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Lo scorso 3 dicembre, durante un passaggio sulla Cina meridionale, un satellite ha individuato lavori di ingrandimento in un cantiere navale nei pressi di Sanya, nell’isola di Hainan, che si protende nel Mar Cinese Meridionale.

Il Mar Cinese Meridionale è uno specchio d’acqua strategicamente importante e fortemente conteso, come abbiamo avuto modo di evidenziare in questi anni. La Cina lo rivendica praticamente nella sua interezza, in forza del concetto delle “Nine Dash Lines”, e ha rafforzato le basi delle sue Forze Armate a nella regione. Sull’isola di Hainan, che è parte della Cina “continentale”, il cantiere navale non è l’unico ad essere stato “rafforzato”: anche la vicina base aerea è stata ingrandita e potrebbe fare la differenza per l’equilibrio delle forze nella regione.

Le immagini satellitari dell’arsenale navale dimostrano che i lavori di ingrandimento, che stanno per essere ultimati, sono tali che il bacino di carenaggio potrà, da ora in poi, ospitare una portaerei delle dimensioni non delle già in servizio Liaoning e Shandong, ma bensì di quella in costruzione per la Pla Navy: la Type-003, che si stima avrà un dislocamento di 85mila tonnellate (a fronte delle 55mila standard della Liaoning) e sarà in grado di lanciare velivoli tramite catapulte elettromagnetiche (Emals) al pari delle nuove portaerei americane della classe Ford.

La costruzione del bacino è iniziata nel 2016. Come per qualsiasi nuova struttura osservata solo tramite immagini satellitari, esiste un certo grado di incertezza nella valutazione del suo scopo. Tuttavia sembra a tutti gli effetti trattarsi davvero di un enorme bacino di carenaggio.

Avere un bacino di carenaggio di queste dimensioni sull’isola di Hainan rafforzerà notevolmente la presenza navale nelle acque meridionali del Pacifico Occidentale, e fornisce una chiara indicazione che le portaerei saranno permanentemente basate lì.

La Cina sta dando grande impulso alle sue costruzioni navali: da qualche tempo i ritmi di produzione di unità navali, che si potrebbero dire “forsennati” o “da tempo di guerra” le hanno permesso di diventare la Marina più numerosa al mondo (sebbene non la più potente che resta quella americana).

Per fare un paragone: Pechino, tra il 2005 ed il 2020, ha un bilancio netto, tra unità varate e ritirate dal servizio, di +117, mentre Washington, nello stesso arco temporale, solamente di +5. Uno svantaggio numerico enorme, considerato anche, come evidenziato nel recente rapporto pubblicato dal Servizio Navale statunitense (Advantage at Sea; Prevailing with Integrated All-Domain Naval Power) che la U.S. Navy ha una vocazione, e quindi impegni, globali, che provocano la dispersione dei mezzi, la Pla Navy, per il momento, è ancora a vocazione “regionale” pertanto concentra tutte le sue unità navali nelle acque prossime alla Cina: un problema non da poco per la supremazia navale degli Stati Uniti nel Pacifico Occidentale.

Una vocazione “regionale”, quella cinese, destinata però a durare poco. Pechino è determinata a diventare una potenza globale avversando gli Stati Uniti su scala mondiale, e per questo ha bisogno di una flotta moderna e numerosa in grado di essere un efficace strumento di deterrenza ma anche di proiezione di forza.

Uno sforzo che passa, per forza, attraverso l’implementazione della capacità cantieristica e non solo rivolta alla costruzione di unità di superficie come portaerei, cacciatorpediniere o navi da assalto anfibio. Sappiamo, infatti, che anche gli scali per l’impostazione dei sottomarini sono stati ampliati praticamente raddoppiandone le capacità costruttive.
Il cantiere navale Bohai a Huludao, nella provincia di Liaoning, dove vengono costruiti i sottomarini per la Pla Navy, è stato recentemente ingrandito.

Lo sforzo profuso da Pechino per avere una Blue Water Navy, ovvero una Marina oceanica, passa necessariamente dal bisogno di aumentare il numero dei suoi sottomarini a propulsione nucleare.

Questo sforzo è stato però pesantemente condizionato, sino ad oggi, dal fatto che la Cina disponga solo di uno scalo dove possono venire assemblate queste particolari unità subacquee, siano esse del tipo Ssn (sottomarini nucleari da attacco) o Ssbn (sottomarini nucleari lanciamissili balistici): il cantiere di Bohai, appunto. I lavori di ingrandimento permetteranno pertanto a Pechino di impostare contemporaneamente due unità di questo tipo.

La scelta di ampliare lo scalo sull’isola di Hainan, però, porta con sé una considerazione geostrategica ben precisa: la Cina, spostando a sud la capacità di ospitare una portaerei di grosse dimensioni, intende aumentare la pressione sulle acque contese del Mar Cinese Meridionale e, crediamo, centri anche la recente considerazione apparsa su una rivista locale legata strettamente al mondo della Difesa di Pechino. Secondo Naval and Merchant Ships, infatti, le isole (artificiali e non) degli arcipelaghi in quel mare conteso (Paracelso e Spratly) sarebbero “vulnerabili” per una serie di motivi, tra cui spicca la distanza dal continente, che ne complicherebbe la catena logistica di rifornimento in caso di conflitto, e sono “mal attrezzate” per resistere ad un eventuale attacco degli Stati Uniti, anche considerando la vicinanza dei suoi partner e alleati come le Filippine.

Abbiamo già avuto modo di affermare che questa critica, benché motivata dettagliatamente, sottintenda però il persistente timore di Pechino per la potenza navale (e aerea) americana, che proprio per la qualità dei suoi mezzi, rappresenta ancora un assetto formidabile per contrastare le velleità espansionistiche cinesi in caso di conflitto.

La possibilità di operare (e riparare) una portaerei di grandi dimensioni, avente come base Hainan, in prossimità del Mar Cinese Meridionale va letta proprio in questo senso: Pechino non intende affatto mollare la presa su quel mare conteso e pertanto predispone tutte le infrastrutture logistiche adeguate per avere capacità navali in grado di contrastare quelle statunitensi.

 

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