiche e un’ingente flotta di superficie. La Cina sta potenziando il proprio apparato militare con l’intenzione di dissuadere ogni potenziale nemico dalla navigazione nelle sue acque costiere.

Dalla metà degli anni ’90 a oggi, una delle priorità di Pechino è sempre stata quella di tenere a bada gli Stati Uniti ed evitare qualsiasi casus belli che potesse generare uno scontro aperto con Washington. Per riuscire nell’intento, il gigante asiatico ha letteralmente trasformato il Mar Cinese Meridionale in una trappola mortale. Se in passato il governo cinese sembrava molto più attento alla forma che non alla sostanza, da quando è salito al potere il presidente Xi Jinping la situazione è cambiata.

Pur continuando a considerare il conflitto come l’ultima ratio, adesso che l’Esercito popolare di liberazione cinese ha goduto della modernizzazione del Paese, il Dragone non si sente più inferiore a nessuno. Secondo molti analisti la sfida del secolo tra il Panda cinese e l’Aquila americana si giocherà proprio tra le onde del Mar Cinese Meridionale, dove, in effetti, sono già in atto provocazioni reciproche. Gli americani hanno sguinzagliato i propri aerei spia, dagli RC-135 agli E-8C Joint Stars, e inviato in loco due portaerei: la Uss Ronald Reagan (Cvn-76) e la Uss Nimitz (Cvn-68). I cinesi hanno risposto lanciando, dal 1 al 5 luglio, una esercitazione militare nei pressi delle Isole Paracel, impiegando navi della Marina militare e della Guardia costiera.

Le navi d’assalto cinesi

La Cina è intervenuta chirurgicamente per colmare il gap marittimo con gli Stati Uniti, e lo ha fatto costruendo nuove imbarcazioni. Come ha sottolineato Reuters, i cantieri navali cinesi hanno sfornato le prime due navi d’assalto anfibie appartenenti alla classe Type 075. La prima è stata lanciata nel settembre 2019, la seconda ad aprile 2020, mentre una terza nave sarebbe in fase di costruzione.

Nei piani di Pechino, queste imbarcazioni, dal peso di 40mila tonnellate l’una, saranno la punta di diamante delle forze anfibie. Scendendo nel dettaglio, e studiando le immagini satellitari, si tratta di piccole portaerei in grado di ospitare a bordo fino a 900 truppe, una trentina di elicotteri, attrezzature pesanti e vari mezzi di sbarco. In un secondo momento, quando i cinesi saranno in grado di costruire aerei a decollo corto e atterraggio verticale, come l’F-35B statunitense, le suddette navi potranno trasportare anche velivoli da combattimento. In ogni caso, i media ufficiali d’oltre muraglia scrivono che i cantieri navali cinesi stanno costruendo navi anfibie a velocità mai viste prima. E questo è un chiaro segnale delle intenzioni della Cina.

L’importanza delle forze anfibie

Sia chiaro: le recenti forze anfibie cinesi sono ancora distanti da quelle americane. Eppure Washington farebbe bene a non prendere troppo sotto gamba l’ascesa della Cina, che anche in campo militare, così come in quello economico e tecnologico, sta facendo passi da gigante.

Nel frattempo Pechino sta addestrando, per “sbarcare” e “combattere a terra”, anche la sua forza di marines, operativa sotto il comando della Marina. Si stima che il governo cinese possa contare su un numero compreso tra i 25mila i 35mila marines, in netto aumento rispetto agli appena 10mila del 2017. Ma per quale motivo la Cina sta espandendo le proprie forze anfibie nella regione?

I motivi sono molteplici, e il primo lo abbiamo citato: contenere gli Stati Uniti. Il secondo riguarda invece un ipotetico sbarco su Taiwan o in altri territori contesi e strategicamente rilevanti, posizionati al largo del Mar Cinese Meridionale. Il terzo motivo, infine, affronta un altro aspetto “bellico difensivo”. I marines possono essere schierati in tutto il mondo, soprattutto in quei luoghi dove la Cina deve difendere i propri interessi commerciali (interessi che, ricordiamolo, potrebbero espandersi a macchia d’olio in concomitanza con la Belt and Road Initiative) e monitorare le proprie basi militari strategiche.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME