Se gli Stati Uniti dovessero davvero dispiegare missili terresti a medio raggio in Asia, come ha annunciato Washington nei giorni scorsi, la Cina risponderà con adeguate contromisure. Pechino non solo ha avvisato il governo statunitense, ma ha anche minacciato di eventuali ripercussioni gli eventuali partner asiatici degli Usa che intendessero aiutare gli americani nel loro tentativo di attuare un’escalation nella regione. Lo scorso sabato il segretario alla Difesa Usa, Mark Esper, aveva dichiarato di essere favorevole a piazzare nuove armi nel continente asiatico entro pochi mesi. L’annuncio degli Stati Uniti è arrivato pochi giorni dopo l’uscita unilaterale dal Trattato sul disarmo nucleare stipulato nel 1987 con la Russia; una mossa, quella di Donald Trump, che libera l’esercito americano da pesanti limitazioni. Il patto, infatti, vietava l’utilizzo di missili balistici a medio raggio, nucleari e convenzionali, in grado di percorrere distanze comprese tra i 500 e i 5.000 chilometri.

La strategia di Trump

Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo consente al Pentagono di sviluppare nuove armi per contrastare l’ascesa della Cina, che non è mai dovuta sottostare ad alcuna limitazione diplomatica di nessun tipo e che negli ultimi anni ha modernizzato il suo apparato bellico. Washington non poteva più restare immobile e inerme di fronte all’avanzare della minaccia cinese; da qui la fuoriuscita dal Trattato sul disarmo nucleare. Adesso la Casa Bianca contrattacca nel tentativo di recuperare il terreno perduto, ma la Cina non ci sta. Il direttore generale del dipartimento di controllo degli armamenti del ministero degli Esteri cinese, Fu Cong, ha detto che Pechino “non resterà a guardare” mentre gli Stati Uniti riempiranno di missili il cortile di casa cinese.

Pechino non resterà a guardare

“Se gli Stati Uniti dispiegheranno missili in questa parte del mondo, alle porte della Cina – ha detto Fu – saremo costretti a prendere contromisure”. Poi l’avviso ai vicini di casa della Cina: “Li esorto a esercitare prudenza e non consentire lo spiegamento di missili statunitensi sul loro territorio”. Nel suo discorso, Fu ha menzionato tre paesi: Giappone, Corea del Sud e Australia. Non sappiamo ancora quale sarà l’eventuale reazione della Cina alla mossa di Washington, ma a quanto pare “tutte le ipotesi saranno sul tavolo”.

La Cina gela gli Usa: no a un nuovo trattato

Gli Stati Uniti sono fuoriusciti dal vecchio Trattato sul nucleare con la Russia e adesso ne potrebbero proporre uno nuovo mirato a includere anche la Cina. Pechino ha però subito stoppato l’eventuale piano americano, perché il governo cinese non ha alcun interesse nel prender parte a colloqui trilaterali per giungere a nuovi termini sulle armi, alludendo al fatto che la maggior parte dei missili cinesi non possono raggiungere gli Stati Uniti. “Visto l’enorme divario tra gli arsenali nucleari di Cina e Stati Uniti – ha aggiunto Fu – non credo sia giusto e ragionevole aspettarsi che la Cina partecipi a un negoziato sulla riduzione delle armi”.

Sale la tensione

Le previsioni per il futuro sono tempestose. Gli Stati Uniti nelle prossime settimane potrebbero testare un missile da crociera, mentre a novembre quasi sicuramente sarà la volta di un missile balistico a medio raggio. L’annuncio di schierare missili americani in Asia ha sollevato un’enorme preoccupazione per la corsa agli armamenti nell’intera regione. Al momento non c’è una via d’uscita dall’impasse e non ci sarà fino a quanto Cina e Stati Uniti si accuseranno a vicenda di destabilizzare l’area indo-pacifica.